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martedì 13 ottobre 2015

0118 - la riconoscenza della Seltarir

Il resto della nottata è trascorsa senza altri intoppi e nulla ha distolto il gruppo dal meritato riposo. Delorean, Fiona e Miodrag, già pronti per andare all'appuntamento, attendono con impazienza l'arrivo del mago.
"Decisamente un bella dormita!" esclama Fiona, stiracchiandosi. "Come mai il tappo non è ancora sceso?"
"Starà ancora sotto le coperte" borbotta Miodrag, battendo il piede con impazienza.
"Qualcuno ha visto Iriel, invece?" chiede Delorean. "Stanotte non mi pare sia tornata in locanda a dormire. E stamattina non l'ho vista".
"Probabilmente si è spaventata quando sono arrivate le guardie" risponde Fiona. "Di sicuro si farà viva quando noterà che siamo ancora a piede libero".
Zigfrid scende di corsa le scale e supera il gruppo fermo davanti all'ingresso della locanda, dirigendosi poi verso il Cortile Nador. "Allora, che state aspettando? Un invito scritto? Veloci, siamo in ritardo!"
"Una volta o l'altra una delle mie lame mi scapperà di mano e finirà tra le sue scapole" ringhia lo spadaccino, incamminandosi dietro l'halfling.
Fiona e Delorean si scambiano uno sguardo divertito, poi affrettano il passo per raggiungere Miodrag e si dirigono insieme verso la sede della Casata.

Un valletto annuncia gli avventurieri e si sposta di lato per lasciarli entrare nella piccola saletta, dove Amir e Kalina stanno attendendo seduti attorno ad un tavolo su cui è appoggiato un vassoio pieno di frutta fresca.
"Accomodatevi pure" dice il nababbo, indicando le sedie. "Servitevi pure".
Tutti si accomodano e si servono, tranne Miodrag che dopo aver preso posto inizia a giocare con il suo anello del sostentamento.
"Come vi avevo promesso, ho convocato Kalina per discutere di quello che avete fatto ieri notte" dice Amir.
La piccola halfling si alza per poter vedere meglio i suoi interlocutori, poi appoggia una mano sulla spalla del nababbo della Casata della Sabbia. "Amir mi ha spiegato a grandi linee cosa è successo al porto. In un solo giorno siete riusciti a stupirmi per ben due volte. Avete salvato i miei uomini da morte certa in mezzo al mare ed avete sventato i piani di un gruppo di pirati che avevano preso di mira la Casata di mio marito. Senza di voi difficilmente avremmo mantenuto il nostro posto nell'Alto Consiglio. La Casata Seltarir vi deve molto".
"Ci fa molto piacere sentirlo" ribatte Miodrag. "Vorrei chiederle una cosa: c'è qualcuno che vuole la vostra rovina?"
"Nessuna delle principali Casate agirebbero in tal senso. Sono convinta che una qualche entità esterna al Consiglio sia al lavoro per destabilizzare l'autorità della città e del Durpar. Prima il tentativo di rapimento di Gamal, poi gli assalti alle mie navi. Anche alcune carovane sono state attaccate nel deserto. Dubito che gli eventi non sia collegati fra loro".
"Non potrebbe essere qualcuno dentro la vostra Casata? Qualcuno senza scrupoli che aspiri al comando?" chiede Delorean, prendendo un altro dattero dal piatto ed infilandoselo in bocca.
"Danneggiare una Casata per prenderne il controllo non sarebbe una mossa saggia. Se io fossi un padrone con un palazzo e tu un mio dipendente e volessi il mio palazzo, non prenderesti a picconate i muri per rubarglielo, giusto? Otterresti solamente delle macerie di ben poco valore" ribatte la piccola halfling sorridendo.
Il chierico gioca un po' con il cibo mente riflette, poi si volta a guardare Kalina. "Però io potrei aver venduto i pezzi ed aver fatto su un gruzzolo. E con quelli rimetterei a posto i danni".
"Quello che descrivi è un processo lungo e difficile, sarebbe più semplice agire in altri modi. E comunque ci sarebbe un solo bersaglio".
"Probabilmente i due tizi con cui ci siamo scontrati sulla nave sono invischiati in tutto questo" interviene Miodrag.
"Queste sono solo congetture" lo zittisce Zigfrid. "E' inutile fare queste ipotesi senza nessun indizio. Dovremo indagare per capire cosa sta succedendo".
Amir si alza in piedi e prende la parola. "Dato che siete tutti qui, è arrivato il momento di discutere della vostra ricompensa".
Miodrag sfoggia un sorriso smagliante mentre si appoggia al tavolo. "Finalmente! Siamo tutt'orecchi".
Il nababbo si volta un momento verso Kalina, poi riprende a parlare. "Voi siete arrivati poco tempo fa in città e vivete ancora come stranieri di passaggio. Dato che le vostre azioni ci hanno ben impressionato, vorremmo aiutarvi a mettere radici nella nostra splendida terra. E' nostra intenzione farvi dono..."
"... di un ruolo nel Consiglio?" la interrompe Delorean. "E' un po' troppo, ma siamo ben felici di accettare".
Kalina socchiude gli occhi senza smettere di sorridere. "Quali sono i tuoi guadagni nell'ultimo anno?"
"Le dieci monete d'oro a settimana che ci paga Amir" risponde Miodrag ridacchiando.
"Mi sa che dovrai lavorare di più, se quello è il tuo obiettivo" commenta Zigfrid con tono tagliente. "Scusi per l'interruzione, Kalina".
Lei sorride al mago e riprende il discorso. "E' nostra intenzione farvi dono di una dimora, un edificio di tre piani all'interno della Lama dell'Onore, più un po' di denaro per arredarlo".
Zigfrid guarda i compagni che stanno sorridendo, poi si gira verso i due nababbi. "Accettiamo con piacere".
"Bene" esclama Kalina battendo le mani. "Sono molto felice che l'idea vi aggradi!"
"Per quanto riguarda il Consiglio" interviene Amir, "dovrete testimoniare tra sette giorni davanti agli undici membri. La riunione durerà per tutto il giorno, voi probabilmente verrete convocati nel primo pomeriggio".
"Immagino che dovremo rimanere a disposizione già dalla mattina" commenta il mago.
"Immagini bene" replica il nababbo con un cenno di assenso. "Un'ultima cosa. Verrete anche invitati come ospiti d'onore alla cena di gala che si terrà quella stessa sera".
Tutti prorompono in esclamazioni di gioia ed approvazione. Quando Amir riesce a riportare un po' d'ordine nella sala, Kalina attira l'attenzione e sorride ai presenti. "E' richiesto un vestito elegante, mi raccomando".

Mentre gli altri si recano presso la Lama dell'Onore per vedere la nuova proprietà, Fiona si dirige al mercato e si avvicina alla bancarella dei saponi e degli unguenti. La commerciante sta tentando di vendere una lozione per la pelle ad una nana, tutt'altro che intenzionata ad acquistare alcunché.
"Grazie, ma non mi interessa! Io cercavo una spazzola per la barba, che qui non vedo" dice la donna, appoggiando sul banchetto il flacone ed allontanandosi prima di essere nuovamente abbordata dalla venditrice.
La ladra si avvicina e porge alla commerciante il piccolo borsello che aveva sottratto il giorno prima. "Ieri ho visto un ragazzo allontanarsi dalla sua bancarella e gettarlo in un vicolo. Ero di fretta e purtroppo sono riuscita a passare solo oggi per restituirglielo".
La donna sgrana gli occhi, apre il sacchetto e conta le monete. "Grazie! C'è tutto il mio denaro!"
Brava, fingi che le due monete d'oro che ho aggiunto io ci siano sempre state pensa Fiona, trattenendo una smorfia. "Sono felice per lei, mi pareva giusto riconsegnarlo al legittimo proprietario!"
"Un momento!" esclama la signora, fissando la mezzelfa.
Oddio, non può avermi riconosciuta! pensa la ladra. "Mi dica, signora. Qualcosa non va?"
"In questa città dovrebbero essercene di più di persone come lei, così buone ed oneste! Non come quel brutto delinquente figlio di un cammello che mi ha rapinato!" esclama la donna sorridendo.
Fiona ricambia il sorriso e si volta per andarsene, ma la venditrice la afferra per il braccio. "Vorrei ricompensarla per il suo bel gesto con un piccolo dono" dice, prendendo lo stesso flacone di unguento che aveva proposto alla nana qualche minuto prima e porgendoglielo.
"Grazie mille! Arrivederci!" replica Fiona, afferrando il regalo ed allontanandosi tra la folla mentre la donna riprende a sgolarsi per fermare altre potenziali clienti.

