lunedì 12 settembre 2016

0250 - credere a ciò che si vede

Miodrag, Zigfrid e Tsadok entrano nella stanza degli elementali della terra. Il chierico comincia a menare fendenti alle sagome dei due mostri, e si piega sotto i colpi ricevuti. Con movimenti lenti e cercando di evitare altri pugni, il mezzorco si muove fino all'uscita.
Zigfrid ridacchia alla vista del suo compagno che ingaggia le illusioni, poi si ferma quando non sente i leggeri passi di Fiona.
"Allora?" esclama, voltandosi a guardare l'esile figura della mezzelfa, ferma all'ingresso.
"Non voglio entrare" mormora la ladra, gli occhi sbarrati dalla paura. Davanti a lei i due colossi stanno letteralmente facendo a pezzi i suoi tre amici.
"Muoviti" esclama il mago, facendo un teatrale gesto per convincerla ad avanzare.
Le orecchie della mezzelfa sentono le parole dell'halfling, ma i suoi occhi vedono solo il massacro dei suoi compagni. Dentro di sé sa che tutto quello che sta vedendo è solo un'illusione, ma il suo cervello si rifiuta di accettarlo. L'esperienza con gli elementali dell'acqua non è stata piacevole e le immagini che le si parano davanti nutrono i suoi dubbi sul fatto che questi grossi bestioni di terra, roccia e fango siano solo frutto di una magia.
"N... no" balbetta, muovendo un passo indietro.
Zigfrid ritorna accanto alla mezzelfa, le afferra il mento e la costringe a guardarlo dritto negli occhi. "Visto? Sono ancora vivo. E' tutta un'illusione. Ora muoviti".
"Non... non ce la faccio" mormora Fiona, abbassando lo sguardo.
"Facciamo così" esclama ridacchiando il mago. "Chiudi gli occhi ed entra nella stanza. Se l'illusione che vedi ti sembrerà ancora reale, non c'è problema. Soccomberai sotto i colpi di quei due bestioni. Così finalmente potremo trascinarti oltre la stanza".
"Sei uno stronzo" sibila Fiona, irrigidendosi. "Lo sai, vero?"
Le labbra del mago si piegano in un sorriso. "Sono stato anche gentile, non credi?"
Poi, senza preavviso, spinge la donna nella stanza.

lunedì 5 settembre 2016

0249 - si torna indietro

Fiona, in equilibrio precario sui talloni, ruzzola all'indietro e finisce sopra a Tsadok, che sbuffa più per lo stupore che per il peso della mezz'elfa.
Zigfrid recupera il pezzo di leva, poi fissa per un po' la colonnina. "E' inutile perdere tempo qui, dovremmo affrontare questi due bestioni per riuscire a raggiungere il meccanismo rotto".
I due elementali d'acqua, intanto, avanzano velocemente verso l'ingresso della stanza. Il loro movimento solleva un'onda alta quasi un metro che si schianta sul mago, fermo sul ciglio dell'apertura; la forza dell'urto lo sbatte per terra.
"Penso non abbiano la minima intenzione di lasciarci passare" borbotta Zigfrid, sputacchiando quello che gli è entrato in bocca. "Facciamo il giro e vediamo dove porta l'altro tunnel".
"Uffa!" esclama Fiona, rialzandosi e fissando con ira le due figure vorticanti. "Non mi piacciono i contrattempi, soprattutto quando tentano di ammazzarci!"
Zigfrid intanto le passa accanto e torna verso l'ingresso della struttura. Fiona e Tsadok seguono il compagno fino alla stanza con le illusioni di fuoco; Ninkle è disteso per terra al centro della stanza, svenuto. La ladra si avvicina e delicatamente lo solleva; dopo essersi fatta passare le esili braccia attorno al collo, se lo issa in spalla.
Il sorriso divertito di Miodrag si spegne quando lo sguardo glaciale della mezzelfa si posa su di lui. "Con te facciamo i conti dopo" sibila Fiona, passandogli accanto.
"Era solo uno scherzo innocente..." borbotta lo spadaccino, scrollando le spalle ed incamminandosi dietro ai compagni. "Siete riusciti a tirare la leva?"
"Si è rotta" è la laconica risposta di Zigfrid.
"Cosa vuol dire che si è rotta!?!" sbraita Miodrag. "E ora cosa facciamo?"
"Magari quella leva era solo un esca" borbotta il mago, "forse non serviva tirarla".
Nel corridoio cala il silenzio: tutti stanno riflettendo sulle possibili implicazioni delle parole di Zigfrid e nessuno vuole pensare all'eventualità di aver fallito.

