lunedì 26 febbraio 2018

0290 - ringraziamenti

A distanza di quasi tre anni dall'inizio del blog, si è concluso il primo capitolo di questa campagna. E' stato un impegno non da poco riportare gli avvenimenti, soprattutto da quando ho iniziato a registrare le sessioni per non perdermi battute e idee. La mia memoria, d'altro canto, è quella che è.

Voglio ringraziare tutti i giocatori che hanno dedicato del tempo a questa campagna: Irene, Rocco, Matteo e Andrea, oltre ad una sporadica apparizione di Elena. Come master, sono rimasto molto soddisfatto di cosa sono riusciti a realizzare: sono stati momenti splendidi e ognuno dei giocatori ha portato il suo contributo alla storia. A volte, sono rimasto piacevolmente spiazzato dalle loro "sparate" e dalle loro idee su come affrontare i problemi e le situazioni che mettevo loro di fronte.

Volevo anche ringraziare i miei pochi ma affezionati lettori, che hanno condiviso con me i loro pensieri e che mi hanno incoraggiato ad andare avanti. L'entusiasmo di MrMist e le geniali idee di Nicholas. Ma soprattutto Ale ed il suo "Sussurro di Even", senza il quale questo blog non sarebbe mai esistito.

Non so se avremo mai modo di giocare il secondo capitolo, molte cose sono cambiate da quando è iniziata quest'avventura. Sono nati dei figli, alcuni si sono sposati (come il sottoscritto) ed altri hanno iniziato nuovi percorsi personali.
Gli appunti, comunque, sono gelosamente conservati insieme alle schede dei personaggi, le mappe e tutta la documentazione che ho prodotto per portare avanti la campagna.

Speriamo di rileggerci su queste pagine!

lunedì 19 febbraio 2018

0289 - nel mentre, in una grotta tra le montagne

"Quale scusa puoi addurre per giustificare il tuo fallimento?"
La stanza è buia e silenziosa mentre le parole si manifestano nel cervello di Ramesh, che cade in ginocchio mentre fitte di dolore si propagano lungo le sue membra. Quattro mani pallide ed emaciate si allungano per sorreggerlo, mentre il suo capo si china in segno di sottomissione. I suoi occhi colgono una vaga ombra che gli volteggia davanti, qualche metro più in là, e la paura lo fa tremare.
"Mi perdoni, mio signore!" esclama, chiudendo gli occhi e cercando di ignorare la sofferenza ed il terrore. "Alcuni uomini della Casata della Sabbia hanno scoperto le nostre attività ad Assur ed a Vaelan, ma non tutto è ancora perduto".
"Ovvio che no" esplode la voce nel cervello del mago. "Abbiamo perso questa battaglia, ma le nostre fila si sono già ingrossate a sufficienza. La rinascita di Sekarva è vicina".
"Sì, mio signore" mormora Ramesh, incapace di aggiungere altro.
"Sei fortunato, i tuoi servigi sono ancora necessari per la buona riuscita del nostro piano" sibila la voce nella sua testa, mentre il dolore si attenua leggermente. "Portatelo nella cella e punitelo per i suoi peccati, ma non uccidetelo. Avrà modo di scontare il suo peccato servendo ancora il suo padrone, Kumarkuthan".
Un coro di voci si unisce nella risposta. "Sì, mio signore".
"Mio signore, non punitemi! Ho fatto tutto quello che ho potuto! Non è stata colpa mia!"
"A quanto pare, non hai fatto abbastanza".
Ramesh, urlante, viene trascinato via.

lunedì 12 febbraio 2018

0288 - assunzione rifiutata

Malika socchiude gli occhi ed osserva lo spadaccino. "E quale sarebbe, di grazia? Mi pare abbiate ottenuto abbastanza".
"Dato il servizio reso alla comunità, gradirei ricoprire un ruolo più... formale... nella guardia cittadina" esclama Miodrag con un sorriso.
"Mi spiace, ma non è possibile" ribatte il capitano scuotendo la testa.
"Perché non sarebbe possibile? Anche il Consiglio ha capito il nostro valore, ci ha addirittura conferito un'onorificenza!"
"Forse dimentichi che, a Vaelan, ogni aspetto commerciale e politico è gestito da una Casata. La guardia cittadina non fa eccezione. Facendo tu già parte della Casata della Sabbia, non è possibile per la mia Casata offrirti nulla più che qualche sporadico lavoro retribuito".
"Ma..." inizia Miodrag, ma viene interrotto dalla voce del capitano.
"Inoltre, anche se fosse possibile, sarebbe mia cura far avere al nostro nababbo tutte le informazioni in mio possesso sul vostro operato sotto la supervisione del capitano Tidrek. Mi avete messo di mezzo per pararvi il fondoschiena... o lo avete dimenticato?"
"Ad onor del vero, abbiamo ricevuto le chiavi della città di Assur" ribatte sostenuto Miodrag.
"Dopo aver lasciato che un prigioniero fuggisse dalle prigioni" aggiunge Malika con una smorfia.
"Non è stata colpa nostra, e lei lo sa bene" sibila lo spadaccino, voltandosi e raggiungendo i compagni, ormai fuori dalla porta. "Comunque questa storia non finisce qui. Ormai per me e per il mio onore è diventata una questione di principio".
"Certo, certo... mi raccomando, non provocate disordini!" esclama il capitano prima che la porta sbatta.

"Dovresti essere lo stesso abbastanza soddisfatto, no?" esclama Fiona, camminando accanto a Miodrag. "Siamo ancora liberi, ci hanno dato un'onorificenza e Amir ci tiene in ottima considerazione".
"Per me è un'onta essere rifiutato dalla guardia cittadina" sbotta. "Assumono ogni genere di feccia incompetente per pattugliare le strade e quando gli si presenta un'occasione d'oro come il sottoscritto, la snobbano".
"Avrai la tua occasione, non ti preoccupare" esclama Tsadok. "Farai vedere il tuo valore e Malika non potrà rifiutarti una carica di prestigio".
"Già" sbuffa lo spadaccino. "Lo spero tanto".

lunedì 5 febbraio 2018

0287 - con le giuste conoscenze...

Il caldo del pomeriggio sta cedendo il passo alla frescura della sera, i mercanti stanno sgomberando il mercato ed impacchettando le loro merci. Fiona si ferma un secondo per osservare incuriosita un pettine finemente cesellato prima che finisca dentro una scatolina di legno, poi accelera il passo e raggiunge i compagni.
"Il Consiglio si è riunito stamattina, chissà che conclusioni hanno raggiunto" mormora in direzione di Miodrag.
"Di sicuro non la nostra incarcerazione" replica lo spadaccino con un sorriso, "sennò non saremmo stati convocati in guarnigione. Ci avrebbero direttamente arrestato".
"E con quale accusa?" interviene Zigfrid. "Non abbiamo fatto nulla! Anzi, abbiamo scoperto quello si nascondeva sotto gli occhi di questi idioti".
"C'è sempre la storia del drago ed i disordini nella Lama del Lavoro" insinua Miodrag, fissando per un momento il mago, che sbuffa indignato.
"Ancora con questa storia? I disordini li ha creati quel drago ed io con quella bestia non c'entro nulla! Le mie ferite lo dimostrano ampiamente" ribatte, alzando un braccio e mostrando le fasciature che coprono le bruciature annerite, ormai in via di guarigione.
"Quello prova solo che eri accanto al drago quando è esploso uno degli incantesimi di fuoco lanciati dai maghi" commenta Fiona.
"Quegli incompetenti, vorrai dire!" sbotta Zigfrid. "Lanciare indiscriminatamente palle di fuoco sopra una città... contro un drago, poi... che idea stupida".
"Ora smettiamola di discutere, siamo arrivati" intima Miodrag, indicando l'entrata principale della guarnigione.