lunedì 12 ottobre 2015

0117 - problemi spinosi

Alcuni colpi alla porta attirano l'attenzione dei presenti. Quando Malika si alza ed esce dalla stanza, Frederik comincia a sudare copiosamente, temendo che lo spadaccino possa aggredirlo di nuovo. La mezzelfa rientra poco dopo insieme a due guardie e si dirige verso il prigioniero, facendogli cenno di alzarsi. "Il tempo per questo interrogatorio è finito".
"Tanto non avevamo altro da chiedergli" ribatte Zigfrid, arrotolando la mappa e porgendola al capitano.
Malika lascia Frederik nelle mani delle guardie ed esce dalla sala interrogatori, dirigendosi verso il suo ufficio.
"Una curiosità" esclama Miodrag, seguendola lungo il corridoio. "Che fine ha fatto Jorik?"
"Intendi il prigioniero che avete catturato? Quello che ha tentato di rapire Gamal Sandstone?"
"Proprio lui".
"E' stato giudicato colpevole di triplo omicidio, occultamento di cadavere e tentato rapimento" risponde Malika. "E' stato giustiziato la settimana scorsa".
"Bene, bene" commenta lo spadaccino. "La giustizia ha fatto il suo corso e posso dire di aver contribuito a ripulire questa città".

Amir sta attendendo l'arrivo del capitano in piedi al centro dell'ufficio. Quando Malika ed il gruppo varcano la soglia, saluta cortesemente e chiede spiegazioni sul motivo di questa convocazione notturna. Zigfrid spiega brevemente gli eventi della notte ed illustra tutto quello che hanno scoperto, quindi attende la reazione del Nababbo.
"Quindi stiamo parlando di pirateria" commenta Amir.
"Già" ribatte Miodrag. "E l'obiettivo era impoverire la Casata Seltarir".
"La Casata Acquadifonte è molto piccola, non si può permettere le risorse ed i contatti per mettere in piedi un piano così ardito. Ci dev'essere di sicuro qualcuno dietro".
"Lo sappiamo" interviene Zigfrid. "Sulla nave abbiamo incontrato due persone invischiate in quest'attività, ed ora conosciamo le loro facce ed i loro nomi".
"Purtroppo però non sappiamo come rintracciarli" aggiunge Delorean.
Amir guarda distrattamente le carte sopra la scrivania, poi si volta verso il gruppo. "Questi sono problemi abbastanza spinosi, non è ora e luogo per discuterne". Poi voltandosi verso Malika, aggiunge: "Voglio che questa faccenda venga discussa davanti all'Alto Consiglio. Tutti quanti sarete chiamati a testimoniare e dovrete presentare tutte le prove raccolte".
"Non ci sono problemi" dice Malika. "Mi faccia sapere solo quando verrà convocato l'Alto Consiglio".
"Per quanto riguarda invece voi" dice Amir, "riferirò a Kalina tutta la faccenda. Penso che la Casata Seltarir vi vorrà ricompensare adeguatamente, in fondo avete salvato l'equipaggio di una delle sue navi e recuperato le loro merci rubate".
"Effettivamente le abbiamo reso un discreto servizio" lo interrompe Zigfrid.
Il nababbo, per nulla turbato dall'atteggiamento del mago, annuisce col capo. "Direi proprio di sì. Ora andate a riposarvi. Presentatevi domani a pranzo presso la sede della mia Casata, organizzerò un incontro nel mio ufficio con Kalina".
"Penso che anche lei voglia tornare a dormire" commenta Miodrag, accennando un sorriso.
Un lieve sorriso increspa le labbra di Amir. Dopo aver salutato il capitano delle guardie, in silenzio accompagna il gruppo all'aperto e poi si dirige verso la sede della Casata della Sabbia.

venerdì 9 ottobre 2015

0116 - tante domande, pochi diritti

Il capitano delle guardie invita il gruppo ad entrare nel suo ufficio, quindi si accomoda alla sua scrivania e comincia ad esaminare quanto recuperato dagli avventurieri.
"Qui abbiamo il registro del magazzino, quello della nave, le mappe nautiche, i resti delle casse originali, il documento firmato da questo Gaud... c'è altro?" dice Malika, alzando gli occhi dai documenti.
"E' tutto qui" dice Fiona, guardando in tralice i propri compagni. Zigfrid risponde con un leggero cenno del capo, poi accarezza involontariamente la borsa in cui ha riposto il denaro.
"Da quello che avete trovato, non dovrebbe esserci più nulla di cui preoccuparsi in città" commenta il capitano sfogliando uno dei registri.
"Il passo successivo sarebbe quello di fermare Gaud" ribatte Zigfrid. "Non penso si fermerà solo perché il suo contatto è stato arrestato".
"Voi lavorate ancora per la Casata della Sabbia?"
"" risponde Miodrag. "Perché?"
"Perché voglio convocarlo" dice Malika, alzandosi e raggiungendo la porta. Dopo aver confabulato con una guardia, chiude la porta e torna a sedersi.
"Lei pensa che il nostro capo si presenti di persona a quest'ora della notte?" chiede incredulo lo spadaccino.
"Spero di sì. Ho mandato uno dei miei uomini a chiamarlo" risponde il capitano appoggiandosi allo schienale ed incrociando le braccia. "Qui si parla di un traffico di merci su vasta scala che vede come protagonisti dei pirati, ha come bersaglio una delle Casate che compongono l'Alto Consiglio e coinvolge la città di Vaelan. Penso sia opportuno parlarne con i piani alti. E dato che il signor Sandstone è uno dei membri dell'Alto Consiglio ed anche il vostro datore di lavoro, mi pare sia la scelta più logica".
"Non fa una piega" commenta Zigfrid.
"Speriamo si svegli con la luna buona" mormora Delorean.
"Mentre aspettiamo l'arrivo di Amir, non sarebbe il caso di interrogare quello smidollato di Acquadifonte?" propone Miodrag.
Malika non ha obiezioni. "Va bene, ma voglio assistere all'interrogatorio".

Il gruppo si trasferisce in una piccola saletta con un tavolino ed alcune sedie. Dopo un paio di minuti il capitano trascina nella stanza il prigioniero ancora ammanettato, lo fa accomodare in malo modo su una sedia, poi ne afferra un'altra e ci si siede sopra a cavalcioni. "Chiudete la porta ed iniziate pure con le domande. A me interessa solo assistere e garantire che il signor Acquadifonte esca vivo da questo incontro".
Il sorriso di Frederik si spegne quando Malika aggiunge: "Questo non vuol dire che uscirai con tutte le dita intere. Ai pirati non è concesso questo lusso".
"Mi piace come ragiona" esclama Zigfrid, accomodandosi di fronte all'uomo ed intrecciando le mani sul tavolo. "Ora veniamo a noi. Ci sono due metodi per affrontare il nostro incontro. Tu puoi dirci subito tutta la verità oppure..."
"Io sono solo un povero commerciante" balbetta Frederik, interrompendolo.
Miodrag si alza di scatto facendo cadere la sedia e si avventa sul malcapitato con uno sguardo folle negli occhi. Il capitano della Rayo de Luna lo guarda terrorizzato e si aggrappa alle mani del mago. "No, no! Chiedetemi quello che volete e vi dirò tutto!"
Zigfrid si scrolla dalla presa dell'uomo e si appoggia allo schienale. "Ok, hai capito le due opzioni. Partiamo dalla domanda più facile. Chi sei tu veramente?"
"Sono Frederik Acquadifonte e commercio un po' di tutto".
"Che accordi avevi con il pirata?"
Il capitano della nave comincia a strofinarsi nervosamente le mani. "Ecco, io... in realtà...
"Ti ricordo che di dita ne hai solo dieci. Non ti conviene dire troppe bugie".
"Abbiamo raggiunto un accordo in cui lui assaltava le navi, io lo pagavo per la merce rubata, cambiavo gli imballi con casse marchiate Acquadifonte, le registravo come arrivate da un porto lontano e le rivendevo come fossero di mia proprietà".
"La tua Casata è informata di questo?"
Frederik lo guarda perplesso, come se non avesse capito la domanda. Malika allora si schiarisce la voce, attirando l'attenzione di Zigfrid. "Ha detto che lavora per la Casata Acquadifonte, che è molto piccola. E' lui... la Casata".
Il mago fa un colpo di tosse, poi sussurra in direzione della mezzelfa: "Grazie della precisazione. Non mi sono ancora abituato ai vostri costumi". Poi, girandosi verso Frederick, domanda: "Ed i due tizi che pagavi?"
"Sono loro ad avermi suggerito questa strategia per fare soldi facili".
"Vogliamo sapere i nomi" esclama Miodrag, che viene fulminato da un'occhiataccia del mago.
"Huriya e Nadja".
"E questi due sono comparsi così, dal nulla?" chiede Zigfrid, ma la sua domanda viene interrotta dallo spadaccino, che salta in piedi, afferra Frederik per la collottola e lo fa voltare verso di lui. "Dove li trovo?"
"Non so dove trovarli, sono venuti loro sulla mia nave per assoldarmi per un viaggio, poi al ritorno mi hanno proposto l'affare con Gaud. Da allora non sono più usciti dalla cabina. Non so altro, lo giuro!"
"Dove li hai portati? Rispondi!"
"Ormpé! Li ho portati ad Ormpé!" piagnucola Frederik, inarcando la schiena per allontanarsi dallo spadaccino e cercando l'aiuto degli altri con lo sguardo.
"Ti ha risposto" esclama Delorean. "Puoi anche mollarlo".
Miodrag gli lascia il bavero e torna a sedersi, seguito dallo sguardo interdetto di Malika. "Ma è sempre così?" sussurra verso Fiona.
"No, è che stanotte non ha chiuso occhio ed a quanto pare è stato distolto da altre attività più... attraenti rispetto ad un interrogatorio" risponde la ladra sghignazzando.
Zigfrid intanto recupera una delle mappe, la distende sul tavolo ed indica con il dito il punto corrispondente alle coordinate trovate. "Qui? Cosa c'è?"
Frederik, dopo un'ultima occhiata allo spadaccino, osserva la mappa e dice: "Il luogo del prossimo incontro con Gaud".
"Interessante!" esclama Malika, alzandosi dalla sedia. "Ora abbiamo in pugno quello sporco filibustiere!"

