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martedì 9 giugno 2015

0032 - il mercato delle pulci

Dopo due giorni in cui ognuno si è occupato delle proprie faccende personali, il mago raggiunge la ladra e lo spadaccino al loro solito tavolo in fondo alla taverna.
"Guarda chi si vede! Zigfrid!" esclama Fiona. "E' da quando siamo tornati che sei rintanato in camera tua. Ho provato a bussare in un paio di occasioni ma non mi hai mai aperto".
"Sei la solita ficcanaso" ribatte piccato il mago. "Ero impegnato a trascrivere degli incantesimi".
"Invece camera tua sembrava un porto di mare" si intromette Miodrag. "Ho visto un sacco di persone entrare ed uscire. Sembrava avessi organizzato una festa! Silenziosa, però... non si sentiva volare una mosca".
"Non ti sarai data alla prostituzione, vero?" la canzona Zigfrid. "Sai che è illegale!"
"Non ti permettere, sai!" risponde Fiona tirandogli un pugno sul braccio, poi sorride. "Era un party silenzioso!"
Lo spadaccino scruta il volto della ladra: "Ci stai prendendo in giro?"
"Ovvio... stavo testando le proprietà del mio nuovo cappello magico. Devo dire che funziona a meraviglia".
"A tal proposito, ricordati che mi devi ancora settantacinque monete d'oro" le sussurra il mago all'orecchio.
Fiona si fa seria ed a denti stretti mormora: "Certo che me lo ricordo. Sto lavorando per recuperare quel denaro".
"Io invece mi sono fatto costruire queste" dice Miodrag, estraendo dalla borsa tre piccole ampolle di vetro legate da una sottile catena. Tutti osservano l'oggetto, poi Zigfrid azzarda: "Quel liquido verdastro non sarà mica... fuoco dell'alchimista?"
"Sì!" risponde lo spadaccino con un sorriso radioso. "Così dovrebbe essere più semplice lanciarle!"
Il mago viene percorso da un brivido gelido. "D'ora in poi stammi lontano. Soprattutto quando impugnerai quell'affare".

Il rumore della porta che sbatte ed il passo pesante fanno voltare il gruppo. Dopo aver fermato Elin ed aver ordinato la cena, Delorean si avvicina e si siede al tavolo, cominciando a piluccare dai piatti degli altri.
Fiona gli scocca un'occhiataccia. "Dove ti eri perso? Sei stato in giro per due giorni a spendere la tua parte di tesoro?"
Delorean guarda il compagni e si infila un pezzo di carne in bocca. "Ho girato per i vari negozi della città e poi ho passato molto tempo a decidere cosa comprare. Ed alla fine ho fatto il mio acquisto" esclama soddisfatto.
"E sarebbe...?" chiede Miodrag, incuriosito.
"Questi" dice il chierico, estraendo dalla borsa cinque gessetti.
Il gruppo esplode in una sonora risata, attirando gli sguardi dei tavoli vicini. Fiona riprende un po' di contegno e sorride a Delorean, che sta fissando i compagni con uno sguardo corrucciato. "Tutto qui?"
"Ovvio che no" risponde il chierico sbuffando.
"Ah, mi pareva!"
"Il venditore mi ha anche regalato questa" dice il mezz'orco, estraendo dalla borsa una lavagnetta di legno.

lunedì 8 giugno 2015

0031 - il vecchietto

Il vicolo è avvolto nell'oscurità, solo in parte diradata dalla candida luce della luna che si staglia in mezzo al cielo stellato. La città si è svuotata, i mercanti hanno sistemato le bancarelle per la notte ed i cittadini stanno dormendo da diverse ore. L'unico rumore che rompe il silenzio è il passo cadenzato di alcuni drappelli di guardie, che pattugliano le principali vie cittadine.
"Mezzanotte è passata da almeno dieci minuti e Hanin non si vede" borbotta Miodrag, "mi sto congelando il sedere a stare fermo qui dietro".
"Smettila di lamentarti e tieni occhi ed orecchi aperti" ribatte Fiona, accucciata dall'altra parte del vicolo. "Mi pare di sentire qualcosa..."
Il rumore di un bastone sull'acciottolato precede il lento incedere di un uomo curvo sotto il peso degli anni, avvolto da svariati stracci. Con un'andatura barcollante si infila nel vicolo ed inciampa sul lembo del mantello di Fiona, finendo addosso a Delorean.
"Ehi! Stai attento a dove metti i piedi! Potevi romperti l'osso del collo!" commenta il chierico, aiutando il vecchio a rialzarsi.
"Eh, giovanotto, i miei occhi non sono più quelli di una volta" biascica il vecchietto. "Con questo buio, poi, fatico a vedere anche il mio bastone! Perdonate la mia sfacciataggine, ma cosa ci fate qui, nascosti tra casse vuote ed immondizia?"
"Affari nostri" taglia corto Zigfrid. Poi un raggio di luna illumina i vestiti dell'anziano. "Tu piuttosto... che ci fa un vecchietto a quest'ora della notte in un vicolo? E soprattutto, avvolto in una sciarpa verde tanto vistosa?"
Hanin sogghigna e si erge, riprendendo la sua solita statura. "Ho cercato di non farmi riconoscere... e direi che ci sono riuscito egregiamente".
"Non serviva che ti travestissi" replica il mago, poi mormora una formula ed il derviscio scompare.

"Avere una spia tra i Turuq non sarebbe una cattiva idea" commenta Amir a voce alta. "Certo, avrei preferito avervi tutti sul mio libro paga... ma forse così è più efficace".
"I fedelissimi di Gamal non si faranno comprare, su questo non ho alcun dubbio" dice Hanin. "Questa è l'unica soluzione fattibile. Posso offrirvi informazioni ed avvisarvi in caso di pericolo per la vostra Casata, ma il nostro accordo deve rimanere segreto. Ne va della mia vita e di quella della vostra famiglia".
"Per quanto riguarda il rapimento, come intendete agire?"
"Farò in modo che arrivi una richiesta di annullamento del contratto. Sembrerà tutto regolare. Ovviamente dovrete accollarvi le spese".
"Affidare mille monete d'oro ad un uomo che non ho mai visto è un grosso rischio, ma so che sarete leale. In fondo, mi basterebbe far circolare la voce sul nostro patto per mettervi nei guai".
"Sono consapevole di questo" replica Hanin, fissando il nababbo negli occhi. "Abbiamo quindi raggiunto un accordo?"
"E sia".
Amir stringe la mano del Turuq, poi gli consegna una grossa borsa. Il derviscio si inchina profondamente, quindi esce in silenzio dalla stanza.