La guardia apre la porta dell'ufficio di Malika e li fa accomodare. All'interno, tra numerose pile di carte, siede il capitano della guardia cittadina; finisce di scrivere le ultime righe di un rapporto, lo posa sopra altri documenti ed alza lo sguardo.
"Bene, siete arrivati" esclama, poi osserva Zigfrid con una smorfia. "Tutti".
"Ci avete convocato d'urgenza, per cui eccoci qui" esclama il mago, sfoderando il più falso dei suoi sorrisi.
"Cosa è stato deciso durante il Consiglio di oggi?" chiede Fiona, adocchiando i vari documenti. Sembra che siano rapporti di perquisizioni e di arresti.
Malika si alza, gira attorno alla scrivania e si frappone tra loro e le carte. "Abbiamo effettuato una perquisizione approfondita al rifugio Tulloch e sono emerse numerose prove del coinvolgimento di Ramesh con il culto della Fredda Mano. Grazie a quelle informazioni abbiamo arrestato parecchi membri del culto".
"Un'ottima cosa, ma questo non risponde alla domanda di Fiona" commenta Zigfrid con tono noncurante.
"Avete scoperto nulla su Ronika e su Petar?" chiede Miodrag, curioso di sapere come hanno fatto ad entrare in città.
"A quanto pare, quei criminali sono riusciti ad entrare presentando dei falsi documenti. Ho già allertato le guardie alle porte in modo che intensifichino i controlli" risponde Malika, scoccando un'occhiataccia al mago. "Per quanto riguarda il Consiglio, hanno deciso di premiarvi per il lavoro svolto..."
"L'ottimo lavoro, vorrà dire" puntualizza Zigfrid con un sorriso pungente.
"... sì, ottimo... comunque, nonostante abbia puntualizzato che i fatti dimostrino il vostro coinvolgimento nei tumulti nella Lama del Lavoro, hanno deciso di conferirvi un'onorificenza per aver sventato il tentativo di rovesciare il potere nella città di Vaelan".
Gli avventurieri si guardano mentre un sorriso compare sui loro volti.
"E' una notizia fantastica!" esclama Fiona, allungando la mano per stringere quella del capitano, che però arretra leggermente e fa cenno che ha altro da dire.
"Mi hanno anche ordinato di notificarvi che non verrà applicata nessuna sanzione per il vostro sconsiderato comportamento durante l'inseguimento di Ronika e per l'uso indiscriminato della magia all'interno delle mura cittadine" aggiunge Malika con una nota di disappunto nella voce, scoccando un'occhiata rovente al mago. "A quanto pare, dovete ringraziare i vostri potenti amici della Casata della Sabbia".
"Sembra che il nababbo Amir sappia valutare il valore delle persone, al contrario di qualcun altro..." sussurra Zigfrid con una luce trionfante negli occhi.
"Questo è tutto, ora potete andare" conclude Malika, facendo uno sbrigativo cenno con la mano.
Tsadok scatta in avanti e, prima che il capitano possa fare alcunché, la abbraccia sollevandola da terra. "Grazie mille!"
"Mettimi giù, bestione!" esclama Malika, cercando di liberarsi della stretta.
Il mezzorco libera la donna e raggiunge Zigfrid e Fiona, già sulla porta. "Ancora grazie" esclama, poi fa per uscire.
"Un attimo" interviene Miodrag, ancora fermo in mezzo alla stanza. "Io avrei un'altra richiesta".

lunedì 28 agosto 2017

0286 - la vendita dell'uovo

"Cosa avete intenzione di fare, oggi?" chiede Fiona, osservando con l'acquolina in bocca l'abbondanza di cibo disposto sul tavolo e scegliendo infine una fetta di torta.
"Per prima cosa, ho intenzione di disfarmi dell'uovo" esclama Miodrag, prendendo posto dall'altra parte del tavolo.
Zigfrid smette per un secondo di leggere il suo libro e sul suo volto appare un sorriso divertito. "Dopo tutto quello che è successo... è ancora integro?"
"Sono anch'io stupito della cosa, ma sì. E' ancora perfetto".
"Potremmo farci una gigantesca frittata" propone Tsadok, spezzando una pagnotta e infilandosi un grosso pezzo di pane in bocca.
"Lo venderò al mercato" ribatte Miodrag, scuotendo la testa.
"Se lo fai, sicuramente la fine che farà sarà esattamente quanto prospettato dal nostro rozzo compagno, solo che nel piatto di qualcun altro" mormora Zigfrid, ritornando a leggere il suo libro.
"Perché non vendi l'uovo a qualcuno che se ne possa occupare?" chiede Fiona, sinceramente preoccupata per le sorti della creatura che si sta sviluppando al suo interno.
"Ottima idea!" esclama Miodrag sorridendo. "Potrei provare a venderlo al vecchio Nieven!"
"Buona fortuna" commenta Zigfrid, per nulla interessato alle sorti del grosso uovo.

"Mi spiace, non sono interessato all'acquisto" esclama Nieven. "Dalle dimensioni dell'uovo, direi che si tratta di una bestia decisamente grande".
"Un behir" spiega Miodrag.
"Interessante" esclama l'elfo. "Posso chiedere come hai fatto ad entrare in possesso di un uovo di behir?"
"Abbiamo dovuto uccidere la madre e mi pareva brutto lasciarlo lì".
"Come ti ho già detto, purtroppo non saprei proprio che farmene o dove tenere il cucciolo" commenta mesto Nieven.
La speranza nello sguardo dello spadaccino cede il posto alla delusione.
"Mi spiace, però qualche mio collega che insegna all'università forse può essere interessato".
"Grazie dell'informazione".
"Se non ti dispiace, ti accompagno" esclama il mago, chiudendo la porta di casa e facendogli segno di precederlo.

I giardini dell'università di magia brulicano di studenti ammantati in tuniche dai colori più disparati. Alcuni stanno provando semplici incantesimi, altri stanno intrattenendo alcuni ragazzi facendo volteggiare sopra le loro teste palline di pelle, cappelli ed un paio di candele accese.
Nieven imbocca la porta di una delle numerose costruzioni e si muove sicuro tra i vari corridoi, giungendo infine in un largo laboratorio, ingombro di tavoli su cui sono sparsi alambicchi, componenti alchemiche e vasche piene d'acqua.
"Non sono abituato a tutta questa magia" mormora intimidito Miodrag, osservando per l'ennesima volta la scritta apparsa sul suo vestito che lo indica come visitatore. "Andrà via, vero?"
"Te lo ripeto, scomparirà non appena uscirai dall'edificio" lo rassicura Nieven. "Ora andiamo, devo presentarti un mio vecchio amico".
I due si dirigono verso un uomo dalla folta barba grigia che sta scuotendo la mano per dissipare una nuvoletta di fumo verdastro, fuoriuscita da un alambicco che un giovane mago tiene in mano.
"Nieven, vecchio mio! Cosa ti porta qui?" esclama l'uomo allontanando lo studente e  sorridendo all'elfo.
"A quanto pare, un affare" ribatte Nieven, poi si volta verso lo spadaccino. "Miodrag, ti presento il decano Syrus. Penso possa essere interessato al tuo uovo, dati gli studi che sta portando avanti in accademia".
"Quello sembra un uovo di behir, o sbaglio?" esclama il decano, osservando le sfumature blu sul guscio. "Sei qui per venderlo?"
"Esattamente".
"E quanto vuoi per quell'uovo?"
"Oddio, non saprei... in tutta sincerità, pensavo di venderlo ad un privato interessato ad allevare un animale esotico. Voi non volete mangiarvelo, vero? Il cucciolo nascerà?" chiede Miodrag.
La risata di Syrus fa arrossire leggermente lo spadaccino. "Ovvio che sì! Vogliamo allevarlo e studiarlo. Se crescerà bene, potrebbe anche diventare un potente famiglio".
"In questo caso" balbetta impacciato Miodrag, "lo dono alla scienza".
"Molto nobile, da parte sua" replica soddisfatto il decano. "Qual è il suo lavoro?"
"Siamo un gruppo di avventurieri" ribatte lo spadaccino.
"Siamo?" chiede Syrus, guardandosi attorno.
"Sì, io ed i miei compagni".
"Ah, capisco".
"Se non è troppo, potrei chiedervi in cambio una fornitura di pozioni, pergamene... anelli..."
Syrus sorride e osserva con aria bonaria lo spadaccino. "Stavo pensando che potrei ripagarti con questo" esclama, afferrando una borsa e porgendogliela. Miodrag apre la borsa e ne controlla il contenuto. All'interno sembra espandersi una macchia nera come la notte.
"Una borsa vuota?"
"E' una borsa magica" spiega Syrus. "L'interno è molto più grande dell'involucro".
"Ah, come il mio zaino!" ridacchia Miodrag, aprendo la tasca e avvicinando pericolosamente la borsa all'apertura.
Gli occhi di Syrus si spalancano ed alcune parole gli escono all'istante dalla bocca. Il braccio dello spadaccino si blocca a mezz'aria, duro come il marmo.
"Non è auspicabile l'inserimento di una borsa conservante all'interno di un'altra" spiega il decano, allontanando i due oggetti magici a distanza di sicurezza. "A meno che non voglia distruggere qualsiasi cosa si trovi entro un isolato da qui".
Miodrag sbatte un paio di volte le palpebre indicando che ha compreso il pericolo. Syrus schiocca le dita e le membra dello spadaccino si rilassano, permettendogli di muoversi.
"Allora, le va bene come compenso?"
"Affare fatto!" esclama Miodrag, appoggiando la borsa su uno sgabello e tirando fuori un altro oggetto dallo zaino. "Non è che vi interessa anche un teschio deforme?"

lunedì 21 agosto 2017

0285 - suddivisione dei guadagni

Fiona indossa il vestito nuovo e si aggiusta i capelli, quindi raggiunge i compagni nell'androne di casa. "Ok, sono pronta per andare da Amir".
Zigfrid finisce di spalmarsi un po' di unguento sulle bruciature ed infila la boccetta in tasca. "Pensavamo volessi passarci il prossimo mese, in quella vasca" commenta, dirigendosi verso l'uscita. La linguaccia dell'elfa strappa una risata a Miodrag, che raggiunge il compagno fuori dalla porta.
Il caldo torrido della giornata cede il posto alla frescura portata da una leggera brezza che spira dal mare. "Ancora non mi capacito che il capitano Morningstar ci abbia lasciato andare" mormora Fiona affiancando Miodrag. "E' improbabile che nessun altro abbia sentito le parole del tappo quand'era a cavallo del drago".
"Forse ha ricevuto degli ordini, chi lo sa" commenta lo spadaccino, prendendo una traversa e seguendo Zigfrid che punta la Casata della Sabbia. "Al momento preferisco non pensarci".