lunedì 29 agosto 2016

0248 - corda bagnata, corda sfortunata

"Cosa devo fare?" chiede la ladra osservando la vasca; gli elementali girano senza meta alzando vortici schiumosi in aria e bagnando le pareti. "Perché non entri?" aggiunge, voltandosi verso Zigfrid. "Anche queste sono solo illusioni, no?"
"E' un po' più complicato di così" ribatte Zigfrid. "Purtroppo questi sembrano reali, anche se sembra siano confinati da un qualche potere all'interno della stanza. Devi centrare quella leva laggiù con il cappio che ho preparato. Pensi di farcela?"
Senza rispondere, Fiona prende il pesante rotolo dalle mani del mago, controlla il nodo, poi inizia a far roteare il cappio sopra la sua testa. Con un veloce colpo del polso, la ladra fa scattare il braccio in avanti. Mentre la corda sta volando verso il bersaglio, uno dei due elementali scatta in avanti, solleva una mano ed afferra al volo la fune. Presa alla sprovvista, Fiona allarga le dita per evitare di essere trascinata nella vasca. La corda sfila velocemente tra le sue mani e finisce sul fondo della vasca. Un rumore di risacca sembra irridere il gruppetto, come se i due elementari stessero ridendo del tentativo fallito.
"Brava, ora mi devi una corda nuova" borbotta Zigfrid, scuotendo la testa.
"Se quel... coso non si fosse messo di mezzo, avrei preso di sicuro la leva" ribatte Fiona. "E poi era più pesante del solito. Ci avevi giù provato tu, per caso?"
Zigfrid incrocia le braccia e senza ribattere osserva i due mostri che nel frattempo hanno ripreso a girare per la stanza. "Sono sicuro che ci sia sotto qualche trucco, ma non riesco a capire quale".
"Provo io" esclama Tsadok, slacciando la sua corda dalla cintura. Fiona osserva divertita la lingua del mezzorco sporgere da un lato della bocca mentre si concentra nell'annodare il cappio. Dopo un minuto, Tsadok non ha ancora terminato di approntare il nodo.
Scuotendo la testa, Fiona recupera un'altra corda, appronta velocemente un lazo e, controllando questa volta la posizione degli elementali, esegue un tiro da manuale: quando il punto più lontano del cappio supera la leva, la ladra blocca il polso e stringe il nodo attorno alla sbarra di metallo.
"Fatto!" esclama Tsadok, alzando la testa e notando la corda tesa tra le mani di Fiona.
"Dammi una mano a tirare, svelto!" esclama la mezzelfa digrignando i denti, puntando i piedi ed iniziando ad inarcare la schiena. I muscoli delle braccia guizzano nello sforzo, tendendosi e mettendo in risalto le vene.
Il mezzorco abbandona la sua corda e afferra quella in tensione, iniziando a tirare con tutte le sue forze. Nonostante gli sforzi combinati dei due, la leva non si sposta di un millimetro.
"Presto!" grida Zigfrid, notando i due colossi d'acqua che si spostano velocemente in direzione della colonna.
"Più di così non riesco" esclama la ladra, puntando i talloni e dando un ultimo potente strattone. La leva si piega alla base e si spezza con uno schiocco secco. La corda, senza più nulla a bloccarla, saetta all'indietro.