"Avete fatto un ottimo lavoro, ecco il vostro compenso" dice il nababbo, appoggiando sul tavolo un sacchetto tintinnante. "Per ora potete riposarvi, non ho altri incarichi urgenti da affidarvi".
"E' sempre un piacere lavorare per lei" esclama Fiona, afferrando il denaro. "Quando avrà ancora bisogno di noi, ci troverà alla Duna di Zaffiro".

domenica 7 giugno 2015

0030 - ritorno alla civiltà

All'alba del quattordicesimo giorno di viaggio Vaelan si profila all'orizzonte.
"Finalmente potrò fare un bagno e dormire in un letto vero" esclama Fiona, "la pelle mi prude da quanta sabbia ho addosso".
"E finalmente potrò avere un po' di silenzio" borbotta Zigfrid. "Agha non ha smesso di parlare un attimo".
Fiona ride. "E' vero, ormai tutti conoscono a memoria la storia della sua vita".
Hanin affianca il carro in groppa ad un cavallo. "E' giunto il momento per noi di salutarci. Non è bene che ci vedano entrare assieme".
"Giusto, non vorrei che qualcuno dei vostri ti vedesse in nostra compagnia" mormora Zigfrid. Poi, alzando il tono di voce, risponde: "Come da accordi, ci incontreremo stanotte nel vicolo dietro la sede della Casata".
Il Turuq annuisce. "Vedrò di non farmi seguire. Voi cercate qualcuno una sciarpa verde".
Dopo aver salutato gli avventurieri, il derviscio si allontana al galoppo verso le porte della città.
Fiona osserva la nuvola di sabbia sollevata dal cavallo. "Dici che lo rivedremo?"
"Di sicuro. Se non si presentasse perderebbe mille monete d'oro..."

La carovana supera la porta d'ingresso e si fa largo nella città brulicante di vita fino a raggiungere la piazza antistante il grande edificio di Amir.
Agha scende dal carro e si avvicina al gruppo di avventurieri. "Ora accompagnerò i sopravvissuti alla guarnigione e racconterò cosa è successo, in modo che le guardie sappiano cos'è accaduto alle altre carovane scomparse".
"Ottimo, noi intanto faremo rapporto al nababbo" risponde Miodrag.
"Per curiosità, volete che faccia i vostri nomi durante il resoconto?" dice l'uomo, facendo un cenno a Fiona. "O volete mantenere l'anonimato?"
Tutti si girano verso la ladra, che risponde con una scrollata di spalle.
"Una buona reputazione con le guardie non ci farà male" replica Zigfrid, "e magari anche il capitano Morningstar cambierà opinione su di noi e si renderà conto che non siamo gli stranieri rompiscatole e attaccabrighe che crede".
L'uomo ride. "Non importa cosa pensano gli altri. Voi avete salvato la vita di mia moglie Jinn, e per questo vi sarò sempre riconoscente".

Amir non distoglie gli occhi da Zigfrid mentre questi espone quanto accaduto all'oasi e sulle colline. Quando il mago conclude il racconto, il nababbo si alza, si dirige alla finestra e volta le spalle al gruppo, contemplando il giardino interno. "Quindi avete incontrato questo Hanin, il capo dei Turuq che volevano rapire mio figlio. Ha accettato di lavorare per noi?".
"Sì, ma ad alcune condizioni che noi non potevamo accettare senza parlarne prima con lei. E' per questo che abbiamo organizzato un incontro per stanotte".
"Condizioni?"
"Diciamo che non può lavorare apertamente per lei" replica Miodrag. "Le spiegherà tutto quando sarà qui".
"Ok, avete fatto un buon lavoro. Ritornate con il Turuq e concludiamo una volta per tutte questa faccenda".

sabato 6 giugno 2015

0029 - servo di due padroni

Mentre gli uomini stanno caricando sui carri le casse di viveri e le botti d'acqua necessarie ad affrontare il viaggio di ritorno a Vaelan, Agha si avvicina al gruppo accompagnato da un Turuq. "Lui è Hanin, l'unico che è sopravvissuto alla carneficina".
"Ma all'oasi non erano stati fatti quattro o cinque prigionieri?" chiede Fiona. "Gente più vecchia e malandata di lui se l'è cavata senza un graffio!"
"Abbiamo affrontato gli gnoll più grossi nelle tende e non eravamo equipaggiati come voi. I miei compagni si sono battuti valorosamente" risponde il derviscio, "meritano rispetto".
"Non lo metto in dubbio." Zigfrid scocca un'occhiataccia alla ladra. "Siamo arrivati fin qui in cerca di voi Turuq".
"E per quale motivo, di grazia?"
"Siamo stati mandati qui per assoldarvi" interviene Miodrag. "Non volete avere un lavoro ben retribuito invece che soffrire la sete nel deserto?"
"Un lavoro? E chi lo offrirebbe?"
"La Casata della Sabbia" risponde lo spadaccino, estraendo il medaglione con il simbolo della clessidra.
"Ah, la Casata della Sabbia... capisco... siete qui per il rapimento del figlio del nababbo, non è così?" risponde Hanin. "Immagino quindi che Jorik, Klevis e Malan siano morti".
"Jorik è attualmente ospite delle prigioni di Vaelan. Purtroppo gli altri due non hanno avuto la stessa fortuna" risponde il mago. "Siamo stati inviati per convincervi a rinunciare al rapimento e per offrirvi un lavoro".
"Ci sarebbero alcune clausole, come la fedeltà alla Casata, ma sono robette da nulla" esclama Miodrag. "Che ne dici?"
"Bloccare il rapimento è complesso, e per farvi capire il perché devo spiegarvi come è strutturata la nostra organizzazione. Ci sono molti gruppi indipendenti a cui vengono affidati i compiti più disparati, poi c'è la squadra di Kamal che coordina gli incarichi. L'unico modo per interrompere un incarico è coprire il costo dello stesso con i coordinatori. Ma non potete certo farlo voi".
"Di quanto denaro si parla?"
"Mille monete d'oro".
"Sono parecchi soldi, ma penso che il nababbo possa coprire questa spesa" dice Fiona, guardando i compagni. Tutti annuiscono.
"Solo che non è così semplice. L'offerta di lavoro è allettante, ma non posso presentarmi dai miei capi e chiedere di annullare il rapimento per poi farmi vedere con le insegne della Casata della Sabbia addosso. Finirei in pasto ai vermi del deserto nel giro di un'ora".
"Tu cosa proponi?"
"Continuerò a lavorare per i Turuq e farò in modo che l'incarico sembri annullato dal committente".
"Dato che siamo in argomento" chiede il mago, "chi sarebbe questo committente?"
"Non lo so, Kamal non me ne ha mai parlato. Mi ha affidato l'incarico e basta".
"Ovviamente..." borbotta Zigfrid. "Quindi?"
"Quindi potrei essere i vostri occhi e le vostre orecchie tra i Turuq. Cercherò di evitare che la Casata venga aggredita ancora o vedrò di avvisarvi se il pericolo non può essere evitato. Che ne dite?"
"Direi che solo Amir può approvare un contratto del genere" risponde Zigfrid.