La cupola della Casata della Sabbia brilla della luce del tramonto. Un paio di uomini stanno caricando delle casse su un carro e li salutano con un cenno del capo, tornando poi alla loro attività.
Gli avventurieri si fanno annunciare e, dopo poco, vengono accompagnati nell'ufficio di Amir. Di fronte all'uomo è seduta Kalina, il nababbo della Casata Seltarir, che si volta e sorride quando li vede entrare.
"Bentornati! Entrate ed accomodatevi" esclama Amir, senza alzarsi. "Stavo discutendo con Kalina di quanto è accaduto oggi in città".
"Un drago apparso dal nulla e svanito nel nulla" esclama la piccola halfling. "E' un mistero inspiegabile".
"Inspiegabile davvero" commenta il nababbo, poi si volta verso il gruppo. "Allora, com'è andato il vostro viaggio? E' da un pezzo che non vi fate vedere".
"E' stato un viaggio lungo e difficoltoso" risponde Zigfrid, accomodandosi su uno dei cuscini.
"In base alle ultime notizie in mio possesso eravate diretti ad Assur. Cosa è successo nel frattempo?"
"Abbiamo sgominato una cellula della Fredda Mano che si nascondeva nella cittadina" esclama Miodrag, poi procede a riferire i vari eventi, sorvolando sulla permanenza di Tsadok nelle prigioni di Assur.
"Sono ottime notizie, penso però che l'Alto Consiglio vada informato degli sviluppi delle vostre indagini. Io e Kalina convocheremo il Consiglio il prima possibile, voi tenetevi pronti".
"E per quanto riguarda il nostro onorario?" chiede Fiona.
Amir sorride. "Per queste formalità, rivolgetevi ai miei contabili prima di uscire".

Il sole è ormai tramontato da un pezzo oltre l'orizzonte. I passi attutiti di qualche commerciante che si è attardato riverberano per i corridoi della casa nella Lama dell'Onore, intervallati dal sommesso russare di Miodrag e dal mormorio di Zigfrid che sta studiando le pagine di un libro.
Tsadok apre la porta della sua camera e controlla che non ci sia nessuno, poi si dirige verso la porta della stanza di Fiona e, dopo aver bussato, entra. Sul letto sono sparsi alcuni pezzi di equipaggiamento; la mezzelfa, seduta alla scrivania, sta pulendo e lucidando il suo kit da scasso.
"Cosa ti serve?" chiede, alzando lo sguardo sul mezzorco. Senza proferir parola, Tsadok si fa spazio sul letto, appoggia il suo zaino, slaccia la fibbia e svuota il contenuto sulle lenzuola.
"Giusto!" sussurra con un sorriso la ladra, osservando il cumulo di monete d'oro e d'argento che scintillano sotto la luce della lampada.
"Dovevamo dividere, no?"
"Direi di sì" ribatte Fiona, iniziando a contare ed impilare le monete.

lunedì 14 agosto 2017

0284 - ritorno a casa

Il gruppo si ferma davanti al cancelletto che delimita la proprietà e osserva con stupore la dimora che hanno ricevuto in regalo dalla Casata Seltarir: i muri sono stati dipinti di fresco, le finestre sono linde ed il corto vialetto è stato spazzato con cura.
"I prigionieri che abbiamo liberato ad Assur si sono dati da fare, eh?" esclama Fiona sorridendo.
Zigfrid osserva sorridente l'operato dei suoi nuovi servi. "Soldi spesi bene, direi!"
La porta si apre e Saman, il ragazzo che si era scagliato contro il maggiordomo nella palazzina di Goyal, si avvicina aprendo le braccia.
"Oh, bentornati!" esclama. "Attendevamo con ansia il vostro ritorno! Abbiamo spiegato alla vostra amica Iriel chi eravamo e lei ci ha permesso di entrare in casa e ci ha trovato alcuni lavoretti con cui mantenerci. Come vedete, abbiamo iniziato a pulire e ci siamo permessi di trasformare parte dell'interrato in un posto per poter riposare. Spero che non sia stato troppo sconsiderato da parte nostra".
"Spero per voi che non abbiate toccato nulla nel mio piccolo laboratorio" sibila Zigfrid, socchiudendo gli occhi.
"No, no, abbiamo solo trasformato la stanza più in fondo, quella che sembrava inutilizzata" ribatte subito Saman, scuotendo le mani.
"Molto bene, allora" esclama il mago. "Ora però avrei bisogno di un bagno caldo".
"Nessun problema" ribatte il servo. "Verrà preparato in men che non si dica!"
Miodrag squadra Zigfrid, poi indica Saman con un dito. "Ma questi rimarranno qui per sempre?" esclama, rivolto al mago.
"Finché li paghiamo..."
"E quanto ci costeranno, di grazia?"
Il servo sorride e scuote la testa. "Non vi preoccupate, grazie ad Iriel abbiamo trovato delle attività con cui mantenerci. Voi ci avete già aiutato molto, e non vogliamo esservi di peso. Se volete, cinque di noi possono rimanere qui per gestire la casa. A noi basta una moneta d'argento a settimana".
"Possiamo tranquillamente permettercelo" esclama Fiona con un largo sorriso.
"Cinque persone? E per fare cosa?" chiede Miodrag, per nulla convinto.
"Cucinare, lavare, tenere pulita la casa..." elenca la ladra, contando sulle dita.
"Uno è dedicato a me" interviene Zigfrid.
"Ed uno a me" aggiunge Tsadok.
Lo spadaccino squadra il mezzorco. "Scusa?"
"Che c'è? Dopo aver passato il tempo nella mia fucina, pensi abbia voglia anche di mettere in ordine?"
Miodrag lo fulmina con uno sguardo. "Qui, di tuo, non c'è nulla. E di certo non una fucina".
Tsadok ringhia e mette mano all'ascia, poi chiude gli occhi e respira profondamente per calmarsi. "Io pensavo che, dopo tutto quello che abbiamo condiviso..." mormora alla fine.
"Facciamo così, puoi utilizzare la camera di Delorean finché non riusciremo a farlo guarire, però pagherai vitto e alloggio" sentenzia lo spadaccino.
"Uff... va bene" mormora il mezzorco, piegando le spalle.
"Abbiamo trovato un accordo" esclama Zigfrid sorridendo, quindi alza lo sguardo sul servo. "Tu sarai al mio servizio ed avrai una moneta d'argento tutta per te".
"Grazie mille!" ribatte il servo, sorridendo e facendo un piccolo inchino.
Zigfrid annuisce e si dirige all'interno. "Allora, questo bagno caldo?"

lunedì 7 agosto 2017

0283 - liberi di andarsene

"Voi... sì, voi! Siete scappati lasciandomi in balia del drago!" esclama Zigfrid, mentre Tsadok termina di curare le sue ferite.
"Veramente noi ti abbiamo lasciato al mercato" ribatte Miodrag, guardandolo di sbieco.
"Non è colpa mia se ho le gambe corte" borbotta il mago. "E comunque non è questo il punto".
"Tu sai, vero, che abbiamo sentito qualcuno con la tua voce vantarsi di avere un drago?" mormora Fiona, osservandolo duramente.
Zigfrid distoglie lo sguardo e comincia a rassettarsi il vestito, o quello che ne resta.