lunedì 22 agosto 2016

0247 - cattivi pensieri

Dopo un attimo di riflessione, Zigfrid recupera la corda dalla borsa, annoda un'estremità formando un cappio e, dopo averla fatta volteggiare un paio di volte sopra la testa, prova ad afferrare la leva al lazo.
Il primo tiro è troppo basso: la corda colpisce la colonna e si inabissa nella vasca. I due elementali si gettano sul corpo estraneo e tentano di afferrare la fune. Zigfrid, nonostante lo stupore per la veloce reazione dei due mostri, dà uno strattone e recupera la corda prima che i due colossi possano agguantarla.
Soppesando il rotolo, il mago si accorge che l'acqua ora appesantisce la canapa, rendendo più difficile effettuare un lancio decente. Con un sospiro si volta e ritorna dagli altri, che ora stanno osservando gli elementali che fanno a pezzi la sua figura tra atroci tormenti.
"Quando avete finito di vedermi agonizzare" esclama Zigfrid, disgustato dal comportamento dei suoi compagni, "potete venire a darmi una mano?"
"Dopo averti visto morire una decina di volte, cominciavo un po' ad annoiarmi" borbotta Fiona, alzandosi e spolverandosi i pantaloni.
"Vengo anch'io" esclama Tsadok, recuperando l'ascia appoggiata alla parete.
"Io quasi quasi lancio dentro il piccoletto e vedo cosa succede" ridacchia Miodrag, voltando la testa verso Ninkle. Il goblin, terrorizzato, si addossa alla parete ed inizia a tremare.
"Non ti azzardare!" urla la ladra, socchiudendo gli occhi e puntandogli il dito contro.
"Tanto sono solo illusioni, non succede niente!" esclama lo spadaccino, alzando le mani senza smettere di ridere.
"Lui probabilmente non se ne renderebbe conto" ribatte Fiona, livida di rabbia. "Sarebbe terribile per la sua povera mente. A te piacerebbe sentire la tua carne divorata dalle fiamme? No, non credo proprio. Quindi non azzardarti a fare una cattiveria simile!" aggiunge, seguendo poi il mago all'interno della stanza.
Tsadok, un po' titubante, varca la soglia e sospira di sollievo quando si accorge di poter di nuovo vedere attraverso le fiamme degli elementali.
"Aspettatemi!" grida, accelerando il passo per raggiungere i due compagni.

lunedì 15 agosto 2016

0246 - il regno dell'acqua

Quando la scossa smette di far vibrare il pavimento, Zigfrid osserva per un momento la successiva apertura al centro della parete alla sua destra; senza nulla che la distingua dalle altre, anch'essa si perde nel buio. Con una scrollata di spalle, il mago ritorna sui propri passi.
Quando raggiunge il corridoio d'ingresso, nota che i suoi tre compagni sono intenti a guardare nella stanza. Le sagome trasparenti stanno abbattendo i loro poderosi pugni sul corpo di un halfling disteso per terra, mentre una pozza di sangue etereo si spande tutt'attorno.
"Forza, torniamo indietro" esclama con una smorfia, sfilando loro accanto.
"Noi ci gustiamo ancora un po' lo spettacolo degli elementali che ti prendono a randellate in testa" esclama la ladra, senza distogliere lo sguardo.
Il mago scuote la testa sbuffando, poi si dirige a passi spediti verso l'ultima stanza; se le rappresentazioni all'ingresso sono esatte, dovrebbe ospitare l'illusione degli elementali dell'acqua. Finora, a parte una piccola incertezza iniziale, l'esplorazione di questa piccola fortezza a prova di genio si è rivelata più semplice del previsto. A parte le illusioni, il costruttore non ha aggiunto nessuna trappola meccanica o magica. E questo un po' impensierisce il mago.
Dopo aver camminato tranquillamente tra le immagini trasparenti dei due colossi di fuoco, Zigfrid prosegue e raggiunge il successivo corridoio. Dopo aver illuminato la punta del bastone con un piccolo trucchetto, l'oscurità attorno a sé viene respinta. Uno sguardo alle pareti blocca il piccolo mago: il corridoio, a differenza degli altri, sembra coperto da alcuni ciuffi di muschio ed è leggermente lucido.
Strano pensa avanzando verso il varco che si apre di fronte a sé. Il pavimento finisce improvvisamente all'altezza dell'entrata, sprofondando in un'enorme vasca piena d'acqua, all'interno della quale vorticano due figure indistinte dalle fattezze vagamente umanoidi. In fondo, nell'angolo a destra, c'è una sporgenza nella roccia su cui svetta la familiare colonna di granito con sopra la leva.
Non devo nemmeno utilizzare la moneta pensa sorridendo Zigfrid; si abbassa e prova ad infilare la mano nella vasca. Le sue dita si intorpidiscono a contatto con l'acqua. Quando si rialza, piccole gocce cadono sul pavimento del corridoio.
Ok, questa non sembra un'illusione pensa stupito il mago. Però potrebbe essere solo un trucco differente.
Recuperata la moneta di rame dalla tasca, l'halfling la lancia contro uno degli elementali. Il dischetto penetra per qualche centimetro nella colonna d'acqua, poi viene sparato contro la parete, rimbalzando a mezzo metro dalla sua testa. I due mostri voltano le rozze teste nella sua direzione.
No, questa decisamente non è un illusione riflette, notando con sollievo che i due esseri comunque non si sono ancora mossi per scagliarsi contro di lui.