venerdì 5 giugno 2015

0028 - spartizione del bottino

Fiona e Miodrag, ignorando la coppia ed il mago, rimangono attoniti davanti al contenuto della stanza. Alcuni forzieri e svariate casse sono ammassati lungo le pareti, circondati da cumuli di monete d'oro, d'argento e di rame.
"Che spettacolo!" esclama la ladra con gli occhi che brillano. "Saranno di sicuro più di duemila monete d'oro! E senza contare il resto del bottino!"
Lo spadaccino si avvicina e scoperchia un baule, rivelando rotoli di stoffe e vestiti. "Queste devono essere le mercanzie delle carovane assaltate negli ultimi mesi. Dall'odore direi che le casse sono piene di cibo".
"Abbiamo fatto bene a seguire il consiglio del tappo" dice Delorean, sradicando il coperchio di una cassa ed afferrando un pezzo di carne secca.

Mentre Fiona, Miodrag e Delorean cominciano a riempire gli zaini, Agha si alza e si dirige verso Zigfrid.
"So che chiedo tanto" dice l'uomo, guardando il mago negli occhi, "soprattutto dopo che mi avete salvato la vita ed avete liberato gli altri prigionieri, ma... non potresti lasciarle il suo libro? In fondo, voi avrete tutto questo oro..."
"Certamente" Zigfrid sorride, "ma ad una condizione".
La ladra si volta di scatto. "Cosa!?! Il libro è di quella poveretta! Lasciaglielo, che cosa ti costa?"
Il mago fulmina Fiona con uno sguardo, poi sorride e si avvicina a Jinn, posando una mano sul poccolo volume. "Come ho già detto, è tuo. L'unica condizione è che tra noi possa esserci un reciproco scambio di incantesimi" conclude.
Senza distogliere lo sguardo dal libro, la donna appoggia con delicatezza la mano sul quella di Zigfrid e la scosta, riprendendo lo studio.
"Ora non è nelle condizioni per rispondere" replica Agha, "ma quando si sarà ripresa accetterà di buon grado l'accordo. Ora, se non vi dispiace, vado a vedere come possiamo organizzarci per andarcene da qui".
"A proposito" si intromette Fiona, "che ne sarà dei poveracci qui fuori?"
"Beh, hanno perso tutto" risponde l'uomo. "Non potreste lasciar loro qualche moneta, in modo che si possano almeno ricomprare i vestiti?"
"Eh, no! Abbiamo faticato parecchio per ottenere questo! E' nostro di diritto" esclama Miodrag, continuando a raccogliere monete. "Loro hanno già ottenuto la libertà!"
"Anche loro hanno dato una mano contro gli gnoll" sentenzia Zigfrid. "Meritano anche loro qualcosa. Agha, fornisci loro i vestiti che ci sono nei bauli".
"Potremmo anche dar loro qualche moneta" dice Fiona, "così da poter ricominciare una volta tornati alla civiltà!"
"Che ne dite se distribuiamo le monete di rame e parte di quelle d'argento?" propone il mago, mentre valuta le varie possibilità. "Noi ci risparmiamo la fatica di portare tutto quel peso e loro avranno un'adeguata ricompensa. Quanti prigionieri sono sopravvissuti?"
"Poco meno di una ventina" risponde Agha.
"Ok, direi che l'equivalente di dieci monete d'oro a testa dovrebbe essere equo" conclude Zigfrid.
L'uomo sorride. "Sarebbe di sicuro un bel gesto, che verrà certamente apprezzato. Vi ringrazio a nome di tutti".
Miodrag scuote la testa, scuro in volto. "Se non altro, migliorerà la nostra reputazione".

giovedì 4 giugno 2015

0027 - stretto al petto

Fiona si gira verso le capanne, cercando con l'arco possibili bersagli. Gli ultimi due gnoll crollano sotto la furia di una mezza dozzina di prigionieri, il resto giace riverso in pozze di sangue. Alcuni uomini entrano ed escono dalle baracche cercando eventuali superstiti, mentre altri stanno accumulando i corpi vicino alle gabbie, curandosi di dividere i mostri dai loro compagni caduti.
Ad un tratto un urlo squarcia il silenzio: "Jill, no!". Una figura avvolta di stracci corre a perdifiato superando il gruppo ed imboccando l'ingresso della miniera.
"Fermati, potrebbero esserci altri pericoli!" urla Agha gettandosi all'inseguimento, ma il bastone di Zigfrid gli blocca la strada.
"Non ci sono più pericoli... grazie a noi, modestamente. Ed ora dacci una spiegazione" dice gelido il mago.
"Quella è mia moglie Jill. Da quando è stata fatta prigioniera è come impazzita. Si è progressivamente chiusa in se stessa, e tu dovresti ben capire il perché" risponde l'uomo, fissando l'halfling.
Il mago sostiene il suo sguardo per un momento, poi sospira, toglie il bastone dal petto dell'uomo e si gira. "Ok, andiamo".
Zigfrid precede i compagni ed Agha lungo il corridoio e si ferma davanti ad un varco che si apre sulla destra. Jinn è seduta al centro della grande stanza, con le gambe raccolte, e sta stringendo forte al petto un piccolo libro rovinato, a cui è stato strappato un lato della copertina. Il suo sguardo è perso nel vuoto e copiose lacrime rigano il suo volto.
Agha si avvicina e si china accanto a lei, posandole una mano sulla spalla, ma la donna non sembra accorgersi della presenza del marito. Jinn apre lentamente il libro e comincia a leggere muovendo le labbra.

mercoledì 3 giugno 2015

0026 - la sacerdotessa e le sue guardie

I quattro avventurieri corrono verso l'entrata della vecchia struttura nanica ma si fermano quando alcuni quadrelli si piantano davanti ai loro piedi. Nell'oscurità oltre le colonne dell'ingresso, Delorean vede alcuni gnoll che stanno ricaricando le balestre e parte in carica, seguito da Miodrag.
Fiona cerca riparo dietro ad una colonna, mentre Zigfrid illumina un ciottolo e lo lancia all'interno. La pietra rotola sul pavimento, mostrando quattro grossi gnoll in armatura che proteggono la sacerdotessa. I mostri, dopo aver scaricato le balestre, si preparano all'assalto impugnando delle mazze.
L'ascia del chierico si abbatte sul primo, che para con il buckler e restituisce il favore. Le due lame dello spadaccino feriscono un altro gnoll, mentre le frecce di Fiona si infrangono su uno scudo nella retrovia. Il mago fa saettare alcuni dardi incantati, che bruciano il volto della sacerdotessa e le strappano un urlo di dolore.
Il suo sguardo carico d'odio si fissa su Zigfrid ed un ghigno le distorce il volto da iena. Protende il simbolo e ringhia un'invocazione. Il mago sente la magia esplodere nelle sue viscere, mentre i muscoli cominciano a contrarsi e bloccarsi. Chiude gli occhi e si concentra, riportando alla mente gli insegnamenti del suo maestro: controlla il respiro e focalizzati sul dolore. Facendo appello alla sua forza di volontà, espelle l'energia negativa e dissolve l'incantesimo.