giovedì 8 ottobre 2015

0115 - spiegazioni per l'autorità

Zigfrid si affretta ad infilare nella borsa magica il registro, le carte e le monete, quindi attende l'arrivo del capitano Morningstar. Passi pesanti precedono l'arrivo della mezzelfa, che si piazza sulla porta con i pugni ben piantati sui fianchi ed uno sguardo gelido negli occhi. "Che diavolo avete combinato?! Per colpa vostra mezzo porto sta bruciando! Quel muro di fiamme si è visto fin dal deserto!"
"Abbiamo un mago solo, non se la può prendere con noi" ribatte Miodrag. "Io ho anche dato una mano a bagnare gli edifici per contenere le fiamme!"
"Non guardi me" dice serafico il mago quando Malika si gira verso di lui. "Non ho mai visto quel muro di fiamme in vita mia. E poi il clima è molto secco, di sicuro qualche monello..."
La mezzelfa avanza e pianta un dito sul petto di Zigfrid ed esclama: "Conosco i professori dell'accademia, quello non era un fuoco naturale! E come se non bastasse, arrivo al porto ed invece di trovare i colpevoli in manette, vedo i miei uomini che spengono l'incendio! E mi dicono anche che hanno lasciato andare i responsabili perché dovevano fermare una nave! Siete nei guai fino al collo, sapete?"
"Ci hanno lasciato andare perché avevamo dei validi motivi".
"Spiegati, halfling, prima che decida di sbatterti in una cella e buttare la chiave in un tombino".
"Abbiamo fermato una pericolosa attività illegale" interviene Miodrag. "Questa è una nave che è in combutta con i pirati che hanno fatto affondare la nave della Casata Seltarir, e ne abbiamo le prove".
"Registri, carte, mappe..." elenca il mago, contando sulle dita, mentre lo spadaccino porge a Malika la lettera di Gaud. "Ah, sì. Anche un contratto con un pirata".
Il capitano delle guardie lancia un'ultima gelida occhiata a Zigfrid, strappa il foglio dalle mani dello spadaccino e scorre velocemente la lettera. "Il deposito ventiquattro è quello in cui c'è stato tutto quel putiferio, giusto?"
"Proprio quello" esclama Delorean, poi si volta verso Miodrag e gli sussurra: "Io l'avevo detto che sarebbe stato meglio affondarla, questa nave".
Malika trapassa il chierico con lo sguardo. "Farò finta di non aver sentito. Posso arrivare quasi a considerare un incidente un muro di fiamme alto sei metri che distrugge una parte del porto, d'altronde si sa che i maghi sono inaffidabili. Ma per l'affondamento volontario di una nave nel porto c'è la galera a vita. A volte anche il patibolo".
"I tarli..." prova a dire Delorean, ma viene zittito da un gesto della mezzelfa.
"Mai visto tarli in questo mare" esclama, poi si volta verso l'uomo legato nella stanza. "E questo chi è?"
"Questo è Frederik Acquadifonte, capitano della Rayo de Luna, colui che intratteneva rapporti coi pirati" dice Zigfrid.
Il capitano Morningstar richiama con un urlo l'attenzione di un paio di guardie, che arrivano di corsa, afferrano Frederik per le braccia e lo conducono fuori. Quando l'uomo scompare dalla sua vista, Malika si volta verso il gruppo e dice: "Venite con me alla sede della guarnigione, dovrò controllare le prove che avete raccolto e bisognerà stendere un rapporto". Poi mormora fra sé e sé: "Sarà una lunga notte..."
"A chi lo dice" sibila Zigfrid, uscendo dalla stanza.
Fiona e gli altri si scambiano uno sguardo divertito, poi si accodano al mago.

"Stavo riflettendo su una cosa" mormora Miodrag, camminando accanto al mago verso la Lama della Giustizia. "Se nei registri erano segnate cinquemila monete, cosa ne è stato di quelle mancanti?"
"Avrà pagato i due tizi che sono scappati" ribatte Zigfrid, avanzando lungo il pontile.
"Dai discorsi che Fiona ha sentito, sembrava che Frederik lavorasse per loro. Non ha senso pagare i tuoi datori di lavoro!"
"No, Huriya ha detto che lui si occupava dei pirati, non che lavorava per la Fredda Mano".
"Quindi erano loro a lavorare per il capitano della Rayo de Luna?"
"A quanto pare..." commenta il mago, pensieroso.
"Ma erano più capaci di quel rammollito!" esclama Miodrag.
"E quindi? Amir ci paga, ma pensi che sia anche più in gamba di noi?" ribatte Zigfrid.
"Per capire come stanno le cose dobbiamo assolutamente interrogare Frederik" conclude lo spadaccino, girando il capo verso Malika.

