Zigfrid sbuca nella strada principale appena in tempo per vedere Miodrag sfoderare le armi e correre a perdifiato lungo la via, fermandosi ad osservare quello che gli si para davanti e lanciandosi poi dentro un vicolo. Anche da quella distanza si notano gli occhi socchiusi e l'espressione rabbiosa, chiaro segno di guai. Il mago accelera il passo e si dirige verso la stessa svolta che ha preso il suo compagno. Quando è ormai a meno di tre metri dall'incrocio, un paio di grida sovrastano lo scalpitio dei cavalli che tirano i carretti dei mercanti e le voci allegre dei ragazzi che giocano. Le teste di un paio di guardie, ferme accanto ad un piccolo negozio di pesce un paio di isolati più avanti, si voltano nella sua direzione. I soldati si lanciano un cenno d'intesa e si avviano lungo la strada per controllare l'origine del trambusto.
Io già lo so che questa volta finirà male pensa Zigfrid, infilando una mano in tasca. Con il distintivo fornito da Malika alto di fronte a sé, urla: "Guardie! Me ne occupo io, è tutto sotto controllo!"
I soldati, senza fermarsi, si lanciano un'occhiata perplessa e puntano verso di lui. Il mago scuote la testa, esasperato, poi raggiunto il vicolo osserva cosa sta succedendo: Miodrag e Tsadok si stanno riparando sotto all'intelaiatura di una porta; di fronte a loro due cadaveri riversi al suolo, le frecce che spuntano dai corpi come da un puntaspilli; Fiona, a pochi passi da lui sta ancora puntando l'arco verso il tetto dell'edificio alla sua destra.
Sì, finirà decisamente male pensa sbuffando, poi inizia a pronunciare le parole di un incantesimo. I suoi piedi si staccano da terra ed il suo corpo sale seguendo la parete del rifugio Tulloch.
Tsadok appoggia di nuovo le mani sulla spalla di Miodrag ed inizia a pronunciare una nuova invocazione, ma il compagno lo ferma: "Sto bene, pensa al tipo sul tetto!"
"E come faccio ad affrontarlo?" ribatte ringhiando il mezzorco. "Ho solo la mia ascia!" esclama, poi alza lo sguardo ed osserva la parete alle sue spalle. "E se sfondassimo la porta e raggiungessimo il tetto anche noi?"
"Ottima idea!" commenta lo spadaccino, poi aggiunge: "Ma prima proviamo a vedere se è effettivamente chiusa".
La maniglia gira a vuoto, quindi Miodrag si scansa e fa un cenno a Tsadok. "La mia spalla è ancora dolorante, sfondala tu".
Il mezzorco si sposta quel tanto che basta per poter roteare l'ascia e sente un rumore sordo provenire dall'alto. Un quadrello si pianta sul terreno a pochi centimetri da lui; Tsadok, ignorando il pericolo, cala la sua arma sulla porta e la apre in due.
"Lo tengo occupato io!" esclama Fiona, scagliando altre frecce verso il tetto. La figura si scansa appena in tempo, evitando di essere colpito. "Dannazione!" sbotta la ladra, afferrando un'altra freccia e tenendosi pronta a scoccare di nuovo.
Tsadok e Miodrag, dopo un ultimo sguardo alla compagna, si infilano nel buio della casa alla ricerca delle scale.