Mentre i colpi dello spadaccino e del chierico penetrano le difese degli avversari, le risposte degli gnoll sembrano fiacche ed imprecise, anche a causa del suolo scivoloso creato da Zigfrid sotto i loro piedi. La loro agilità e resistenza, però, è impressionante e gli avventurieri faticano ad aver ragione dei mostri.
Poi un ululato riempie il corridoio e gela loro il sangue. Dal medaglione che impugna la sacerdotessa si genera una sfera d'ombra che sembra esplodere, ingrandendosi a dismisura. Miodrag e Delorean vengono investiti in pieno dalla forza malvagia e sentono la propria energia vitale affievolirsi. Il chierico pesantemente ferito barcolla e si allontana, quindi invoca la propria divinità per curare se stesso ed i compagni.
Qui le cose si mettono male, quella bestia va fermata pensa Zigfrid, estraendo dalla sua borsa dei componenti delle minuscole crostate di frutta. "Ehi, strega, ti hanno mai raccontato la storiella della scimmia che entra in una taverna?" esclama il mago, mimando i versi di un gorilla ed agitando una piuma. La sacerdotessa esplode in una risata e comincia a rotolarsi per terra tenendosi la pancia, mentre copiose lacrime le rigano il pelo.
Alcuni colpi ben assestati abbattono definitivamente tre delle guardie, lasciando Miodrag a fronteggiare un ultimo gnoll e la capotribù, che si rialza asciugandosi gli occhi.
Zigfrid ne approfitta per estrarre della polvere di ferro dalla borsa e farla scivolare tra le dita mentre pronuncia una formula arcana. Il corpo di Miodrag cresce a dismisura, arrivando fino al soffitto. La sua spada passa sopra la testa dell'ultima guardia sopravvissuta ed affonda tra le costole della sacerdotessa, facendole esalare l'ultimo respiro. Lo gnoll rimasto si volta e corre per sfuggire alla morte, ma lo spadaccino fa scorrere la lama sul pavimento e la infila tra le gambe del mostro, tirando forte verso l'alto e tagliandolo in due.

martedì 2 giugno 2015

0025 - liberare i prigionieri

Delorean e Fiona perquisiscono i corpi dei due gnoll morti e poi gettano oltre il bordo le lance ed i pugnali trovati sui cadaveri.
Miodrag estrae dallo zaino una corda con rampino, la fissa ad una roccia sporgente e getta l'altra estremità oltre il bordo. In silenzio, tutti e cinque scendono dentro la fossa e si avvicinano alle gabbie degli schiavi, che si ammassano su un lato protendendo le mani e chiedendo di essere liberati.
"Zitti o sveglierete gli gnoll!" dice Zigfrid, avvicinandosi alla gabbia dove sono rinchiusi i Turuq. "Ora vi liberiamo, poi ci darete una mano a sterminare l'accampamento. Voi pensate alle capanne, noi alla sacerdotessa ed ai suoi scagnozzi".
"Certamente" risponde un derviscio con un ghigno stampato sul volto. "Non potevamo chiedere di meglio".
Zigfrid e gli altri cominciano a segare le corde che tengono legati i pali della prigione, riuscendo in poco tempo ad aprire un pertugio sufficiente a far passare i prigionieri.
Mentre alcuni uomini si danno da fare sulle altre gabbie, due Turuq afferrano i pugnali gettati dagli avventurieri e si dirigono di soppiatto alla prima capanna. Dopo pochi secondi escono coperti di sangue tenendo in mano altre armi, che forniscono agli altri compagni di prigionia.
"Andiamo a sistemare la sacerdotessa" sussurra Zigfrid ai compagni, avviandosi verso l'imponente entrata della miniera. I loro passi furtivi vengono nascosti dal russare degli gnoll, che si affievolisce man mano che gli schiavi li ammazzano nel sonno.
Ad una decina di metri dall'entrata della miniera, Fiona si immobilizza davanti al gruppo. Uno gnoll esce da una capanna e si dirige tranquillo verso la parete di roccia, traffica coi pantaloni e poi comincia ad urinare.
Mentre Miodrag scatta in avanti, la ladra incocca una freccia, prende la mira e lascia andare la corda. Lo gnoll si gira in quell'istante, richiamato dai passi in corsa. Il dardo lo colpisce ad una spalla, facendolo ruotare ulteriormente e strappandogli un grido di dolore. Lo spadaccino con un ultimo balzo si porta in mischia e sferra un fendente all'altezza del collo. La testa rotola qualche metro più in là, mentre il corpo si accascia a terra.
Il gruppo si guarda attorno, mentre il sonoro russare lascia il posto a richiami animaleschi. Molti gnoll escono dalle capanne con le armi in mano e dopo un attimo di smarrimento, si gettano contro i prigionieri.