mercoledì 7 ottobre 2015

0114 - il vero valore del capitano

Zigfrid alza la testa di scatto dalla mappa che sta esaminando. "Cosa succede? Chi è che sta colpendo lo scafo?"
"Spero non siano altri guai" dice Delorean, scrutando il pontile dalle vetrate senza vedere nessuno. Fiona non sembra badarci e continua a frugare nella cabina.
Al richiamo dello spadaccino, tutti si voltano verso la porta.
"Se il rumore che abbiamo sentito era Miodrag che veniva picchiato, questa volta non lo curo" ringhia Delorean, fissando cupamente il mago.
Zigfrid sostiene per un momento il suo sguardo, poi scrolla le spalle. "Molto probabile".
I tre escono dalla cabina e scendono fino al ponte inferiore, ma si fermano sugli ultimi gradini quando notano una mezza dozzina di marinai che si mantiene a debita distanza. Seguendo il loro sguardo, il mago nota Miodrag fermo sulla soglia della cabina principale, ancora paonazzo per lo sfogo, che tiene il corpo esanime del capitano per la collottola.
Lo sguardo di Zigfrid si sofferma sui capelli pieni di sangue di Frederik e sulla mano ferita del compagno. Voltandosi verso la ciurma, mette mano al borsello ed afferra alcune monete, poi si rivolge all'uomo più vicino: "Forse è meglio se andate a bere una birra. Offro io".
Il più coraggioso del gruppo fa un passo ed allunga timidamente la mano. Il mago gli appoggia le monete sul palmo, poi sussurra: "Adesso".
Il marinaio lancia un'occhiata timorosa allo spadaccino, poi senza farselo ripetere due volte fugge su per le scale, seguito da tutti i suoi compagni. In pochi secondi il piano si svuota, lasciando gli avventurieri soli con Frederik, ancora svenuto.
"Puoi pure mollarlo, non sembra nelle condizioni di fuggire" esclama Zigfrid.
"Assolutamente no. Questo qui non riuscirà a scappare come gli altri due" ribatte Miodrag, senza mollare la presa sul capitano. "Ora possiamo perquisirlo ed interrogarlo".
"Sì, abbiamo visto che l'hai catturato. Ed abbiamo pure sentito i colpi" commenta con tono tagliente il mago, poi si volta verso Delorean. "Puoi controllare se è vivo o morto?"
"Avrei preferito fossi tu quello svenuto" borbotta il chierico in direzione dello spadaccino, quindi afferra il corpo del capitano e lo appoggia contro la parete. "E' ancora vivo" esclama dopo un breve esame, poi provvede a somministragli le cure adeguate.
Frederik apre di scatto gli occhi, mette a fuoco il volto del mezzorco, poi sposta lo sguardo terrorizzato sullo spadaccino, chinato sopra di lui con uno sguardo folle negli occhi.
"Chi erano i due tizi al piano di sopra?" sibila Miodrag.
"Calma" interviene Zigfrid, "vedrai che risponderà anche senza ulteriori incentivi. Non vorrai mica fargliela fare nei pantaloni?"
Il capitano balbetta qualcosa di incomprensibile, poi rotea gli occhi e sviene, mentre i calzoni si bagnano all'altezza del cavallo.
"Cavolo, troppo tardi" mormora il mago, lanciando un'occhiata di rimprovero allo spadaccino. "Delorean, fallo rinvenire".
"Una sola occhiata è bastata a farlo svenire" commenta divertito Miodrag, alzandosi e sgranchendosi le gambe. "Che rammollito! Non si merita la sua reputazione!"
Dopo che Fiona ha provveduto a liberarlo della grossa borsa appesa al collo ed a legargli le mani, il chierico evoca un secchio d'acqua sopra la testa del capitano, che rinviene di colpo e comincia a boccheggiare e sputacchiare.
"Torniamo alla domanda di prima" esclama Zigfrid. "Chi erano quelli al piano di sotto e dove sono andati?"
"Non so proprio di cosa tu stia parlando" risponde il capitano tra i colpi di tosse.
"Va bene, dato che con me non parli ti lascio al mio amico" dice il mago, alzandosi in piedi.
"No, per carità!" implora Frederik, sporgendosi in avanti. "Vi dirò tutto quello che volete sapere!"
Mentre Zigfrid si china di nuovo di fronte al capitano della Rayo de Luna, la ladra scioglie il nodo che tiene legata la borsa e la apre. "Bella montagna di denaro" commenta con un fischio, "anche se sembrano meno delle cinquemila monete indicate sul registro".
"Almeno ci ripagherà della fatica" replica Miodrag.
"Qui c'è anche un registro" dice Fiona, frugando tra le carte sulla scrivania. "Ci sono delle date e di fianco c'è il nome di Gaud. Saranno i suoi incontri per recuperare la merce".
"E' così?" chiede Zigfrid al capitano, che abbassa il capo ed annuisce debolmente.
"Sarà un'altra prova da fornire alla Casata Seltarir" conclude il mago. "Tornando alla domanda..."
"Mi sa che il tempo per le domande è finito" esclama Delorean, osservando dalle vetrate la fila di guardie che si stanno avvicinando alla nave, precedute da Malika che incede con l'aria di chi vuole ammazzare qualcuno.

martedì 6 ottobre 2015

0113 - azioni dettate dalla collera

Passi leggeri percorrono il corridoio, facendo a malapena scricchiolare le assi del pavimento, quindi Zigfrid varca la soglia ed entra nella stanza. "Ho legato i due marinai". Poi, guardando i vestiti di Miodrag coperti di sangue, si avvicina. "Cosa è successo qui? Chi ti ha ridotto così?"
"Grazie dell'aiuto, eh" sbotta Fiona, cominciando a perquisire la scrivania. "Noi qui non sapevamo che pesci pigliare e tu sei rimasto fuori a non far niente!"
"Non capisco di cosa tu stia parlando" ribatte il mago. "E comunque non avete risposto alla domanda! Come mai il ragazzino è coperto di sangue e qui non ci sono cadaveri?"
Miodrag gli scocca un'occhiata gelida, lo scosta bruscamente ed esce dalla cabina.
"Perché sono scappati, ecco perché!" risponde seccamente la ladra.
"Io fuori non ho visto passare nessuno".
"Uno dei due penso fosse un mago" dice Fiona, alzando gli occhi dalla serratura sulla scrivania che sta tentando di forzare. "Deve aver usato una magia per allontanarsi".
"E vi siete fatti pestare da un mago?" ridacchia Zigfrid, cominciando a cercare insieme a Delorean all'interno della stanza.
"Guardate qui" esclama Fiona, appoggiando sulla scrivania uno dei cassetti ed afferrando una lettera al suo interno. "Questo sembra un contratto tra il capitano ed un certo Antail Gaud. Si definisce un pirata delle Acque Dorate e dichiara di voler depredare le navi della Casata Seltarir. C'è anche scritto che porterà le casse al magazzino ventiquattro e si farà pagare cinquecento monete d'oro per ogni cassa requisita".
"Potrebbe fruttarci un'altra ricompensa da Kalina" commenta Delorean.
"Questa lettera la consegniamo ad Amir, lui saprà come usarla" dice Zigfrid, prendendo il foglio firmato e riponendolo nello zaino. "Trovato altro?"
"Solo un paio di fogli con scritte strane ed una chiave con due simboli sulla testa. Uno è il solito simbolo della stella ad undici punte, mentre l'altro sembra un fiocco di neve".
"Dovremo scoprire cosa apre" commenta il mago. "Quelle sono pergamene magiche, le prendo io. Delorean, tu che hai trovato?"
"Queste sembrano carte nautiche, ma non ci capisco molto" risponde il chierico, appoggiando sul tavolo alcuni larghi fogli arrotolati.
Zigfrid dispiega le mappe e comincia ad esaminarle. "Sono segnate e queste sembrano delle coordinate. Se non sbaglio, indicano un punto al largo della costa".

Miodrag imbocca le scale che conducono al ponte inferiore e scende i gradini due alla volta. Non appena mette piede nello stretto corridoio, sente aprirsi la porta della cabina del capitano. Frederik, cercando di tenere in braccio una grossa mole di documenti, si accorge dello spadaccino e si blocca sulla soglia. Con una mossa fulminea si volta e torna nella stanza, chiudendosi dentro a chiave.
Miodrag raggiunge la porta e gli sferra un poderoso calcio, che fa scricchiolare rumorosamente le assi. Un secondo calcio sfonda il legno e colpisce qualcosa di molle al di là della porta. Un grido soffocato giunge dalla cabina, seguito da una serie di passi di corsa. Lo spadaccino infila una mano nel buco appena creato, trova la chiave infilata nella toppa e fa scattare la serratura. Con un gesto secco apre la porta, notando che il capitano si è barricato dietro la scrivania ed impugna con mano tremante una corta spada.
"Uomini!" esclama a gran voce Frederik. "Alle armi! Il vostro capitano ha bisogno di voi!"
Con la coda dell'occhio, Miodrag nota che alcuni marinai hanno raggiunto il corridoio e si stanno avvicinando. Allora cammina fino alla scrivania, afferra la spada che il capitano sta impugnando e gliela toglie dalle mani, gettandola in un angolo. Poi si sporge, afferra Frederik per la camicia attirandolo a sé, si gira verso una parete e comincia a sbatterlo violentemente contro il muro.
Quando il capitano perde i sensi, Miodrag lo lascia andare e si volta verso gli uomini della ciurma. Uno dei marinai impugna un coltello e fa per avvicinarsi, ma dopo un'occhiata torva dello spadaccino indietreggia fino a trovare protezione tra i suoi compagni.
"Zigfrid! Fiona! Delorean! Ho preso il capitano!" urla verso le scale, quindi attende che i compagni lo raggiungano.