lunedì 25 luglio 2016

0245 - elementale, Zigfrid!

Il piccolo halfling prosegue fino a che la luce delle fiamme illusorie gli permette di vedere di fronte a sé, poi accende la punta del suo bastone con un incantesimo.
Le pareti del corridoio continuano fino ad un varco rettangolare, ad una decina di metri di fronte a lui. Qualunque cosa ci sia oltre, è completamente immersa nel buio.
Zigfrid avanza fino al varco e lì si ferma, illuminando l'interno della stanza con il bastone. Nell'angolo c'è un piccolo altarino, simile a quello della stanza precedente, e al centro stazionano due colossi di pietra, immobili.
Vediamo se anche questi sono illusioni pensa, frugandosi in tasca e recuperando una moneta di rame. Dopo aver soppesato per un attimo il piccolo dischetto di metallo, lo lancia contro uno dei bestioni. La moneta rimbalza sulla testa del mostro e rotola a terra fino a fermarsi tintinnando in un angolo.
Sospirando, il mago entra. Ci vuole un contatto diretto... pensa, dandosi da solo dello stupido.
I due grossi ammassi di roccia e terriccio si voltano lentamente verso di lui ed iniziano ad avanzare. Il rumore della pietra che gratta sul terreno risuona fastidiosamente nella piccola stanza, provocando un brivido lungo la schiena dell'halfling, che si blocca e si mette in attesa.
Quando i due mostri sono a portata, Zigfrid rotea il suo bastone e tenta di colpire il più vicino. Il bastone passa attraverso la roccia e prosegue verso il secondo, non incontrando nient'altro che aria.
Come sospettavo pensa soddisfatto, notando che le sagome dei due bestioni ora sono vagamente trasparenti. Incurante dei pugni che gli piovono addosso, il mago si avvicina al piccolo pilastro nell'angolo e tira la leva. Il pavimento vibra per un secondo, poi tutto ritorna alla normalità.
Dopo un rapido sguardo al resto della stanza, Zigfrid raccoglie la monetina di rame e si infila nella seconda apertura, proseguendo lungo il corridoio. I suoi passi alzano parecchie nuvolette di polvere, che rimangono sospese a mezz'aria.
Se ricordo bene, davanti a me dovrebbe esserci la stanza dell'aria pensa allungando il bastone davanti a sé.
La luce illumina il varco e due figure, che si muovono turbinando al centro della stanza. Sassolini e pulviscolo vorticano furiosamente attorno ad essi.
Ottima illusione! pensa Zigfrid, sogghignando. Peccato che la polvere che ho alzato non subisca lo stesso effetto.
Il mago entra nella stanza e viene assalito dal forte vento. Scuotendo la testa per ritrovare la concentrazione, chiude gli occhi e si ferma. Attorno a sé sente un vago rumore, ma l'effetto del vento sembra svanito. Sollevando lentamente le palpebre, nota che le due figure che gli si avventano contro sono traslucide, quindi prosegue tranquillo fino all'altare e tira la leva.