lunedì 1 giugno 2015

0024 - azioni impulsive

"Mezzogiorno è arrivato e non si è visto nessun Turuq. Propongo di muoverci" dice Zigfrid.
Il carro percorre a fatica un tratto di deserto e poi raggiunge il terreno roccioso che segna l'inizio delle colline. Mentre il cielo diventa rosso ed il sole scompare dietro le creste delle montagne Curna, il mago indica una specie di crepaccio: "Molliamo il carro vicino a quelle rocce lì, così non sarà visibile. Poi saliremo sulla collina, in questo modo saremo protetti ed avremo una buona visuale dall'alto dell'accampamento".
Mentre le cinque figure risalgono la collina, le ultime luci del tramonto scompaiono e la notte viene illuminata da una luna quasi piena, che rischiara il sentiero ed il territorio circostante. Dopo un'ora di cammino, ad un cenno di Agha il gruppo si ferma dietro ad una conformazione rocciosa ed osserva l'accampamento.
Sotto di loro, nella piccola vallata alla base della collina, è presente un vasto buco, largo quasi cento metri e profondo poco meno di una decina. Le superfici lisce delle pareti fanno pensare ad un lavoro eseguito da mani esperte, quasi di sicuro naniche. Al centro sono state erette una quindicina di capanne rotonde, dalle pareti di legno e dal tetto di paglia e stoffa, separate da piccoli spiazzi di terreno battuto. Dal bordo più vicino si intravedono le sommità di tre rozze gabbie, costruite con pali di legno tenuti insieme da legacci di cuoio. Vicino alla parete opposta, sulla sinistra ci sono dei carri vuoti ed un lungo palo a cui sono legati una dozzina di cavalli. Sulla destra sono disposti tre grandi tavoli ed un falò, ormai spento, su cui è stato posizionato un treppiede che sostiene un grosso calderone.
Gli gnoll hanno già rinchiuso gli schiavi e si sono ritirati nelle tende a dormire. Un sonoro russare viene portato dal vento e copre i rumori della natura.
Dopo un paio di minuti, uno gnoll passa davanti al punto di osservazione, con l'aria tranquilla di chi sa che non incontrerà guai.
"Ok, il piano è questo" sussurra Zigfrid agli altri. "Fiona, tu scenderai e ti nasconderai dietro quei cespugli a pochi metri dal passaggio della ronda. Delorean, quando il prossimo gnoll le passa vicino dovrai rendere silenzioso l'ambiente circostante, in questo modo lei potrà ammazzarlo senza che riesca a dare l'allarme. Quando anche l'altra sentinella sarà nella zona coperta dal silenzio, Fiona potrà falciarla senza pietà. Tutto chiaro?"
Tutti fanno cenno di aver compreso.
La ladra scende silenziosa ed invisibile lungo il pendio e si nasconde dietro un cespuglio, in attesa.
La ronda non si fa aspettare. Lo gnoll imbocca il tratto di terreno che passa davanti a Fiona, camminando svogliato con la lancia appoggiata sulla spalla.
E se non lo uccide al primo colpo? Meglio che la raggiunga per darle man forte pensa Miodrag, cominciando a scendere velocemente la ripida collina. A pochi metri dall'arrivo il piede scivola su un masso instabile e lo spadaccino vola a faccia in giù, atterrando tra le rocce, a pochi passi dalla ladra.
Lo gnoll si volta di scatto verso i cespugli, afferra la lancia e guardingo si avvicina per controllare la fonte del rumore.
Ma porca... perché quel cretino non segue mai i piani? E Delorean cosa aspetta? non ha ancora fatto calare il silenzio... Fiona si sposta pochi metri più a destra, mentre la guardia si ferma davanti agli arbusti dietro i quali è finito Miodrag, che attende immobile. La creatura osserva pensieroso i rametti che si muovono. Poi, dopo un attimo di tentennamento, infilza il cespuglio con la lancia.
Un brivido freddo percorre la schiena di Miodrag, mentre la punta dell'arma si conficca nel terreno a pochi centimetri dal suo occhio. Poi lo gnoll ritira la lancia ed affonda nuovamente, questa volta infilzando la morbida carne dello spadaccino.
Un'espressione di stupore si disegna sul volto della iena antropomorfa, mentre la consapevolezza si fa strada nel suo cervello.
Delorean decide che quello è il segnale ed invoca il potere della sua divinità. L'urlo che esce dalla gola dello gnoll scompare nel nulla.
Finalmente! Fiona incocca una freccia e tira, perforando dal basso verso l'alto la gola e la testa della creatura, che cade all'indietro senza il minimo rumore.
Miodrag si accuccia accanto alla ladra e si esamina la spalla, che per fortuna è ferita solo superficialmente.
L'altra guardia arriva poco dopo e, notando il corpo caduto, corre per controllare cosa è successo. Dal cespuglio saetta una seconda freccia che si pianta dritta nel cuore dello gnoll, facendolo stramazzare sopra l'altro cadavere.

Il gruppo si riunisce a qualche metro dal bordo della grande fossa circolare scavata nel terreno.
"Questo è ciò che succede quando non segui il piano" commenta sarcastico Zigfrid, guardando la spalla ferita di Miodrag. "Ora vedi di seguire le istruzioni, non voglio rischiare la vita per colpa della tua stupidità. Caliamo le corde, liberiamo i prigionieri e poi mentre gli schiavi si occupano delle capanne, noi cerchiamo la loro sacerdotessa. E' dentro la struttura nanica, giusto?"
Agha fa un cenno affermativo con la testa.

domenica 31 maggio 2015

0023 - una cena alternativa

"Provviste? Nel carro non ne ho viste" ribatte perplesso lo spadaccino.
Il mezz'orco si fionda a controllare. "Nulla... siamo senza cibo" esclama, tornando dagli altri.
Fiona, Miodrag e Delorean controllano invano negli zaini, mentre Zigfrid li guarda ridacchiando.
"Che hai da ridere!?! Siamo fregati!" esclama Fiona. "Abbiamo solo il mio sacchetto di datteri!"
"Voi di sicuro sì" risponde il mago, "io invece, che sono una persona previdente, mi sono portato dietro le provviste. Provviste che VOI non avrete".
Delorean ringhia e fa per alzarsi.
"Cosa vorresti fare? Rubarmele? Vuoi davvero affrontare la mia magia?" puntualizza Zigfrid con tono di sfida. "Siete sopravvissuti sottoterra nel Dambrath in condizioni peggiori di queste! Qui siamo all'aperto! Vi siete già rammolliti?"
Odio quando il tappo ha ragione... Fiona sbuffando si alza e comincia a perlustrare l'oasi. Le palme non hanno frutti, come anche gli arbusti. Sconsolata torna a mani vuote dal gruppo.
"Beh, ci rimane una sola cosa da fare..." mormora Miodrag, guardando dietro di sé. Si alza, si avvicina al cadavere dello gnoll e comincia a macellarlo.
Fiona sgrana gli occhi. Delorean le si avvicina e sussurra: "Mentre lo cucina vedrò di purificarlo. Non ti preoccupare... fai finta che sia qualcos'altro".