Dopo un paio d'ore, la porta si apre e Malika rientra nell'ufficio.
"Abbiamo esaminato i tre corpi ed effettivamente avevano addosso i simboli della Fredda Mano. Verranno sepolti in una fossa comune" esclama.
"Possiamo tenere il loro equipaggiamento?" chiede speranzoso Miodrag.
"Verrà venduto per ripagare la città dei danni che ha provocato il drago".
"Ma non aveva detto che non c'erano tracce della sua attività? Quindi non ci sono stati danni" puntualizza Zigfrid.
Di fronte all'occhiata carica d'odio di Malika, il mago torna sui suoi passi. "Perdoni il mio pessimo vizio di puntualizzare sempre. Ci atterremo alle sue decisioni" esclama con un sorriso.
"Abbiamo messo sotto sequestro il rifugio Tulloch per effettuare ulteriori indagini e capire che cosa stesse tramando la Fredda Mano".
"Avete trovato Ramesh?" chiede Miodrag.
"No, purtroppo è scomparso" replica il capitano. "Ora andate a darvi una ripulita e passate a parlare con Amir. Presumo voglia vedervi".
I quattro avventurieri si alzano e si dirigono verso la porta, ma vengono fermati dalla voce di Malika. "So che non ve ne andrete, però tenetevi a disposizione. Dovremo parlare ancora dopo la fine delle nostre indagini".
"Stia tranquilla, non abbiamo nessuna intenzione di andarcene da qui. Ci troviamo molto bene" esclama Miodrag, aprendo la porta e uscendo dall'ufficio.
Il sospiro esasperato di Malika è l'ultima cosa che Fiona sente prima di chiudersi la porta alle spalle.

lunedì 31 luglio 2017

0282 - nessuna traccia, ma molte spiegazioni

Fiona, seduta su una piccola panca nell'ufficio di Malika, osserva i propri compagni. Il viaggio e gli imprevisti incontrati nel deserto, sommati al combattimento con gli uomini della Fredda Mano, hanno lasciato il segno: le vesti logore e bruciacchiate, le macchie di sangue rappreso ed i fori nelle armature fanno da contorno ad occhi stanchi e cerchiati. Anche il mio aspetto non dev'essere tanto meglio pensa la ladra, osservando la pelle secca e cotta dal sole delle sue braccia. Se non fosse per l'impulsività di Miodrag e per la scelleratezza di Zigfrid, a quest'ora potrei essere in una vasca piena d'acqua profumata... E invece sono qui, ad un passo dal finire in galera.
La porta si spalanca e Malika entra nell'ufficio, portandosi dietro un paio di fogli pieni di appunti. Dopo essersi accomodata ed aver appoggiato le carte al centro della scrivania, alza la testa e osserva con un sorriso i quattro avventurieri. Un luccichio nei suoi occhi non promette niente di buono. "I miei uomini hanno controllato il quartiere e mi hanno riferito che, stranamente, non c'è alcun segno della presenza di quel grosso drago verde. Il tetto che mi avete indicato non presenta tracce di acido, come neanche il cadavere trafitto dalle frecce" esclama tutto d'un fiato, poi sposta lo sguardo sul mago. "Come se fosse... un'illusione".
"Perché guarda me? Ci sono molti maghi in città" ribatte Zigfrid, mentre i suoi compagni trattengono il fiato e lanciano occhiate furibonde nella sua direzione. "Lo sa, vero?"
"Tipo quelli che hanno lanciato le palle di fuoco..." sussurra Fiona, osservandosi gli stivali.
Il commento non passa inosservato ed il piccolo halfling raddrizza la schiena. "Ecco, appunto".
"Potrebbe essere stato il tipo sul tetto, quando si è visto attaccato da noi" ipotizza Miodrag, strofinandosi il mento con la mano.
Il capitano alza la mano per zittire gli avventurieri. "Spiegatemi le novità, poi parleremo del drago".
"E del premio per essercene liberati" esclama Zifrid, abbozzando un sorriso. "L'ho affrontato da solo!"
Fiona e Miodrag, all'unisono, si coprono gli occhi con il palmo della mano: l'esclamazione di Zigfrid sentita nel vicolo rimbomba ancora nelle loro orecchie.
Malika fissa con odio il piccoletto, poi si appoggia allo schienale della sedia. "Come ho detto, ne parleremo dopo".
"Noi siamo andati ad Assur per seguire le tracce della Fredda Mano ed abbiamo scoperto cosa stava succedendo nella dimora di Luther Goyal, di cui lei dovrebbe già sapere tutto. Ci siamo poi spinti nel deserto per cercare una famigerata fortezza, ma non ne abbiamo trovato traccia. Ritornati a Vaelan, abbiamo visto Ronika, uno dei luogotenenti della Fredda Mano che è riuscita ad evadere dalla prigione di Assur; l'abbiamo seguita fino al rifugio Tulloch e l'abbiamo vista parlare con un tizio nel giardino sul retro".
"Siete sicuri fosse proprio Ramesh?"
Miodrag chiude gli occhi e ripensa al loro primo incontro con l'elfo all'interno del rifugio.
"Sì, era Ramesh" esclama, annuendo. "Quando ci siamo palesati, è svanito ed ha dato ordine a Ronika e ad altra gente di attaccarci".
"Svanito in che senso?"
"Ha pronunciato delle strane parole, è apparso qualcosa sotto ai suoi piedi e poi è scomparso in una nuvola di fumo".
"Chiaramente un incantesimo di teletrasporto" commenta Zigfrid. "E' stato sicuramente lui ad evocare il drago".
"E poi siete stati attaccati da questa Ronika e da altri uomini" aggiunge Malika, ignorando le parole del mago.
"Esattamente! E' chiaro che stessero lavorando insieme" ribatte Miodrag. "Ho sentito chiaramente la voce di quell'elfo che diceva 'Petar, pensaci tu'".
Malika fissa per qualche secondo il volto dello spadaccino, poi appunta un paio di note sul foglio che ha davanti.
"Non mi è mai piaciuto questo Ramesh" commenta Miodrag a bassa voce, poi alza il tono. "A quel punto abbiamo reso inoffensivi Ronika, Petar ed il tizio che mi ha usato come bersaglio per la sua balestra".
"Tengo a precisare che non ero presente quando hanno fatto fuori tutte queste persone" puntualizza Zigfrid, sistemandosi meglio sulla sedia.
"Penso di avere tutto quello che mi serve" esclama Malika, alzandosi e sistemando le carte che ha sul tavolo. "Voi attendete qui".
"Posso ricevere il supporto di un guaritore?" chiede il mago.
Il capitano osserva per un momento il piccolo halfling, coperto di ustioni e con i vestiti laceri, poi sposta lo sguardo su Tsadok.
"Certo, ci penso io" esclama il mezzorco.
"Ottimo" commenta Malika uscendo e chiudendosi la porta alle spalle.

lunedì 24 luglio 2017

0281 - i segreti di un personaggio pubblico

Malika fissa duramente il gruppo di avventurieri, poi nota Tsadok uscire dal vicolo dietro al rifugio Tulloch, guardarsi attorno e dirigersi poi verso di loro.
"Ehi! Che succede?" chiede il mezzorco. "Che fine ha fatto il drago?"
Miodrag gli fa cenno di cambiare discorso e poi gli indica con la testa il capitano. Tsadok lo guarda perplesso, poi si volta verso Malika e sorride. "Buongiorno, capitano! Come mai da queste parti?"
L'occhiata torva della mezzelfa lo fa ammutolire. "Per il momento lasciamo perdere quel drago. Cosa stavi dicendo riguardo alla Fredda Mano?" chiede, voltandosi verso lo spadaccino.
"Il farabutto che mi ha scagliato contro una balestrata lavorava per la Fredda Mano".
"Come anche il capo di quella baracca" aggiunge Tsadok, indicando con il pollice il rifugio.
Lo sguardo di Malika si sposta sulla bassa costruzione di pietra e terriccio. Le palpebre si socchiudono mentre il suo cervello lavora alacremente per far collimare quello che sa su Ramesh, il fondatore dell'organizzazione che si occupa di carità, benvisto dalla comunità e dall'Alto Consiglio che governa Vaelan, con quanto gli stanno rivelando questi avventurieri. "Spiegatevi meglio" esorta, impaziente.
"Non mi pare il caso di discutere di quello che sappiamo qui" ribatte Miodrag. "Dobbiamo recuperare i cadaveri e portarli presso la guarnigione, così potremo vedere se hanno addosso qualcosa di importante. Lì potremo parlare di quello che abbiamo scoperto".
Il capitano lancia un'occhiata gelida allo spadaccino, poi fa un cenno ad alcune guardie di avvicinarsi. "Portate in guarnigione tutti i corpi che trovate, calmate la folla, fate la conta dei danni e poi ripulite questo casino" ordina ai soldati, poi si volta verso gli avventurieri. "Comunque con voi non ho ancora finito" sibila, fissando il gruppo e soffermandosi infine sul piccolo mago.
Zigfrid sostiene il suo sguardo senza scomporsi. Dopo aver tossito un paio di volte, si avvia verso il centro della città. I suoi compagni gli si accodano, lanciando occhiate preoccupate in direzione di Malika.