lunedì 5 ottobre 2015

0112 - i passeggeri della Rayo de Luna

Il gruppo supera la scaletta che scende al ponte inferiore ed avanza lungo lo stretto corridoio fino a raggiungere una porta chiusa. Miodrag alza la gamba e cala lo stivale sulla maniglia. Il legno si incrina e il blocco della serratura si piega, ma la porta rimane chiusa.
"Faccio io" esclama Delorean, caricando la porta e colpendola con una spallata. Le assi di legno attorno al chiavistello si rompono e la porta si apre del tutto, sbattendo contro il muro. Il gruppo si precipita all'interno con le armi in pugno.
Nella stanza non c'è nessuno. Miodrag osserva la scrivania ancorata al centro e la bassa cassettiera appoggiata alla parete, quindi avanza per raggiungere la porta che Fiona ha descritto.
Un'esile figura si stacca dal soffitto e atterra sulle spalle dello spadaccino, quindi gli infila un pugnale nella spalla fin quasi all'elsa. Mentre tutti si voltano verso l'avversario, la donna salta dietro al tavolo e si nasconde.
Delorean muove un passo verso Miodrag, ma tra i due appare un cerchio luminoso sul pavimento. In una nuvola di fumo si materializza un mastino avvolto da ardenti fiamme, che si getta verso il chierico con le fauci spalancate. I suoi denti lacerano i gambali di cuoio ma non raggiungono la carne. Il mezzorco risponde all'attacco abbattendo la sua ascia sulla testa del mostro, che guaisce e si ritira senza un orecchio.
Miodrag si blocca, indeciso se colpire la creatura evocata o volgere la sua attenzione verso la donna. Alla fine afferra un'ampolla di fuoco dell'alchimista e la lancia dietro al tavolo, provocando un'esplosione che avvampa sul pavimento e scurisce le vetrate dietro ad esso. L'assassina compare di fronte allo spadaccino ed affonda il pugnale, che viene deviato facilmente dalla lama dello spadaccino.
"Il mago dev'essere nascosto lì, ho visto le fiamme avvampare a mezz'aria!" grida la ladra ai compagni, incoccando una freccia e scagliandola in direzione del mastino. Il dardo si infila dietro l'orecchio sano, penetrando fino al cervello. La bestia si accascia a terra, mentre le fiamme che la avvolgono si spengono lentamente.
Dal nulla si sente una voce profonda, che pronuncia parole in una lingua sconosciuta. Il pavimento della stanza diventa scivoloso e tutti si appoggiano a qualche mobile per evitare di cadere. Delorean allora afferra il simbolo che porta al collo ed invoca i propri poteri divini, dissolvendo l'effetto magico.
"Pensavi di fregarci con un banale trucchetto?" esclama Fiona, estraendo dallo stivale la bacchetta e facendo partire un getto di fiamme magiche, che delineano per un momento la figura dell'uomo, fino a prima invisibile.
Nel frattempo lo spadaccino scavalca il tavolo con l'intenzione di atterrare sulla schiena dell'assassina, ma raggiunge il pavimento senza trovare resistenza. La donna spunta dal fianco della cassettiera e colpisce al fianco Miodrag, che si accascia in ginocchio urlando di dolore. Poi gli afferra le spalle e con una piroetta salta lui e le fiamme alchemiche, allontanandosi dalle sue lame.
La massiccia figura di un uomo nero ammantato in una tunica compare nella stanza e, dopo aver guardato per un momento i suoi avversari con occhi neri, afferra il mantello dell'assassina.
"Qui è meglio cambiare aria" dice Huriya, poi pronuncia un incantesimo e scompare insieme alla compagna attraverso un cerchio di luce apparso dal nulla.

Miodrag si alza tenendosi un braccio, mentre Delorean gli si avvicina per esaminare le ferite.
"Sono scappati!" esclama Fiona, osservando con sguardo furente il punto in cui è apparso il portale. "Forse la tua idea di affondare la nave non era così malvagia".
"Ci saremmo risparmiati un sacco di grane" commenta il chierico, invocando i suoi poteri per guarire lo spadaccino.
"Prima troviamo il denaro e poi la facciamo colare a picco" ribatte Miodrag, scuro in volto.

venerdì 2 ottobre 2015

0111 - liberarsi delle guardie

"Psst! Sono io, Fiona" sussurra la ladra, avvicinandosi al vicolo.
"Dove sei? Sei ancora invisibile?" chiede Miodrag, guardandosi attorno senza riuscire a vedere l'esile figura della mezzelfa. "Vabbè, non importa. Cosa sei riuscita a scoprire?"
"C'erano due figure che parlavano in una delle cabine, uno si chiama Huriya e l'altra era una donna. Sembra abbiano paura di essere scoperti. L'uomo ha detto a Frederik che vuole salpare subito" dice Fiona. "Gran parte dell'equipaggio non è ancora rientrato, quindi a bordo non dovrebbero esserci più di una decina di uomini, oltre ai due nella cabina, al capitano ed alle cinque guardie sul ponte".
"Bisogna salire subito a bordo" commenta lo spadaccino, estraendo da una tasca una pozione ed avvicinandola alla bocca.
Zigfrid ferma la sua mano a mezz'aria. "Bisogna prima escogitare un piano, non ho abbastanza incantesimi preparati per rendere tutti invisibili".
"Dato che io sono già invisibile, Delorean può usare il mio cappello magico per mascherarsi" dice Fiona, e piazza in mano al chierico il berretto, che torna ad essere visibile.
"Possiamo neutralizzare le guardie, ma bisogna evitare che la nave si muova" commenta Zigfrid.
"Basterebbe bloccare il timone" ribatte lo spadaccino. "Ma come facciamo?"
"A quello ci penso io" mormora Iriel, sorridendo.
"Allora questo è il piano: Fiona e Miodrag salgono invisibili, Delorean si traveste da marinaio, io arrivo volando e penso alla guardia sul castello di poppa. Quando abbiamo sistemato le guardie, Iriel blocca la nave. Poi scendiamo sotto coperta e pensiamo ai pezzi grossi" esclama Zigfrid. "Muoviamoci, prima che Fiona ritorni visibile".

"Mamma che bevuta!" esclama il chierico, salendo a grandi passi lungo la passerella e raggiungendo il ponte. "Dovevate venire anche voi alla taverna".
"Perché sei tornato da solo? Dove sono i tuoi compagni?" chiede uno dei mercenari, guardando prima il marinaio e poi verso il porto. "Il capitano ha fretta di partire".
"Gli altri sono rimasti in taverna, avevano appena spillato la birra e non volevano sprecarne neanche un goccio".
"Frederik non sarà contento" esclama la guardia, notando due marinai sbucare da uno dei boccaporti. Dopo una rapida occhiata, i due si affrettano ad arrampicarsi sul sartiame.
"Non può prendersela con me, io sono tornato!" risponde Delorean, sorridendo.
"Vai a dare una mano ai tuoi compari, così partiamo prima" commenta la guardia, girandosi verso il pontile e dando le spalle al mezzorco.
"Certo! Solo una cosa..." ribatte il chierico, afferrando l'ascia.
Il mercenario si volta in tempo per vedere tre dei suoi compagni cadere a terra, uno con la gola squarciata dal pugnale di Fiona ed altri due infilzati dalle spade di Miodrag. Una raffica di dardi luminosi scende dal cielo ed abbatte l'ultimo mercenario in cima al castello di poppa.
L'uomo scarta di lato, riuscendo in questo modo ad evitare il corpo mortale di Delorean, che si abbatte sul parapetto. Fiona, notando il colpo maldestro, afferra il pugnale per la punta e lo lancia verso la guardia. La lama rotea in aria e si pianta nell'occhio del malcapitato, che crolla a terra con un tonfo sordo.
"Le guardie sono sistemate" mormora il chierico, alzando gli occhi verso i due marinai appesi all'albero maestro. I due si guardano, poi si voltano lentamente verso il mago, che sta levitando accanto a loro con le mani protese e delle piccole scariche bluastre che corrono lungo le dita. "Rimanete immobili e zitti, o farete la fine degli altri".
I due guardano terrorizzati Zigfrid, poi scuotono la testa.
"Bravi ragazzi" mormora l'halfling, quindi si volta verso i compagni. "Voi andate, io tengo a bada questi due e controllo che non arrivi qualcuno".

Il gruppo si raduna davanti all'entrata del castello di poppa, quando un forte cigolio sovrasta lo sciabordio delle onde sul fianco della nave.
"Brava Iriel" esclama Miodrag, afferrando la maniglia ed aprendo la porta.

giovedì 1 ottobre 2015

0110 - in esplorazione

Il grosso scafo della Rayo de Luna, attraccato presso il molo più lontano, si staglia sulla placida superficie del mare, immobile sotto la luce della luna. Le vele sono ammainate e l'unico segno di vita è la presenza di alcune sentinelle che pattugliano il ponte. Le vetrate posteriori, circondate ed abbellite da fregi lignei, sono illuminate dalla debole luce di una candela. L'ombra di alcune figure si riflette sul vetro, indistinguibile dall'edificio dove si sono nascosti gli avventurieri.
"Strano, dovrebbe esserci fermento a bordo" mormora Zigfrid. "Haris aveva detto che volevano salpare entro un paio d'ore".
"Avranno avuto qualche imprevisto" commenta Iriel. "Che facciamo?"
"Potremmo aff..." inizia a dire Delorean, ma lo sguardo glaciale del mago gli fa morire la frase in gola.
"Noi non affonderemo quella nave, chiaro?"
"Ma era un'idea valida!" ribatte il chierico. "Sennò come facciamo? Riesci a far addormentare le guardie?"
"E' un incantesimo troppo stupido per sprecarci sopra il mio tempo".
"Quindi? Una sfera di buio?"
"Io posso entrare camuffata da marinaio, non dovrebbero riconoscermi" interviene Fiona. "Però voi come salite a bordo?"
"Secondo me per prima cosa dobbiamo capire cosa troveremo sulla nave" commenta Zigfrid. "Diventi invisibile, ti arrampichi sullo scafo e scopri quante guardie ci sono e dove sono i pezzi grossi".
"Ok, fai la tua magia" risponde la ladra.