Mentre tutti piluccano la cena cercando di non pensare a quello che stanno mangiando, Agha chiede: "Quindi... libererete gli altri schiavi?"
"Spiacente, abbiamo già una missione" risponde Fiona.
Zigfrid si infila in bocca una galletta: "Così, tanto per sapere... Dove si trova l'accampamento? E quanti sarebbero gli gnoll?"
"Gli gnoll hanno eretto il loro accampamento in una specie di grosso buco nel terreno laggiù sulle colline, scavato probabilmente da nani. Sul fondo c'è anche l'entrata di una costruzione abbandonata, in cui ora vive la sacerdotessa che comanda. E' a mezza giornata da qui. Nell'accampamento vivono circa cinquanta gnoll".
Delorean sputa il boccone che stava masticando: "Sono decisamente troppi per noi quattro!"
"Io propongo di attendere il ritorno dei Turuq qui. Se un gruppo è partito per qualche motivo, presto tornerà" commenta Fiona.
"Ma non sono tutti combattenti, solo una dozzina sanno come si impugna bene un'arma" ribatte esitando Agha. Poi sussurra: "Così Jinn sarà condannata... la mia adorata Jinn..."
"Sono sempre troppi, per me è un rischio inutile" dice Miodrag.
"Potremmo trovare un modo per liberare gli schiavi ed armarli, così loro sarebbero il nostro diversivo con gli gnoll e noi avremmo più libertà d'azione" pensa a voce alta Zigfrid, immerso nei suoi pensieri. "Oppure potremo aspettare qui i Turuq e convincerli a darci una mano. Agha, spiegaci com'è strutturato e gestito questo accampamento".
Mentre Agha disegna con un bastoncino sulla sabbia una piccola mappa, indicando la posizione delle capanne e delle gabbie per gli schiavi, illustra come gli gnoll gestiscono la sicurezza: "C'è un solo accesso per raggiungere il fondo del buco ed è una serie di larghe passerelle di legno che scendono fino a terra. Davanti a questa struttura sono state costruite due casupole di legno in cui ci sono due guardie gnoll. Di notte, altre due percorrono la sponda del buco, una in senso orario ed una in senso antiorario. Tutti gli altri gnoll di notte dormono".
Mentre il mago ed Agha discutono, Fiona e Miodrag continuano a sostenere che sia meglio rimanere all'oasi. Delorean invece rimane in silenzio, combattuto su quale sia la cosa migliore da fare.
Dopo quasi un'ora di discussione, Zigfrid propone di attendere fino a mezzodì del giorno dopo. "Se per quell'ora i Turuq non saranno rientrati, andremo a controllare l'accampamento degli gnoll".
Delorean fa un cenno di assenso ed anche Miodrag e Fiona alla fine acconsentono di malavoglia.

sabato 30 maggio 2015

0022 - Agha

"Io sono Agha" dice l'uomo. Poi si gira, afferra la borraccia e la porta alla bocca. Nemmeno una goccia d'acqua scende dall'imboccatura.
Il chierico gliela toglie gentilmente dalle mani, mormora un'orazione e gliela restituisce piena. Agha comincia ad ingurgitare il liquido e subito dopo sputa il contenuto in un accesso di tosse.
"Piano, un sorso alla volta" dice Delorean, aiutandolo a reidratarsi mentre Zigfrid, Fiona e Miodrag si avvicinano.
"Chi sei? Cosa è successo?" chiede il mago, accucciandosi vicino all'uomo.
"Come ho detto al tuo amico, mi chiamo Agha. Sono un artista".
"Questo risponde solo alla prima domanda" incalza Zigfrid.
"Ero diretto con la mia compagnia teatrale a Lastarr, dove un facoltoso mecenate di Vaelan ci aveva trovato un ingaggio. Siamo stati attaccati da un branco di gnoll. Alcuni di noi hanno tentato di difendere la carovana e sono stati uccisi. Gli altri si sono arresi. Una decina di noi, me compreso, sono stati fatti schiavi".
"Sì, sì, una triste storia. A me interessa cosa è successo qui" taglia corto il mago.
Agha osserva perplesso l'halfling. "Uno dei nostri carcerieri, un esploratore, era venuto qui per recuperare dell'acqua ed ha scoperto che qualcun altro aveva avuto la stessa idea e si era accampato nell'oasi. Si è accorto che c'erano solo pochi uomini che giravano tra le tende, una preda facile per gli gnoll. E' tornato qui con una decina di schiavi, quelli di noi che potevano combattere, ed alcuni sgherri dei suoi. Ci hanno mandato all'assalto per impegnare gli avversari, mentre loro potevano finire i superstiti con facilità".
"Questo spiega perché ci sono così tanti cadaveri vestiti come te" commenta Miodrag.
"Già, io sono l'unico sopravvissuto. Mi sono salvato solo perché ho finto di essere morto e la fortuna mi ha assistito. Qui c'erano molte provviste, quindi non si sono affannati a riportare al campo anche i caduti. Sono sopravvissuto una giornata con quel pugnale piantato nella pancia, all'ombra di questa palma. Sarei sicuramente morto se tu non mi avessi salvato con la tua magia" Agha guarda Delorean e sorride riconoscente.
"Quindi hanno ucciso tutti e razziato l'accampamento" commenta Zigfrid.
"Non proprio, hanno anche fatto quattro o cinque prigionieri" risponde l'uomo. "Scusate se mi permetto, ma... non è che avreste qualcosa da mangiare? Sto morendo di fame".
Fiona estrae un dattero dal sacchetto e lo posa sulla mano di Agha, che comincia a masticarlo piano, assaporando ogni boccone.
"Se gli gnoll non tornano, possiamo accamparci qui. Miodrag, prendi le provviste dal carro" dice la ladra.

venerdì 29 maggio 2015

0021 - grattare il terreno

Nel silenzio che circonda l'oasi, Fiona e Midrag si avvicinano con circospezione al cadavere più vicino al carro, riverso sopra ad una cassa sfasciata. I larghi vestiti neri sono lacerati da segni di lama ed un grosso foro trapassa il corpo da parte a parte, pochi centimetri sopra il cuore.
"E' stato ucciso con una lancia" commenta Miodrag, esaminando la ferita mortale.
Fiona fa un cenno di assenso, mentre perquisisce il cadavere. "A parte i segni del combattimento, è pulito e vestito bene. Probabilmente faceva parte dei Turuq. Non ha nulla addosso. Guarda, i passanti della cintura sono lacerati, probabilmente qualcuno gli ha strappato ciò che portava legato in vita".
"Ok, ma qualcuno... chi?" Miodrag si guarda intorno, poi si alza e si avvicina ad un altro cadavere. L'uomo è vestito con abiti vecchi e laceri, è coperto da uno spesso strato di sporcizia ed è talmente magro che le ossa sporgono. Le ferite recenti ed il sangue misto a polvere di cui è coperto il corpo non riescono a nascondere segni di vecchie ferite, ormai cicatrizzate. "Questo non sembra appartenere ai Turuq, forse faceva parte degli aggressori. Era ridotto male anche prima di iniziare a combattere".
Un rumore alla loro destra attira l'attenzione di entrambi, che si voltano di scatto.
"Qui non c'è nulla, hanno portato via tutto! Carri, viveri, armi... non è rimasto niente" sbraita Delorean uscendo da una tenda.
Poi il chierico nota un movimento al limitare del suo campo visivo. L'istinto spinge il corpo a muoversi prima che il cervello riesca a formulare un pensiero: Non siamo soli!
Il chierico, ascia in mano, comincia a perlustrare con lo sguardo l'ambiente circostante. I cadaveri ricoperti di sangue, le tende piantate tra l'erba bassa, le rocce che emergono dalla sabbia. Tutto è immobile. Solo le piante si agitano debolmente, mosse da una leggera brezza.
Poi il movimento si ripete e Delorean riesce a focalizzare cosa ha attirato la sua attenzione. Il corpo di un uomo appoggiato ad una palma, con un pugnale affondato fino all'elsa che gli esce dall'addome. Le dita della mano destra stanno lentamente grattando il terreno nel tentativo di raggiungere una borraccia, appena fuori dalla sua portata.
Il chierico si inginocchia accanto all'uomo, che gira lentamente la testa e lo guarda senza riuscire a metterlo a fuoco. La mano continua a grattare il terreno, afferrando nient'altro che sabbia e pietrisco. Delorean invoca i poteri della sua divinità ed appoggia le mani sul corpo del moribondo. Quando la magia comincia a guarire le ferite interne, lo sguardo dell'uomo torna improvvisamente vigile e la sua gola manda un suono roco, mentre le sue dita afferranno spasmodicamente manciate di terra.
"Ora questo farà male" dice il mezz'orco, quindi afferra l'elsa del pugnale che gli sporge dal petto e tira. Un fiotto di sangue segue il percorso disegnato dalla lama, finendo sul terreno e sui pantaloni dell'uomo. Un urlo di dolore squarcia il silenzio. Delorean ricomincia a salmodiare e la profonda ferita si richiude velocemente.
"Gr... grazie" dice l'uomo. "Ti devo la vita".
"Questo è poco ma sicuro" esclama Delorean. "Ora dimmi... tu chi sei?"