mercoledì 19 luglio 2017

0280 - un corpo dal cielo

"Sapevo che dove c'erano dei casini avrei trovato voi" esclama la donna.
"Io..." inizia a dire Miodrag, ma Malika continua imperterrita: "E soprattutto te!" aggiunge, fissando Zigfrid con odio e disgusto.
La ladra lancia un'occhiata al sorriso dello spadaccino e inizia a ridacchiare pure lei. "Se si concentra sul tappo, forse noi la passiamo liscia" gli sussurra all'orecchio. Miodrag annuisce impercettibilmente in risposta.
"Ammetti che tutto questo casino è opera tua" sibila il capitano, piantandosi davanti al mago, piegandosi in avanti e fissandolo negli occhi.
Zigfrid continua a tossire e balbetta una risposta inintelligibile.
"Cosa hai detto?" sibila Malika.
"Mi vedi come sono ridotto..." colpo di tosse, "per aver affrontato quella cosa? Guardami, sono ad un passo dalla morte!"
Il capitano lo squadra da capo a piedi, notando i vestiti bruciati, i capelli che ancora fumano e la faccia rossa e coperta di bolle. "Dovresti..."
"Spiegami perché è comparso un drago sopra la città!"
"Io non lo so! Io stavo seguendo loro che scappavano..."
Malika si volta di scatto verso gli altri due. "E voi? Cosa avete da dire?"
"Effettivamente sono stato colpito anch'io" esclama Miodrag, cercando di togliersi i resti delle frecce ancora piantati nella sua spalla. "Stavo seguendo un pericoloso criminale e qualcuno ci ha attaccato dal tetto della casa qui a fianco. Può darsi che l'abbia evocato lui".
Fiona, rendendosi conto che è l'unica senza un graffio, si sposta impercettibilmente dietro allo spadaccino, gli tocca le l'armatura e si sporca i vestiti con il sangue.
"Dovreste darmi una medaglia per come l'ho affrontato!" continua imperterrito Zigfrid, drizzando la schiena e smettendo per un momento di tossire. "Altro che queste accuse! Io da solo l'ho affrontato!"
Malika ignora deliberatamente le parole del mago e si volta verso una delle guardie che sta tentando di calmare la folla e riportare l'ordine in strada. "Tu, sali a controllare!"
"Scusi, capitano... salire dove?" balbetta il soldato.
Miodrag indica l'edificio da cui è partita la balestrata. "Quello è l'edificio. Non ci sono però scale che portano in cima, probabilmente è possibile salire dal retro".
"Hai sentito?" esclama Malika, rivolta alla guardia. "Vedi di sbrigarti".
Il soldato scatta sull'attenti, poi sparisce in un vicolo poco distante e, dopo un paio di minuti compare sul tetto agitando un braccio. "Capitano!" urla per farsi sentire. "C'è un uomo, qui. Ha cinque o sei frecce piantate addosso!"
"E' morto?" grida di rimando Malika.
La figura scompare dietro il muretto e si rialza dopo qualche secondo. "Direi di sì!"
"Buttalo giù, così siamo sicuri!" esclama Zigfrid, ricominciando poi a tossire.
"No, non..." inizia a dire il capitano, ma è troppo tardi. Un corpo viene sollevato oltre il parapetto ed atterra scompostamente in strada, a pochi passi dal mago. Schizzi di sangue colpiscono i vestiti e la nuca di Zigfrid, che balza di lato afferrandosi quel che rimane della tunica per non inciampare. "Non così vicino a me!" esclama con voce stridula.
Lo sguardo furente di Malika viene sostituito per un attimo da un sorriso divertito e soddisfatto, poi torna di nuovo serio. "Cosa diavolo ti è saltato in mente!?!" urla alla guardia.
"Ma lui aveva detto..." inizia a risponde il soldato, ma viene zittito dall'occhiataccia del capitano.
"Ora prendi ordini da un cittadino qualsiasi? Ora scendi, dopo dovrò farti rapporto" grida, poi si avvicina al cadavere. "E questo chi sarebbe?"
Ecco, non possiamo neanche perquisire i corpi in pace pensa Fiona con disappunto.
"Questo è il criminale che mi ha sparato contro con la balestra" ribatte intanto Miodrag.
"E perché l'avrebbe fatto?"
"Era in combutta con quelli della Fredda Mano" esclama lo spadaccino.

mercoledì 28 giugno 2017

0279 - il dubbio serpeggia

Gli incantesimi esplodono attorno al drago e a Zigfrid. La carne viene ustionata, i capelli iniziano a fumare e la stoffa del vestito si annerisce mentre alcune piccole fiammelle si levano dai risvolti delle maniche e dall'orlo della tunica. Facendo leva sulle poche forze rimaste, il mago plana dolcemente nel vicolo mentre altri incantesimi si schiantano sul drago che, dopo aver urlato la sua ira al cielo, scompare.
Zigfrid, senza toccare il suolo, batte i palmi sul vestito per spegnere un principio d'incendio, quindi guarda attorno alla ricerca dei resti dei suoi compagni. Non vedendo nessuno a terra a parte Ronika ed un altro tizio incappucciato, si dirige verso la folla che sta scappando lungo la via principale, svolta l'angolo e cozza contro la schiena di Miodrag.
"Tu!" urla Fiona per farsi sentire sopra il rombo della folla urlante. "Era opera tua, ammettilo!"
"Cosa?" domanda il mago, spalancando gli occhi e cercando di assumere l'espressione più innocente che le bruciature sul volto riescono a concedergli. "Guardami! Sono ustionato, secondo te è opera mia?"
La ladra squadra disgustata il piccolo halfling. Non è un bello spettacolo: la veste è piena di buchi dai bordi carbonizzati, il volto è rosso e coperto di bolle ed i bianchi capelli sono ora anneriti e puzzano di pollame.
"Magari le esplosioni non sono opera tua, ma il drago l'hai evocato tu, ne sono convinto!" esclama Miodrag unendosi alle accuse di Fiona.
"Insomma, basta con queste baggianate!" ribatte Zigfrid, tossendo una nuvoletta nerastra. "Sono ad un passo dalla morte, non voglio sentire le vostre stupide insinuazioni!"
"Ok, forse non sei stato tu la causa di tutto questo trambusto, anche se giurerei di aver sentito la tua voce urlare qualcosa sull'avere un drago" commenta Fiona; le parole e, soprattutto, l'aspetto del mago instillano in lei il dubbio che l'attacco di panico le abbia fatto solo immaginare di aver sentito la voce di Zigfrid. "Però sappi che d'ora in poi ti terremo d'occhio".
Miodrag osserva un po' la faccia dell'halfling, poi si guarda intorno. "Dobbiamo trovare Tsadok, hai bisogno di cure e non penso bastino un paio di pozioni magiche" borbotta, poi alza gli occhi al cielo. "Se non sei stato tu ad evocare quel drago, vuol dire che dobbiamo abbatterlo prima che distrugga il quartiere".
"Quel bestione è stato ormai polverizzato" esclama Zigfrid.
"E chi l'avrebbe fatto?"
"Mentre stavo volando vicino al tetto, ho notato dei maghi al centro della piazza del mercato. Sono stati talmente sconsiderati da scagliare tutto il loro arsenale magico senza controllare eventuali presenze... innocenti... nel raggio d'azione".
Miodrag si sporge e osserva il vicolo. Non c'è alcuna traccia della carcassa dell'animale, né di pozzanghere colme di acido o altri segni che indichino la presenza del drago. "Questo mostro è comparso dal nulla, ha terrorizzato tutti ed è scomparso nel nulla. Non c'è nessuna traccia. Questo è davvero molto strano".
"Comunque grazie per avermi lasciato indietro" tossisce Zigfrid.
"Stavamo inseguendo Ronika" ribatte lo spadaccino. "L'ho vista mentre parlava con un tipo che poi è scomparso. Sono certo fosse un mago. Forse il drago l'ha evocato lui".
Zigfrid apre la bocca per ribattere, ma la risposta gli muore in gola quando nota un cavallo fermarsi davanti al rifugio Tulloch. 
I tre avventurieri si voltano verso Malika, il capitano delle guardie, che smonta e si piazza a braccia conserte di fronte a loro, gli occhi socchiusi ed uno sguardo che potrebbe tagliare una lastra di metallo.

lunedì 5 giugno 2017

0278 - paura e delirio in strada

Zigfrid riacquista la vista e nota che il giovane è stato trapassato da un paio di frecce ed ora giace riverso sul tetto, mentre una pozza di sangue si allarga sotto di lui.
"Idioti" mormora il mago scuotendo la testa, poi ignorando l'origine dell'incantesimo si guarda attorno alla ricerca dei propri compagni. Fiona, Tsadok e Miodrag sembrano essersi volatilizzati, però dal rifugio Tulloch sembra stia uscendo un fiume di gente. Zigfrid si concentra ed il drago si appoggia sul tetto dell'edificio, sporgendo la testa su cui è montato il mago.
"Fermi tutti! Ho un drago e non ho paura di usarlo!" esclama con quanto fiato ha in gola. Una trentina di teste si voltano nella sua direzione, gli occhi sbarrati dalla paura fissi sul bestione alato.