lunedì 18 luglio 2016

0244 - deduzioni logiche

Miodrag si gira ed osserva l'interno della stanza. I due elementali, fermi al centro della stanza, ora sono leggermente trasparenti. Il pilastro in fondo ora presenta due leve: una, solida, completamente abbassata ed una, traslucida, ancora alzata.
"Ma com'è possibile?" esclama lo spadaccino, cercando di capire cosa i suoi occhi gli stanno mostrando.
Zigfrid alza il bastone e gli dà un colpo sulla testa.
"Ahia!" esclama Miodrag, massaggiandosi il punto colpito.
"Così magari ti schiarisci le idee" mormora il mago, accennando un sorriso.
Lo spadaccino fissa il volto del compagno, si volta a guardare l'interno della stanza, quindi torna a fissare gli occhi dell'halfling. "Quindi non sei morto. Neanche stavolta!" aggiunge con una smorfia.
Fiona scoppia a ridere. "Mi spiace, magari saremo più fortunati la prossima volta!"

Tsadok osserva i suoi compagni discutere, incurante del gigante di fuoco che continua ad affondare i suoi pugni nel suo corpo senza veramente colpirlo, quindi si alza, esce dalla stanza e si aggrega alla risata della ladra, appoggiata alla parete del corridoio. "Eheh... perché stai ridendo? Che succede, quindi?"
"A quanto pare, Zigfrid ha abbassato la leva" risponde Miodrag.
"Incredibile, vero?" sbotta il mago. "Se non ci fossi io..."
"E che effetto ha avuto abbassare quella leva?" chiede lo spadaccino. "Non vedo grandi cambiamenti".
"Neanch'io, in effetti" conferma Zigfrid. "Probabilmente bisogna tirare le altre tre leve".
Tsadok, ancora concentrato sulla prima frase di Miodrag, sorride. "Quindi è grazie a me che abbiamo capito tutto! Se non ti avessi lanciato dentro, ora non sapremmo che pesci pigliare".
"Dovrei ringraziarti per avermi fatto rischiare il collo?" ribatte sdegnato il mago. "Ti prego, non farmi rispondere a questa domanda".
"Ehi, genio" interviene Fiona. "Dove sarebbero le altre leve di cui parli?"
Zigfrid scuote la testa, poi conta sulle dita di una mano: "Acqua, terra, fuoco, aria. Quattro elementi. Abbiamo tirato la leva nella stanza del fuoco, quindi mi aspetto che quel varco" esclama indicando l'altra uscita nella stanza, "conduca ad un'altra illusione elementale. Stessa cosa dall'altra parte del corridoio, quello da cui siamo entrati, se il creatore di questa struttura ha usato un minimo di cervello".
"Forse la grande porta con i bassorilievi che abbiamo attraversato prima indica la disposizione delle stanze" mormora la ladra, riportando alla mente le immagini rappresentate. "Se torniamo indietro e proseguiamo lungo il corridoio, dovremmo trovare la stanza della terra".
"Ottimo!" esclama Tsadok, battendosi un pugno sul palmo. "Andiamo nella stanza della terra!"
"Un attimo" interviene Fiona, bloccando l'entusiasmo del mezzorco. "Come facciamo a sapere se quello che vediamo è reale o un'altra illusione?"
"Facciamo così" risponde Zigfrid con un ghigno, "tu entri e carichi a testa bassa tutto quello che si muove. Se sbatti contro il muro, allora sono illusioni".
"Pessima idea, tappo" commenta la ladra con una smorfia.
"Potrei lanciarti nell'altra stanza" propone Tsadok. "Nella prima ha funzionato".
"Questa è un'idea che mi piace" ridacchia Fiona.
"C'è sempre il nostro caro goblin" mormora Miodrag, indicando la piccola creatura con il pollice.
Ninkle, dopo aver assistito al massacro dei suoi nuovi compagni ad opera di feroci mostri di fuoco, scuote vigorosamente la testa a destra ed a sinistra e si ripara dietro alle gambe di Fiona.
"No, poverino!" esclama la ladra con voce squillante, accarezzando distrattamente la testa del piccoletto, poi si volta a guardarlo e gli sorride: "Non ti preoccupare, non ti manderemo al massacro".
Zigfrid, sbuffando, si volta e avanza da solo lungo il corridoio, lasciando i suoi compagni ad osservare la sua schiena.