giovedì 28 maggio 2015

0020 - l'oasi

"COSA!?!" urla Ghazal. "Volete andarvene!?! Adesso? E che ne sarà della spedizione?"
"Staremo via solamente una giornata, forse due. Dobbiamo controllare un sito poco distante e vogliamo approfittare di questa opportunità" spiega Miodrag.
Il mercante è paonazzo, stringe i pugni fino a farli sbiancare e fatica a respirare mentre cerca di frenare la rabbia. "Come faremo senza quattro guardie? Vi rendete conto di cosa state facendo?" sbraita, mentre gli altri mercenari osservano la scena. Alcuni si lanciano sguardi preoccupati, altri invece sembrano tranquilli, come se non fosse un problema loro.
Zigfrid squadra il mercante: "Anche se noi ci allontaniamo per un paio di giorni, potete sempre contare sulla dozzina di uomini che vi sta seguendo. Finora non è accaduto niente, e saremo di ritorno prima che raggiungiate il limitare delle colline. Non c'è nulla di cui preoccuparsi".
"Scordatevi il compenso! Da me non riceverete neanche una moneta di rame!" urla Ghazal, fissando l'halfling con uno sguardo carico d'odio misto a disperazione.
"Sta bene" taglia corto il mago, risalendo sul carro e facendo cenno a Delorean di spronare i cavalli.

Il sole sta calando, portando via con sé il caldo opprimente delle ore precedenti, quando il carro arriva in vista di una conformazione rocciosa in mezzo alle dune del deserto.
"Dietro quello sperone di roccia dovrebbe esserci l'oasi" dice Zigfrid, bevendo un sorso d'acqua dalla borraccia.
"Spero che tu non abbia sbagliato i calcoli, tappo" dice Miodrag. "Qui non sembra esserci nessuno".
Il terreno comincia a farsi roccioso e le ruote del carro scricchiolano sopra i ciottoli, mentre Delorean conduce i cavalli lungo un percorso che sembra esser stato battuto di recente.
Il cerchio di rocce rivela al suo interno un avvallamento dove affiorano piccole polle d'acqua, attorniate da erba, arbusti e palme da dattero, all'ombra delle quali sono state piantate una dozzina di tende. In mezzo all'erba si notano alcuni corpi riversi al suolo.
"Sembra siano tutti morti" dice Fiona, aguzzando la vista. "Ho contato almeno una decina di cadaveri. E quello peloso lì in fondo non mi pare umano".
"Che facciamo?" chiede Delorean, fermando i cavalli. "Chi ha fatto questo macello potrebbe essere ancora qui intorno".
"Avvicinati lentamente a quella pozza d'acqua laggiù" indica Miodrag. "Mentre i cavalli si dissetano, possiamo controllare il campo".
"Un momento, non sappiamo cosa abbia ucciso quelle persone" Zigfrid intima a Delorean di fermarsi, salta giù dal carro e si avvicina all'acqua. Il suo sguardo si concentra sulla superficie della polla, mentre le parole dell'incantesimo gli escono dalle labbra in una fievole cantilena. "Ok, nessun pericolo. Non è avvelenata. Fai abbeverare i cavalli".
Mentre le bestie cominciano a dissetarsi, tutti scendono dal carro e cominciano ad inoltrarsi nell'accampamento.

mercoledì 27 maggio 2015

0019 - fulmini nella notte

La carovana si incammina sull'unica strada che collega Assur a Lastarr, sulla quale i segni delle ruote dei carri hanno scavato solchi profondi, che si riempiono di sabbia sottile all'alzarsi del vento e si svuotano al passaggio dei mezzi.
Mentre il sole sorge, il deserto si manifesta in tutto il suo splendore: la dune di sabbia che circondano la città assumono toni arancioni, in netto contrasto con i colori scuri delle montagne Curna che sullo sfondo delimitano l'orizzonte.
I giorni e le notti si susseguono tranquilli e la carovana procede spedita, senza incontrare pericoli o intoppi.
Alla sera del decimo giorno di viaggio, la carovana si ferma per affrontare i rigori notturni del deserto. Vengono decisi i turni di guardia, il cuoco prepara la cena e la distribuisce equamente a tutti, poi ognuno srotola il proprio giaciglio e si stende a dormire. Dopo una decina di minuti un sonoro russare copre i rumori del deserto.
Miodrag osserva gli altri due mercenari che stanno facendo la guardia assieme a lui. I pensieri vagano alle notti di guardia nelle grotte del Dambrath, dove l'unico vero compagno era l'onnipresente fango.
Alcuni bagliori ad ovest riscuotono lo spadaccino dai suoi pensieri. Sembrano fulmini in mezzo al deserto, abbastanza lontani da non suscitare eccessiva preoccupazione, ma comunque decisamente strani.

"Sarà una sacca di umidità nelle vicinanze di una polla d'acqua sotterranea" minimizza Ghazal.
"E' strano vedere fulmini nel deserto, soprattutto così bassi all'orizzonte" ribatte Miodrag.
"Se li hai visti nel punto in cui mi hai indicato, non c'è nulla di cui preoccuparsi" dice Ghazal, fissando l'orizzonte. "La nostra strada porta a sud ovest, quindi eviteremo quella strana tempesta".
"Non era una tempesta. Non c'erano nuvole in cielo" mormora tra sé lo spadaccino, tornando dai compagni.