Miodrag osserva il vicolo, valuta per un momento l'idea di dirigersi verso il piccolo giardino sul retro, poi spinge Fiona verso l'ingresso principale del rifugio. Quando la sua mano sfiora la maniglia, la porta si apre di colpo ed un fiume di gente esce travolgendo i due.
La ladra afferra il braccio dello spadaccino e lo tira in disparte, evitando che il compagno venga travolto dall'orda in fuga. I mendicanti si riversano nelle strade, poi un grido stridulo attira lo sguardo di tutti: la testa di un enorme drago verde sporge dal tetto del rifugio e la familiare voce di Zigfrid sbraita di fermarsi.
Fiona chiude gli occhi rabbrividendo. "Ora ci cacceranno da Vaelan per colpa di quel cretino".
Miodrag alza lo sguardo, si appoggia alla parete e annuisce senza proferir parola.
"Perderemo la casa e la Casata della Sabbia ci disconoscerà" continua la ladra, affranta. "Dovremo rifarci una reputazione da qualche altra parte".

Ora chi è il piccoletto? Eh? EH? pensa raggiante Zigfrid. Aver dimostrato che anche un piccolo halfling può assoggettare decine di persone lo rende euforico. Mentre la folla inizia ad urlare ed alcune persone si accasciano svenute in mezzo alla strada, venendo travolte da altri mendicanti, il mago decide di cercare l'origine della palla di fuoco esplosa accanto a lui. I suoi occhi individuano nella piazza del mercato un manipolo di persone in tunica che stanno guardando nella sua direzione, le mani che si muovono in cerchi disegnando complessi simboli nell'aria. Poco distante, una ventina di soldati con l'arco puntato che attendono un segnale per scoccare.
"Oh, cavolo" esclama Zigfrid, sentendo i propri arti irrigidirsi e vedendo una selva di piccole sfere luminose dirigersi verso di lui.

lunedì 15 maggio 2017

0277 - arriva la pioggia

Nel frattempo, sul tetto, l'affiliato della Fredda Mano è riuscito a liberarsi delle fiamme che avvolgevano i suoi vestiti. Non essendoci via di fuga se non una rovinosa caduta, il bandito afferra la balestra, innesta un quadrello con mano tremante, alza l'arma e tira il grilletto. La corda, probabilmente laceratasi quando la balestra ha impattato con il tetto, si spacca in due, il quadrello cade per terra e rimbalza ai suoi piedi. Il suo sguardo si alza lentamente, mentre i denti cominciano a tremare per il terrore ed una macchia scura comincia ad allargarsi attorno al cavallo dei pantaloni.
Zigfrid osserva con aria divertita e allo stesso tempo disgustata la scena. E' esaltante vedere la paura negli occhi di un individuo due volte più alto di lui. Questo però conviene prenderlo vivo pensa, quindi recupera delle minuscole crostate alla frutta da un sacchetto e le tira in testa al malcapitato pronunciando le parole di un incantesimo. L'effetto, però, non è quello sperato: probabilmente la paura ha la meglio sull'effetto dell'incantesimo ed il giovane, nonostante uno accenno di risata, continua a fissare terrorizzato il gigantesco drago che gli si para davanti.
E' più resistente di quanto sembra... o forse è solo troppo stupido pensa Zigfrid, poi una ventina di frecce trapassano il corpo illusorio del drago, sfiorandogli le gambe e bucando in più punti la sua veste. Il mago si guarda attorno per trovare chi sta tentando di abbatterlo, poi il suo campo visivo si riempie di una violenta luce gialla e i suoi timpani vengono scossi da un poderoso boato.

Il frastuono nel rifugio è assordante. Le grida dei senzatetto ed il rumore dei tavoli che vengono rovesciati copre le urla provenienti dall'esterno. Tsadok osserva una moltitudine di persone tirare gomitate e scalciare pur di raggiungere l'uscita, poi nota che una mezza dozzina di uomini che, notando la ressa, si voltano ed iniziano a correre verso di lui per cercare di passare attraverso la cucina. Un uomo tarchiato ruota il busto e pianta la sua spalla al centro del torace del chierico, che indietreggia e sbatte contro lo stipite. Mentre il dolore si ripercuote dalla schiena alle spalle e la vista gli si offusca, gli altri senzatetto si fanno strada attraverso la cucina, sfondano la porta sul retro e si gettano nel cortile.
L'ultimo uomo non fa a tempo ad oltrepassare l'uscio che gli altri lo travolgono rientrando di corsa, terrorizzati dal drago che volteggia sopra le loro teste e dalla violenta esplosione che fa tremare le pareti del rifugio.

mercoledì 10 maggio 2017

0276 - dignità e coraggio

Decine di occhi si alzano a guardare il cielo e un coro di urla riempie il quartiere. Tsadok, attirato dalle grida, supera lo spadaccino, esce in strada e si piazza in mezzo al vicolo, poi alza lo sguardo e vede l'enorme rettile che volteggia sopra la sua testa. La sua gola sussulta mentre deglutisce a fatica. Da dove diavolo è spuntato fuori quel drago!?! Se non mi tolgo dalla strada, finisco arrosto!
Il mezzorco si guarda attorno alla ricerca di un posto dove proteggersi. Rientrare nella casa non è un'idea molto saggia: se il soffio della creatura ha incendiato il tetto dell'edificio, e la struttura potrebbe collassare da un momento all'altro. Oltre il piccolo giardino, però, c'è l'ingresso sul retro del rifugio Tulloch, che sembra decisamente più resistente.
Con un balzo Tsadok supera la staccionata e con poche, rapide falcate raggiunge la porta e la spalanca. Una feroce zaffata di cavolo lo investe; in mezzo alla stanza, tra pentole e fornelli, c'è un mezzorco con un grembiule lercio che sta rimestando un enorme pentolone di stufato. "Che c'è?" chiede il cuoco ringhiando. "Chi sei? Cosa vuoi?"
Quando l'odore di carne raggiunge le sue narici, il chierico dimentica per un momento il pericolo incombente, chiude la porta alle sue spalle e si passa una mano sulle labbra. "Quello è stufato!" esclama, mentre il suo stomaco, vuoto da troppo tempo, comincia a brontolare. "Posso assaggiare?"
Il cuoco gli lancia un'occhiataccia, poi il suo sguardo si fa preoccupato e si concentra sulla porta; seppur attutite, le urla della gente nella strada principale sono perfettamente udibili anche dalla cucina. "Cosa sta succedendo?"
Con un grugnito, Tsadok ignora i brontolii allo stomaco e, senza rispondere, supera il mezzorco ed entra nella stanza comune del rifugio. Una decina di teste si voltano a guardarlo, poi si girano dalla parte opposta quando la porta che dà sull'esterno si spalanca ed un tizio vestito di stracci entra tutto trafelato.
"Scappate!" urla a squarciagola. "C'è un drago!"
Come un sol uomo, la folla di senzatetto stipati nella sala si alza e comincia a correre scompostamente verso le uscite.