Fiona si avvicina in silenzio alla nave, nascosta alla vista dall'incantesimo di Zigfrid. Con poche agili mosse si arrampica sul fianco della caravella e raggiunge il ponte. Cinque mercenari armati di arco si muovono lentamente vicino al parapetto, scrutando il porto e la costa. La ladra si sposta lateralmente fino a raggiungere il castello di poppa, quindi sale fino al piano superiore. Dalle vetrate si vedono due figure di spalle, un uomo ed una donna, che stanno parlando, le loro voci giungono attutite ma perfettamente comprensibili.
"Frederik aveva detto che la nave sarebbe stata pronta in qualche ora, perché non siamo ancora partiti?" esclama una profonda voce maschile.
"Calmati, Huriya. Tra poco saremo in alto mare" risponde una voce femminile.
"Troppi problemi tutti assieme. Prima quello schifo di tempio, poi i pirati ed ora questo".
"Mica devi andarci tu a recuperare l'artefatto! E Frederik continuerà ad occuparsi dei pirati".
"Hai ragione, ma continuo a pensare a cosa possano aver scoperto quei tizi. L'hai visto anche tu il gigante nero scendere dalla Aleta, no? Lavora per la Seltarir".
La donna apre una piccola porticina e si infila in un'altra stanza, la sua voce si fa più distante.
"Non hanno scoperto nulla, non sembrano molto svegli. E comunque non eravamo lì mentre Gaud ha abbordato quella nave! Come potrebbero risalire a noi?"
"Quell'idiota di Louban si è fatto scoprire".
"E allora? Sanno solo di Frederik, ma lui è sacrificabile. L'importante è che non scoprano noi. La Fredda Mano deve mantenere l'anonimato".
Fiona sente due colpi secchi, quindi la porta principale viene aperta ed entra un uomo basso e tarchiato, con le orecchie leggermente a punta ed i capelli verdi. "La nave è pronta a salpare, ma..."
"Ma cosa, Frederik?" esclama Huriya, visibilmente alterato.
"Sembra ci sia un problema al magazzino, i miei uomini hanno avvistato una specie di muro di fiamme".
Dopo un attimo di silenzio, l'uomo di spalle alza la testa: "Ordina ai tuoi uomini di salpare. Subito!"
Frederik indietreggia di un passo. "Ma molti dei miei uomini sono ancora a terra..."
"E' un problema loro. Dobbiamo andarcene, ed in fretta anche!"

Meglio andare ad avvisare gli altri, dobbiamo agire immediatamente! pensa la ladra, lasciandosi andare sul pontile e correndo ad avvisare i compagni.

mercoledì 30 settembre 2015

0109 - l'arrivo delle guardie

Fiona, dopo aver letto ed intascato il registro con i conti del magazzino, esce dal piccolo ufficio ed esamina il fagotto abbandonato tra alcune pile di assi di legno sfasciate. Ecco qui Louban pensa la ladra. Povero diavolo...
D'istinto si china con il pugnale in mano quando la porticina si apre ed una figura avvolta dalle fiamme entra nel deposito, crollando a terra dopo solo un paio di passi.
Che cavolo stanno combinando, lì fuori? pensa Fiona, poi il suo sguardo viene attirato da un simbolo impresso su una delle assi sparse sul pavimento. Questo è il simbolo della Casata Seltarir!
L'esplosione del portone la fa voltare di nuovo, ma questa volta il suo volto si distende quando Delorean e Iriel entrano dall'ingresso principale.
"Fiona! Fiona! Tutto bene?" urla la druida, poi individua la mezzelfa in fondo all'edificio e la raggiunge insieme al chierico.
"Sì, tutto bene! Ho trovato un po' di informazioni" esclama la ladra avvicinandosi ad una cassa, "ora però dammi una mano a vedere che c'è qui dentro".
Mentre Delorean ispeziona i cadaveri, Fiona ed Iriel scardinano il coperchio e cominciano a frugare tra la paglia. "Tazzine di porcellana!" esclamano in coro, estraendo i piccoli recipienti ed osservandoli alla luce della candela.
"La Casata Seltarir commercia beni di avorio e porcellana" commenta la druida.
"Secondo me questa è la merce sottratta dai pirati alla nave affondata" ribatte la ladra, sedendosi su uno dei bauli. "Tutte le casse hanno il logo della Casata Acquadifonte. Per me Frederik ha commerciato con i pirati, poi ha sostituito tutti gli imballi mettendo il suo marchio. In quell'angolo ci sono delle assi di legno, penso siano i resti delle casse originali".
"Interessante metodo per fare affari" commenta Iriel.
"Ah, nel registro che ho trovato c'è l'indicazione di un trasferimento di denaro verso la Rayo de Luna. Cinquemila monete d'oro".
Delorean raggiunge le due mezzelfe. "Se qui abbiamo finito, io direi di andarcene. Quell'inferno di fiamme lì fuori avrà attirato parecchia attenzione".

I tre avventurieri escono giusto in tempo per vedere il muro di fuoco svanire nel nulla ed un drappello di guardie arrivare di corsa ed estrarre le armi.
"Fermi! Non muovetevi!" urla il sergente, puntando una spada verso Miodrag, che sta ancora spargendo acqua sui magazzini.
"Io posso anche alzare le mani, ma queste fiamme non si spegneranno da sole" ribatte lo spadaccino, fissando il grosso soldato.
"Io non farei lo spiritoso, ragazzo! Avete provocato un notevole scompiglio" dice il sergente, "ed ora siete in un mare di guai!"
"Non siamo stati noi" grida Zigfrid. "Tutto questo casino l'hanno fatto gli uomini del magazzino!"
"Che sono in combutta con i pirati" interviene Fiona, raggiungendo il mago. Poi a bassa voce sussurra: "Complimenti per aver attirato tutta questa attenzione".
"Era solo qualche fiammella" ribatte Zigfrid in un sussurro, poi si volta verso le guardie. "Noi abbiamo fermato i loro sporchi traffici e questo è il vostro ringraziamento? Siete degli ingrati!"
"Spiegherete tutto al capitano Morningstar. Ora seguiteci alla sede della guarnigione".
"Non possiamo, dobbiamo andare al porto per fermare una nave" risponde il mago con un sorriso. "A bordo c'è il capo di questi banditi, Frederik Acquadifonte".
Il sergente socchiude gli occhi e muove un passo verso il gruppo, ma viene affiancato da una guardia che gli sussurra qualcosa all'orecchio, indicando con un cenno della testa Delorean.
L'uomo si volta verso il chierico, quindi chiede al soldato: "Sei sicuro?"
"Sì, sergente".
"Il qui presente Yeodin sostiene di avervi incontrato durante un interrogatorio, e che il capitano Morningstar vi conosce. Dice anche che avete salvato parecchie persone nel deserto".
Delorean fissa per un po' il soldato, poi esclama: "Ma io ti conosco! Sei quello a cui ho chiesto il secchio!"
"Tutto quello che ha detto Yeodin corrisponde al vero" ribatte Zigfrid. "Può chiedere conferma al nostro datore di lavoro, Amir Sandstone. E' il nababbo della Casata della Sabbia".
"Se il capitano vi ha fatto interrogare un prigioniero, vuol dire che si fida di voi" risponde il sergente. "E quindi devo fidarmi anch'io. Andate al porto, noi spegneremo l'incendio".
I soldati rinfoderano le armi e recuperano dei secchi da un piccolo baracchino, mentre un altro viene mandato a chiamare un sacerdote.
"Grazie mille, sergente" esclama Miodrag asciugandosi la fronte, quindi raggiunge gli altri che si stanno già dirigendo verso il porto.