Gli strani fulmini li accompagnano nelle notti successive, sempre più vicini e sempre nello stesso punto. La preoccupazione comincia a contagiare anche Ghazal, che non è più così baldanzoso come prima. Molte delle guardie faticano a prendere sonno, perciò decidono di tenere compagnia a coloro che fanno i turni di guardia.
E la stanchezza comincia a farsi sentire.

martedì 26 maggio 2015

0018 - proposta di lavoro

Ghazal si presenta come un uomo d'affari che, a causa delle voci sulla sfortunata sorte delle carovane partite per Lastarr o Radapur, non si sente sicuro a viaggiare senza scorta, come era sua consuetudine fare fino all'anno scorso.
"E' per questo che sto cercando persone valide. E se avete passato la selezione dei miei uomini, dovete esserlo di certo!" esclama, guardando soddisfatto la massiccia corporatura di Delorean. "La paga è una moneta d'oro al giorno, e vi verrà offerto vitto e alloggio".
"Abbiamo un nostro mezzo con cui accompagnarvi" dice Miodrag. "Un mecenate ci ha messo a disposizione un carro dei suoi per il viaggio".
"Dato che posso utilizzare uno dei miei carri per ulteriori mercanzie, posso offrire a ciascuno di voi una moneta d'argento al giorno in più. Pagamento all'arrivo, s'intende".
"Come all'arrivo!?!" esclama Miodrag. "Non vedremo il becco d'un quattrino per un mese?"
Zigfrid guarda lo spadaccino con aria di sufficienza: "E' normale che ci paghi all'arrivo. Sta portando la sua merce a Lastarr, avrà i soldi per pagarci solo dopo che l'avrà venduta".
"Il suo amico è perspicace e sa come gira il mondo!"
Delorean si avvicina a Zigfrid: "Ma se noi li abbandoniamo a metà strada" gli sussurra all'orecchio, "non vedremo un soldo".
Zigfrid fa spallucce: "In fondo è solo una copertura". Poi, rivolto verso il mercante: "Ok, ci stiamo. Quando si parte?"
"Domani mattina, prima che sorga il sole" risponde Ghazal. "Fatevi trovare pronti".

Dopo aver recuperato un carro da deserto dai magazzini della Casata della Sabbia ed aver ricevuto le istruzioni su come gestire i cavalli e le loro razioni di cibo ed acqua, il gruppo passa la notte in una locanda che si affaccia sulla via principale, a pochi passi dalla casa del mercante.
I rumori provenienti dalla strada, dove sono in corso i preparativi per la partenza, svegliano di soprassalto gli avventurieri, che si affrettano a raccogliere i loro averi e a raggiungere il mercante. Quando il carro si accoda alla colonna, la carovana è ormai pronta a partire.

lunedì 25 maggio 2015

0017 - stato di servizio

Nel primo pomeriggio la nave raggiunge la città di Assur, che domina la costa dalla cima di un promontorio. I torrioni del muro perimetrale svettano sopra le basse case dai tetti piatti. Un frenetico viavai di persone e carretti percorre i tornanti che collegano la città alta al porto.
La Rayo de Sol attracca e, dopo aver ringraziato il capitano, il gruppo si avventura alla ricerca di una spedizione a cui aggregarsi. Un venditore ambulante li indirizza alla volta del mercante Ghazal, che sta assumendo mercenari per un viaggio verso Lastarr.
Dopo aver attraversato la zona del mercato gli avventurieri raggiungono la casa indicata, davanti alla quale una nutrita folla attende il proprio turno per farsi ingaggiare, mentre due addetti fanno la prima selezione sotto la sorveglianza di alcune guardie private.
"Conviene passare da dietro" sussurra Zigfrid, osservando il lento procedere della coda.
"Se facciamo come dici tu ci sbattono fuori prima ancora di poterci presentare" commenta Miodrag.
Il gruppo attende una mezz'ora in coda insieme agli altri candidati. Molti vengono respinti e si allontanano borbottando colorite minacce, ma nessuno si azzarda a metterle in pratica davanti alle guardie personali del mercante.
"Salve, sono Masoud. Chi siete e perché dovremmo assumervi?" dice l'impiegato, dopo un vistoso sbadiglio.
Mentre Miodrag e Zigfrid aprono la bocca per rispondere, Delorean estrae un documento dalla sacca e lo appoggia sulla cartelletta dell'uomo. "Questo è il mio stato di servizio".
Masoud guarda perplesso il foglio, poi comincia ad esaminarlo attentamente.
"Documento interessante, signor Delorean. I tuoi compari, invece...?"
"Facevamo parte della stessa pattuglia nel Dambrath"
"Direi che avete credenziali sufficienti, potete passare!" Masoud si scansa ed apre la porta. L'uomo che sta parlando con l'altro impiegato non ha la stessa fortuna e si allontana scuotendo la testa.
"Visto? Voi mi prendevate in giro perché mi portavo dietro quel pezzo di carta. E alla fine è servito!" esclama gongolando Delorean.

domenica 24 maggio 2015

0016 - preparativi per il viaggio

Dopo un pomeriggio passato a fare acquisti tra le bancarelle del mercato ed i negozi specializzati in equipaggiamento da deserto, il gruppo si riunisce attorno ad un tavolo alla Duna di Zaffiro.
"Potevamo partire subito, invece di perdere tempo al mercato" borbotta Zigfrid.
"Non ero certo di trovare ad Assur l'equipaggiamento che abbiamo acquistato qui" dice Miodrag, aggiustandosi la cintura del suo nuovo vestito da deserto.
"Per fortuna la tratta tra Vaelan ed Assur è ben coperta dalle navi di Amir" commenta Fiona, "c'è una nave che parte domani mattina. Galoppare per tre giorni non mi faceva molta voglia".
"Poi dovremo seguire il consiglio di Amir e trovare una carovana che ci accompagni per il primo tratto. Viaggeremo più sicuri" dice Delorean, raccogliendo gli ultimi bocconi dal vassoio.
"Non è un'idea stupida: se qualche spia Turuq è in città, non desteremo sospetti" replica il mago.

L'alba di Vaelan illumina le banchine del porto, popolate da marinai che lavorano alacremente per trasportare a bordo delle navi le merci destinate a porti vicini e lontani. Piccole nuvole si rincorrono in mare aperto, formando figure strane e mutando di continuo. Il vento che soffia da est porta il profumo del mare.
"La traversata sarà piacevole" commenta Fiona, annusando l'aria. "Il mare è calmo e stando sotto costa eviteremo le onde più alte".
"Le onde mi muovono lo stomaco" dice Delorean, con il ricordo dell'ultimo viaggio ancora ben chiaro in mente.
"Eccola lì, la Rayo de Sol" Zigfrid punta il dito verso una piccola nave attraccata al molo di fronte a loro. "Le indicazioni del marinaio erano corrette. Sbrighiamoci, non voglio sprecare altro tempo".