Anche Fiona, notando il naso all'insù di Tsadok, alza lo sguardo e vede il drago che volteggia nel cielo, pronto a scaricare un'altra ondata di fiamme. Le sue guance si fanno pallide e la fronte si iperla di sudore; dal suo petto scaturisce un urlo di terrore e le sue gambe, mosse solamente dall'istinto, iniziano a galoppare. La ladra corre fuori dal vicolo, si appoggia sul muro dietro l'angolo e chiude gli occhi per riprendere il controllo.
Miodrag, sulla porta della piccola casa, si volta di scatto ed osserva la mezzelfa urlare, incespicare sui propri piedi e lanciarsi verso la strada principale. Senza esitare le corre dietro e la raggiunge all'imbocco del vicolo. "Calmati! Perché stai urlando?"
Gli occhi di Fiona, fuori dalle orbite per la paura, si fissano sul volto interdetto dello spadaccino. La bocca si apre, ma nessuna parola riesce ad uscire dalla sua gola. Lottando contro l'istinto, che vorrebbe spingerla ad imbarcarsi su una nave e veleggiare lontano, Fiona gli afferra il mento e lo costringe a guardare in alto, verso il drago. Anche lo spadaccino sbianca, ma rimane fermo sulle ginocchia. "Ma che diamine! Quello è un drago!"
Davanti ai suoi occhi appare il suo compagno mago, che scompare subito dopo dietro le ali del bestione. "Zigfrid è lassù, insieme al drago!" esclama, poi i suoi occhi si stringono in due fessure. Dopo tutto quello che è successo, sono quasi certo che l'abbia evocato lui.
"Tranquilla, Fiona" esclama Miodrag, posando di nuovo gli occhi sulla compagna, "è sicuramente una creatura evocata da Zigfrid".
Fiona si sporge leggermente e impallidisce ancor più quando il drago le appare di nuovo davanti agli occhi. Il tetto della casa sta bruciando, alte fiamme si levano dalla copertura di legno. Non è un buon segno. L'unica reazione che il suo cervello le permette è un altro urlo.
"Le cose evocate da Zigfrid provocano sempre casini, tranquilla!"
"Tranquilla? TRANQUILLA?" urla Fiona, di rimando. "Quel bestione ha appena arrostito il tetto di quell'edificio! E per te devo stare tranquilla? Probabilmente Tsadok è già un mucchietto di cenere".

lunedì 17 aprile 2017

0275 - la morte viene dal cielo

Mentre Tsadok riaccosta quel che rimane della porta, Miodrag osserva l'interno della casa: un corto corridoio conduce ad una rampa di scale, sui lati si aprono due porte che danno su piccole stanze arredate con mobili vecchi e di infima qualità. Dopo una veloce occhiata per identificare eventuali aggressori, lo spadaccino inizia a salire i gradini a due a due. Raggiunto il pianerottolo, davanti a lui si para un altro corridoio con altre due stanze. Nessuna traccia di scale che salgono fino al tetto.
"Perché ti sei fermato?" chiede Tsadok, raggiungendo il compagno.
"Le scale terminano qui" esclama lo spadaccino, che alza lo sguardo alla ricerca di una botola. Il soffitto è scrostato, ma alla debole luce che filtra dagli scuri non sembrano esserci tracce di accessi o porticine nascoste. "Come cavolo ha fatto quel tizio a salire sul tetto?"
"Penso sia passato dall'esterno, magari sul retro c'è una scala" commenta il mezzorco. "E adesso che si fa?"
"O apriamo la finestra e ci arrampichiamo, o scendiamo e cerchiamo un modo per salire sul retro. Oppure..." aggiunge pensieroso, "dato che il soffitto non è molto alto, potremmo aprirci una via fino al tetto!"
Tsadok scoppia a ridere, poi torna serio di colpo. "Stai scherzando, vero? E poi come pensi di spiegarlo alla guardia cittadina?"
Miodrag sbuffa per il disappunto, riflette per un secondo quindi riprende le scale, dirigendosi verso la porta da cui lui ed il mezzorco sono appena entrati.
"Fiona!" urla lo spadaccino, affacciandosi all'esterno. "Non ci sono botole, devi pensarci tu!"
"Uffa, che rottura" sbotta la ladra, continuando a scrutare il tetto alla ricerca della sagoma dell'uomo. Dopo le ultime frecce, però, il tizio non si è più riaffacciato. "Non lo vedo!"

Le guardie che stanno accorrendo dalla strada principale alzano gli occhi e, senza fermarsi, osservano il mago sollevarsi da terra. "Ehi, tu! E' vietato lanciare incantamenti all'interno della città!"
"Vaelan e le sue stupide leggi" sibila a mezza voce Zigfrid, poi infila la mano in un borsello e lascia cadere in strada una decina di monete di rame. Un paio di ragazzi si gettano a terra ed iniziano ad afferrare il denaro, ma vengono allontanati in malo modo dai soldati, che si chinano per raccogliere le monete. Quello che sembra essere il capopattuglia alza la testa in direzione del mago. "Non te la caverai pagando questa multa!"
Zigfrid recupera una moneta d'argento e gliela lancia dritta in testa. "Questa dovrebbe coprire il rimanente, giusto?"
Sentendo le parole della mezzelfa, Zigfrid scruta il tetto e nota un uomo vestito di scuro, rintanato dietro al parapetto, che sta ricaricando la balestra. Le parole di un incantesimo fluiscono fuori dalla sua bocca, accompagnate da alcuni complessi segni tracciati con le dita.
Un enorme drago verde si materializza in cielo, sbatte le ali e rivolge la gigantesca testa in direzione del piccolo uomo. Gli occhi del poveretto si spalancano per il terrore, la balestra si alza ed il quadrello parte, conficcandosi nella pancia della creatura. La ferita non sanguina e l'unica reazione è un tremendo ruggito. Notando che l'attacco non ha sortito alcun effetto, l'uomo si alza in piedi e, costringendo le gambe a collaborare, si lancia di corsa verso la facciata che dà sul retro.
Zifrid abbassa lo sguardo e nota nel giardinetto sottostante un cavallo legato ad un palo, che soffia e scalpita per liberarsi. Le dita della mano destra disegnano degli archi nell'aria, mentre la mano sinistra si chiude a pugno. La testa del drago si ritira, le guance si gonfiano e, con un secco scatto in avanti, la bocca si spalanca facendo fuoriuscire un getto di acido e fiamme che investe l'uomo. La pelle del poveretto inizia a riempirsi di bolle e dai vestiti si sprigionano fiamme verdastre. Le gambe cedono e il corpo si accascia sul tetto; con le ultime energie rimaste, il seguace della Fredda Mano inizia a rotolare per cercare di spegnere il fuoco che lo sta divorando.

lunedì 10 aprile 2017

0274 - se non conosci la magia, prendi le scale

Zigfrid sbuca nella strada principale appena in tempo per vedere Miodrag sfoderare le armi e correre a perdifiato lungo la via, fermandosi ad osservare quello che gli si para davanti e lanciandosi poi dentro un vicolo. Anche da quella distanza si notano gli occhi socchiusi e l'espressione rabbiosa, chiaro segno di guai. Il mago accelera il passo e si dirige verso la stessa svolta che ha preso il suo compagno. Quando è ormai a meno di tre metri dall'incrocio, un paio di grida sovrastano lo scalpitio dei cavalli che tirano i carretti dei mercanti e le voci allegre dei ragazzi che giocano. Le teste di un paio di guardie, ferme accanto ad un piccolo negozio di pesce un paio di isolati più avanti, si voltano nella sua direzione. I soldati si lanciano un cenno d'intesa e si avviano lungo la strada per controllare l'origine del trambusto.
Io già lo so che questa volta finirà male pensa Zigfrid, infilando una mano in tasca. Con il distintivo fornito da Malika alto di fronte a sé, urla: "Guardie! Me ne occupo io, è tutto sotto controllo!"
I soldati, senza fermarsi, si lanciano un'occhiata perplessa e puntano verso di lui. Il mago scuote la testa, esasperato, poi raggiunto il vicolo osserva cosa sta succedendo: Miodrag e Tsadok si stanno riparando sotto all'intelaiatura di una porta; di fronte a loro due cadaveri riversi al suolo, le frecce che spuntano dai corpi come da un puntaspilli; Fiona, a pochi passi da lui sta ancora puntando l'arco verso il tetto dell'edificio alla sua destra.
Sì, finirà decisamente male pensa sbuffando, poi inizia a pronunciare le parole di un incantesimo. I suoi piedi si staccano da terra ed il suo corpo sale seguendo la parete del rifugio Tulloch.