martedì 29 settembre 2015

0108 - fuoco amico

L'urlo strozzato fa voltare il mercenario sul tetto. Iriel nota l'altra guardia che sbuca da dietro il magazzino e si mette a correre per raggiungere la porticina da cui è passata Fiona.
"Zigfrid, ce n'è uno nel vicolo!" grida la druida, uscendo allo scoperto e correndo verso il mago.
Miodrag afferra un grosso sasso e lo lancia verso la guardia che sta correndo per attirare la sua attenzione, ma sbaglia mira e colpisce il muro del magazzino. Il colpo fa fermare l'uomo davanti alla porticina, che imbraccia l'arco ed incocca una freccia, guardandosi attorno per capire l'origine del rumore.
Potrei aggirare il magazzino e beccare il tipo sul tetto dall'altra parte pensa Delorean, notando l'arciere che si sporge per capire cosa stia succedendo e girandosi per esaminare il lungo vicolo in cui è nascosto, ma si rende conto di non avere abbastanza tempo. Decide allora di evocare un diversivo sul tetto e comincia ad invocare la sua divinità per ottenere l'incantesimo.
"Tappo, il vicolo è tutto tuo!" urla lo spadaccino, poi estrae dalla borsa le bolas modificate, le fa roteare sopra la testa e le lancia contro la guardia sul tetto. La due sfere piene di fuoco dell'alchimista tendono la catena, che si dirige verso l'uomo e si attorciglia attorno al suo collo. Le due ampolle cozzano tra loro davanti al suo volto, generando un'esplosione verde che arde vivo il malcapitato e si sparge tutto attorno. Lo scarabeo di fuoco evocato da Delorean si materializza qualche secondo dopo accanto al cadavere carbonizzato e viene divorato dall'incendio in pochi secondi.
Povera bestia pensa Delorean, osservando le fiamme brillare di un vivido color rosso.
Nel frattempo Zigfrid butta un occhio nel vicolo e nota l'uomo vicino alla porta, indeciso se raggiungere la strada o entrare nel magazzino.
"Tu stai fuori!" esclama il mago, afferrando un cristallo scarlatto dalla sua borsa dei componenti e sfregandolo tra le dita. La piccola scintilla si trasforma in un lungo muro di fuoco che divampa a ridosso del deposito, investendo in pieno la guardia e Delorean, ancora nascosto nel vicolo di fronte al magazzino 24.
"Brucia come l'inferno!" grida Miodrag, preso tra le fiamme e l'edificio vicino, che ben presto comincia a fumare. Con un balzo si allontana dal pericolo, quindi inizia a bagnare gli edifici con la borraccia magica, rivolgendo una serie di maledizioni verso il mago e la sua avventatezza.
Il chierico si lancia nel muro di fuoco ed atterra al centro della via principale, evocandosi poi addosso una cascata d'acqua per spegnere le fiamme che iniziano ad intaccare i vestiti.
"Dobbiamo entrare, Fiona è in pericolo!" esclama Iriel. "Ma la porta è bloccata!"
"Proviamo dall'entrata principale" ribatte Delorean, afferrando l'ascia ed abbattendola sul grosso portone, ottenendo solo un'esplosione di schegge.
"Ci metti troppo, faccio io" grida la druida, scostando il chierico e scagliando una sfera di fuoco contro il legno, che si frantuma in mille pezzi.

lunedì 28 settembre 2015

0107 - il magazzino 24

"Facciamo così" mormora Zigfrid, "renderò invisibile Fiona, così potrà arrivare al deposito senza allertare le guardie sul tetto".
Tutti approvano con un cenno di assenso. Il mago si avvicina alla ladra e pronuncia le parole dell'incantesimo, quindi osserva con soddisfazione l'esile figura della ladra che si dissolve.
"Trova un modo per entrare, noi intanto escogiteremo qualcosa per distrarre le guardie" dice l'halfling al nulla, poi torna ad osservare il magazzino.

Fiona attraversa la strada e si dirige in silenzio verso il vicolo di fronte a lei, quindi si arrampica sulla parete e raggiunge una delle grosse finestre, che si rivela oscurata da assi di legno fissate oltre il vetro. C'è della luce, dentro...
La ladra si avvicina alla porticina, chiusa da una serratura scadente. Dopo aver atteso il passaggio della guardia di ronda sul tetto, infila gli attrezzi da scasso nella toppa ed in pochi secondi fa scattare il meccanismo. Fiona scosta con delicatezza la porta quel tanto che basta per infilarcisi dentro, non riuscendo però ad evitare che uno dei cardini emetta un fastidioso stridio. La mezzelfa allora riaccosta la porta e si mette al riparo dietro ad una delle varie casse sparse per il magazzino. La flebile luce di una candela, proveniente da una piccolo ufficio in un angolo, illumina l'enorme stanza.
La mezzelfa comincia a guardarsi attorno, quando un rumore attira la sua attenzione.

"Mi sa che si sono accorti di Fiona" mormora Delorean, osservando una delle guardie fare un cenno al compagno.
"Ci penso io" ribatte Zigfrid alzandosi in piedi. Dopo aver calciato un'asse di legno in mezzo alla strada, avanza barcollando e berciando come un ubriaco.
Il soldato sul tetto si volta verso il mago, che avanza fino al magazzino e cozza contro il muro.
"Qui c'era una porta, una volta! Qualcuno l'ha spostata!" esclama a gran voce Zigfrid poi, guardandosi attorno, aggiunge: "O forse era più in là".
"Fatti un giro, ubriacone" gli urla contro la guardia, facendogli cenno di andarsene. "Tornatene a casa a smaltire la sbornia".
Per tutta risposta, il mago scosta la tunica e si libera della birra sul muro del deposito.

Fiona ignora le urla del mago che si sentono all'esterno e si affretta verso la fonte del rumore, che sembra provenire dal piccolo ufficio. La costruzione interna è bassa ed il varco che permette l'accesso non ha la porta, quindi la ladra si appoggia allo stipite e sbircia all'interno dello stanzino.
Dietro ad una sgangherata scrivania siede un uomo dai pochi capelli e dalle lenti spesse, chinato su un grosso registro consunto pieno di numeri. Accanto siede un ragazzo dai corti capelli neri, con i piedi appoggiati sul tavolo, che con aria annoiata sta incidendo con un coltello un pezzo di legno.
"La smetti di far casino? Mi deconcentri" borbotta il contabile. "Pensa piuttosto ad un modo per sbarazzarci del cadavere prima che arrivi un'ispezione".
"Figurati, per quale motivo qualcuno dovrebbe venire a fare dei controlli qui? I conti sono in ordine e le casse sono della Casata Acquadifonte. Non abbiamo nulla da nascondere" ribatte il giovane, gettando a terra il legnetto e ridacchiando.
"Sì, sì... ma basta che si siano dimenticati di sostituire una cassa e siamo fregati".
"Abbiamo già controllato tutto quello che è arrivato. Ad ogni modo, domani infiliamo il corpo in una cassa e mandiamo qualcuno a disperdere i resti nel deserto".
Mentre i tizi discutono, Fiona si avvicina di soppiatto al giovane e prova a infilargli il coltello in gola, ma all'ultimo il ragazzo si scosta e la lama si infila sulla sua spalla, strappandogli un grido di dolore.
L'uomo dietro alla scrivania posa il suo sguardo terrorizzato sulla mezzelfa, appena apparsa dal nulla, mentre l'altro cerca di tamponare con la mano la ferita che continua a sanguinare copiosamente.
La ladra approfitta del momento di confusione per balzare dietro al contabile, afferrarlo per il collo e puntargli la lama alla gola. "Fai un movimento e lui muore" sussurra, guardando il suo compagno ferito.
Stordito dal dolore, il ragazzo prova goffamente a colpire la mezzelfa, che d'istinto si tira indietro ed affonda il pugnale fino all'elsa. L'uomo, con un rantolo, si accascia privo di vita tra le sue braccia.
"Ti avevo avvertito" mormora la ladra, liberandosi del cadavere e facendo un passo indietro senza perdere di vista il suo avversario.
"Guardie! Guar.." grida il ragazzo, afferrandosi al tavolo e stramazzando al suolo in una pozza di sangue.
"C'hai messo tanto a dissanguarti" commenta Fiona guardando il corpo riverso a terra, poi comincia a frugare tra le carte sul tavolo.

venerdì 25 settembre 2015

0106 - decidere il da farsi

Dopo che tutti sono stati tirati giù dal letto, il gruppo si ritrova nella sala principale della locanda.
"Spiegami perché sei venuto a disturbarmi nel bel mezzo della notte" esclama Miodrag. "Hai interrotto il mio sonno, lo sai?"
"Quindi usi le prostitute come cuscini?" sogghigna Zigfrid. "Io pensavo ci si facesse altro".
Fiona scuote la testa, mentre Iriel guarda interdetta lo spadaccino. "Prostitute?"
"Quel che faccio nel privato non è affar vostro" sbotta Miodrag con rabbia. "E non cambiare discorso! Perché ci hai tirato giù dal letto?"
"Abbiamo un impegno al porto" spiega il mago. "E dobbiamo esser lì entro un'ora, prima che la Rayo de Luna salpi".
"E questi due chi sono? Amici tuoi?" chiede Fiona, indicando Haris e Antar.
"Questi due lavorano per la Casata della Sabbia e stavano controllando il porto per noi".
"Se volete vi accompagniamo al magazzino ventiquattro" propone Antar.
Il mago fa un cenno di assenso. "Ottima idea. Meglio controllare prima cosa c'è nel magazzino, magari scopriremo quello ha in mente Frederik".
"Insomma, tappo! Vuoi spiegarci una buona volta che cosa succede?" sbotta Fiona. "Che cos'è il magazzino ventiquattro?"
"Un attimo, finisco di mettermi d'accordo con Antar e poi vi spiego tutto".
Mentre Zigfrid parla con l'uomo di Amir, Delorean si infila in cucina e torna dopo qualche minuto con una scodella piena di stufato. "Non vi dispiace, vero, se mentre spieghi io faccio colazione?"