Tsadok appoggia di nuovo le mani sulla spalla di Miodrag ed inizia a pronunciare una nuova invocazione, ma il compagno lo ferma: "Sto bene, pensa al tipo sul tetto!"
"E come faccio ad affrontarlo?" ribatte ringhiando il mezzorco. "Ho solo la mia ascia!" esclama, poi alza lo sguardo ed osserva la parete alle sue spalle. "E se sfondassimo la porta e raggiungessimo il tetto anche noi?"
"Ottima idea!" commenta lo spadaccino, poi aggiunge: "Ma prima proviamo a vedere se è effettivamente chiusa".
La maniglia gira a vuoto, quindi Miodrag si scansa e fa un cenno a Tsadok. "La mia spalla è ancora dolorante, sfondala tu".
Il mezzorco si sposta quel tanto che basta per poter roteare l'ascia e sente un rumore sordo provenire dall'alto. Un quadrello si pianta sul terreno a pochi centimetri da lui; Tsadok, ignorando il pericolo, cala la sua arma sulla porta e la apre in due.
"Lo tengo occupato io!" esclama Fiona, scagliando altre frecce verso il tetto. La figura si scansa appena in tempo, evitando di essere colpito. "Dannazione!" sbotta la ladra, afferrando un'altra freccia e tenendosi pronta a scoccare di nuovo.
Tsadok e Miodrag, dopo un ultimo sguardo alla compagna, si infilano nel buio della casa alla ricerca delle scale.

lunedì 3 aprile 2017

0273 - bersaglio ai piani alti

Lo spadaccino osserva il volto senza di vita di Petar, poi alza lo sguardo e scruta il giardino di fronte a sé alla ricerca dell'elfo. "Dov'è finito!?!"
"Non ne ho idea" risponde distrattamente Tsadok, con gli occhi ancora fissi sui due cadaveri.
I due avvertono un colpo secco, come lo schiocco di una frusta, seguito da un sibilo. Un quadrello si pianta in profondità nella spalla di Miodrag, che serra i denti per evitare di gridare dal dolore.
Tsadok osserva l'asta che vibra accanto alla testa del compagno, poi alza lo sguardo verso il tetto dell'edificio. Una figura si staglia sullo sfondo del cielo, poi scompare dietro il cornicione. "Ce n'è un altro sul tetto!" esclama, afferrando lo spadaccino per il braccio e trascinandolo nello scanso della porta.
Miodrag si acquatta, stringe i denti, afferra il quadrello e con uno strattone lo estrae dalla ferita. Un fiotto di sangue schizza a bagnare le assi di legno. "Argh! Che male!"
Il mezzorco appoggia la mano sulla spalla dello spadaccino ed innalza una preghiera al cielo. Le sue mani si illuminano di una luce biancastra mentre la ferita prima smette di sanguinare, poi si richiude. "Per il momento non posso fare più di così".
"Grazie" mormora Miodrag, piegando il braccio per controllare se la ferita gli ha provocato qualche danno ai tendini ed alla muscolatura. A parte un lieve formicolio, sembra tutto a posto. "Ora però siamo bloccati qui sotto. Qualche idea su come sbarazzarci di quel tipo?" chiede a Tsadok, poi, non ricevendo risposta, si volta verso Fiona e le fa un cenno eloquente: abbattilo.
La ladra annuisce, poi alza lo sguardo e sonda i tetti. La sagoma di un uomo si sta sporgendo in cerca di bersagli sotto di sé, la balestra puntata verso il terreno. La mezzelfa fa un respiro profondo, chiude l'occhio sinistro, incocca una freccia e mira in alto, puntando alla testa dell'uomo. Le sue dita lasciano la presa sulla corda poi corrono veloci alla faretra, incoccando e scagliando in rapida successione altre due frecce. Una rimbalza sul muretto di pietra e ricade a terra, le altre due si piantano nella spalla e nel braccio dell'uomo, che arretra sparendo alla vista. "L'ho preso!" esclama, poi aggiunge con una nota di disappunto: "Ma non so se sia morto".

lunedì 20 marzo 2017

0272 - un altro fantasma dal passato

Miodrag osserva per un attimo il cadavere coperto di sangue della gnoma, quindi alza gli occhi e nota altre due figure oltre il basso steccato; una è allampanata, e sfoggia delle vistose orecchie a punta. L'altra è più bassa e decisamente più magra. Lo spadaccino non fa fatica ad identificarlo: è Petar, il compagno di Ronika che l'ha aiutata a fuggire dalla prigione di Assur.
"Petar, pensateci voi" esclama l'elfo, poi inizia a gesticolare pronunciando un complesso incantesimo. Una stella rossa brucia il terreno attorno ai suoi piedi, disegnando una stella circondata da strani simboli. Una nuvola di fumo nerastro avvolge la figura, che svanisce nel nulla.
"Con sommo piacere" ribatte Petar, stappando una boccetta e tracannando il contenuto in una sola sorsata. La testa del ragazzo si volta verso Miodrag, mentre la sua sagoma si sfuoca e scompare del tutto. Rapidi passi risuonano nel vicolo, poi la figura ricompare di fronte allo spadaccino. Un ghigno crudele compare sul suo volto mentre un pugnale si fa strada tra gli strati di cuoio dell'armatura del suo avversario.
"Tutto qui quello che sai fare?" replica Miodrag, arretrando di un passo e alzando la sua spada. Due precisi fendenti tagliano i vestiti e le corde che tengono insieme il corpetto di cuoio del ragazzo, raggiungendo il torace e segnando la sua carne. Rivoli di sangue scorrono dalle ferite, coprendo il ventre di rosso e gocciolando fino a terra.

Tsadok, ripresosi dallo stupore iniziale, afferra l'ascia e urlando come un ossesso si scaglia contro il ragazzo. La sua foga, però, non gli permette di prendere accuratamente la mira e la lama manca la testa di un paio di centimetri, tagliando solamente qualche capello.
La testa di Petar si volta di scatto verso il suo nuovo avversario, poi la sua espressione risoluta lascia il posto allo stupore mentre la bocca si apre in una O sorda. La sua mano si alza lentamente verso il collo, ma non riesce a raggiungere la freccia che si è appena piantata nella sua giugulare, trapassandolo da parte a parte. Senza un grido, il ragazzo si accascia a terra accanto a Ronika.

lunedì 6 marzo 2017

0271 - tutto in una frazione di secondo

Ad un paio di metri dalla staccionata, lo sguardo di Miodrag viene attirato da una porta dall'altra parte del vicolo, nascosta alla vista da una rientranza tra due case.
Lo spadaccino si ferma a riflettere. Il cancelletto al centro della bassa palizzata non sembra aperto e la porta è leggermente più vicina; è probabile che i due si siano infilati in quella casa invece di entrare nel piccolo cortile. Meglio controllare.
Miodrag allunga una mano verso la maniglia della porta, ma si ferma quando nota un movimento alla sua destra, nella direzione da cui è arrivato. Sospira quando nota le sagome di Fiona e Tsadok, illuminate dal sole, che si fermano ed attendono un suo cenno per avanzare. Lo spadaccino indica la porta, poi ruota la maniglia. La porta, chiusa a chiave, non si muove di un millimetro.
"Chi è quello?" sente dietro di sé, alle sue spalle. E' una voce maschile, già sentita, ma lo spadaccino non riesce ad associarla a nessun volto.
"Non può essere..." ribatte la familiare voce di Ronika.
Miodrag si volta di scatto e vede la piccola figura della gnoma saltare la staccionata con una piroetta e lanciarglisi contro. Un bagliore attira la sua attenzione e, prima che il suo cervello registri la fonte del riflesso, il suo corpo agisce d'istinto, spostandosi sulla destra.
Il pugnale si infila tra le maglie dell'armatura, raggiungendolo al fianco e penetrando a fondo nella carne. Un rivolo di sangue inizia a scendergli lungo la gamba, inzaccherandogli i pantaloni. La fitta di dolore, però, non riesce a impedirgli di pensare che, se non fosse stato per il suo istinto, la lama l'avrebbe raggiunto qualche centimetro più a destra. Proprio all'altezza del fegato.
Sul volto di Miodrag compare un ghigno compiaciuto, gli occhi brillano di euforia. Finalmente ha la possibilità di vendicarsi dell'onta di essersi fatto sfuggire la piccola ladra.
Con la mano sinistra colpisce il polso della gnoma, allontanando il coltello, quindi rotea la spada in una serie di rapidi fendenti. Ronika salta indietro, senza però riuscire ad evitare i colpi: la lama taglia il corpetto di cuoio ed incide in profondità la pelle. Una smorfia di dolore compare sul suo volto, mentre allarga le braccia per mantenere l'equilibrio.

Tsadok rimane paralizzato alla vista della piccola furia che affonda il pugnale nel compagno. Fiona, invece, impugna l'arco ed incocca una freccia. Se volessi prenderla viva, dovrei abbattere prima Miodrag riflette, alzando l'arco e puntando il bersaglio. La corda si tende e l'occhio si allinea alla punta della freccia. In una frazione di secondo, la mezzelfa riesce ad individuare una fessura nell'armatura della donna.
Ora!
Fiona lascia andare la corda e la freccia saetta in avanti, infilandosi appena sopra uno dei borselli legati alla vita di Ronika, bucandole la pancia e trapassandole il fianco da parte a parte.
Gli occhi della gnoma si spalancano, mentre la mano scende a toccare la ferita. Le sue dita, coperte di sangue, sono l'ultima cosa che la seguace della Fredda Mano vede prima di crollare a terra esanime.