Dopo aver riportato quello che gli Haris e Antar hanno riferito, Zigfrid esce dalla locanda e si dirige di corsa verso il porto, raggiungendo insieme ai compagni la zona dei magazzini. Per la strada non c'è anima viva, a parte un paio di pattuglie di guardia nella zona del mercato, che sembrano più propense a sonnecchiare su una panchina piuttosto che ad interessarsi alla presenza di un gruppo di sconosciuti che corrono per il quartiere a quell'ora della notte.
Lunghe file di bassi edifici in pietra e legno si stagliano attorno alle vie che conducono ai moli. Antar conduce il gruppo lungo uno stretto vicolo tra due magazzini e si ferma dietro ad un ammasso di casse che ostruiscono parzialmente l'uscita, offrendo una discreta copertura ed un'ottima visuale sul magazzino di fronte a loro, su cui è appesa un'insegna di legno che riporta il numero 24. Un grande portone a due battenti, largo abbastanza per far entrare due carri affiancati, copre la maggior parte della parete che dà sulla strada. Sul tetto piatto dell'edificio si vede passare una guardia armata di arco, intenta a scrutare la strada principale, e dopo poco un'altra percorre lo stesso giro di ronda.
"Nel vicolo accanto al magazzino c'è una piccola porticina" sussurra Antar. "E' da lì che sono entrati i due marinai".
"Probabilmente è qui che tengono le casse della Rayo de Luna" commenta Zigfrid. "Anzi, quelle che arrivano dalla nave".
I compagni si guardano perplessi. "Cosa stai blaterando?" mormora Fiona.
"E' troppo presto ed il mal di testa non è ancora passato" si scusa il mago.
"Hai voluto fare la gara di bevute?" lo canzona Iriel. "Ora ne paghi le conseguenze".
"Non prevedevo di dovermi alzare così presto" ribatte l'halfling, scuro in volto.
"Su questo concordo con lui" interviene Miodrag. "Questa uscita dopo la cena a base di cinghiale non è proprio il massimo".
"Preferiresti essere in camera a spassartela con le tue sgualdrine, vero?" replica Iriel.
"Ovviamente! Potevamo venire qui anche domani mattina".
"C'è sempre il problema della nave che parte tra mezz'ora" interviene Zigfrid.
"Potremmo concentrarci sulla nave e creare un diversivo per ritardare la sua partenza" propone lo spadaccino.
"Basta che non proponi di affondarla..." ribatte Iriel, sbuffando.
"Io continuo è pensare che sia la soluzione ai nostri problemi" dice Delorean.
"E' quello il tuo problema. Lascia che pensino gli altri" commenta acido Zigfrid.
"E se avvisassimo le guardie che c'è qualcosa di losco sulla nave?" propone Miodrag.
"Senza prove concrete non farebbero nulla" interviene Haris. "E comunque ci vorrebbe troppo tempo per andare ad avvisarle".
Lo spadaccino riflette per un momento. "Allora lasciamo l'esplorazione del magazzino a Fiona e noi andiamo direttamente alla nave. Lei può entrare ed uscire senza essere vista".
"Non hai imparato nulla in guerra?" ribatte il mago. "Non si lasciano da soli i compagni. Nel Dambrath ne abbiamo persi quindici così".
Fiona si volta verso Miodrag. "Se voi ve ne andate lasciandomi qui da sola, io ritorno in locanda".
"Basta discussioni, concentriamoci sul magazzino" interviene Zigfrid. "Voi due potete andare" aggiunge, rivolgendosi agli uomini di Amir che si allontanano silenziosamente lungo il vicolo. Poi si volta verso il deposito e comincia a valutare quale sia il modo migliore per entrare.

giovedì 24 settembre 2015

0105 - solo qualche ora di sonno

Fiona, assicuratasi che la porta sia chiusa a chiave, si siede sul letto ed estrae dallo zainetto pratico il borsello con la cassa presa alla bancarella dei saponi. Dopo aver slacciato il cordino, versa il contenuto sul lenzuolo ed inizia ad impilare il denaro.
"Una moneta d'oro, sedici d'argento e sessantuno di rame. Decisamente un magro bottino" mormora sconsolata. "Domani troverò un modo per restituirgliele. Se questo è il guadagno di una giornata, quella donna non se la passa molto bene".
Dopo aver sistemato il borsello sul comodino, la ladra si infila sotto le coperte e si addormenta quasi subito, nonostante il silenzio della notte venga rotto dal sonoro russare del mago e dal rumore ritmico che proviene dal piano di sopra, solo parzialmente smorzati dalle sottili pareti di legno.

Zigfrid si sveglia di soprassalto, disturbato da qualcuno che sta ripetutamente bussando alla porta della sua camera. L'emicrania esplode come una palla di fuoco dietro ai suoi occhi e deve usare tutta la sua concentrazione per non vomitare sul pavimento. Con un notevole sforzo spinge i piedi fuori dal letto e si issa in piedi, afferrandosi al bastone per non cadere.
"Chi osa svegliarmi nel cuore della notte?" esclama il mago appoggiandosi alla maniglia ed aprendo la porta. Elin, vestita con una camicia da notte che ha visto tempi migliori, è ferma davanti alla soglia con una lanterna in mano. Accanto a lei c'è un uomo vestito di stracci che si guarda attorno nervosamente.
L'oste squadra l'halfling con uno sguardo disgustato. "Fa troppo caldo per dormire vestito?"
"Sono abituato a dormire nudo, quando posso" ribatte Zigfrid, piantandosi i pugni sui fianchi. "E' un problema? E comunque non mi hai ancora detto perché mi hai tirato giù dal letto. Che ore sono?"
"Sono passate tre ore dalla mezzanotte" risponde Elin. "Questo tizio ha detto che doveva parlare urgentemente con te".
"E chi è?" chiede il mago, poi il suo sguardo annebbiato nota il simbolo ricamato sul fazzoletto che lo sconosciuto tiene in mano. "Ah, sei della Casata della Sabbia. Ok, accomodati pure mentre cerco i vestiti".
La nana fissa i due con uno sguardo torvo. "Quindi vi conoscete?"
"Non proprio. Elin, potresti allontanare quella lanterna dai miei occhi? Mi sento come se un branco di coboldi stesse prendendo a calci la mia testa".
La nana appende la lanterna ad un gancio del corridoio e si rivolge allo sconosciuto. "E' tutto tuo. Io avverto il tuo compare che può salire, poi me ne torno a dormire".
L'uomo osserva perplesso il mago, che lo sta fissando con gli occhi socchiusi. "Immagino lei sia il mago Zigfrid".
"Bravo, mi hai trovato" commenta l'halfling, raggiungendo il letto ed iniziando a frugare tra le sue cose.
Un altro uomo, più basso e più in carne del primo, raggiunge il compagno davanti alla camera, poi entrambi entrano e si chiudono la porta alle loro spalle. La debole luce che filtra tra le assi non impedisce ai due di vedere il fondoschiena del mago mentre recupera la tunica ed inizia a vestirsi.
"Io sono Haris e lui è Antar, il signor Sandstone ci ha mandato a controllare il porto per conto vostro" sussurra l'uomo più alto.
"Immagino abbiate scoperto qualcosa di interessante, sennò non mi avreste disturbato a quest'ora" brontola Zigfrid. "Insomma, si può sapere che avete da riferirmi?"
"Il signor Sandstone dice che per il servizio ci pagherai tu, giusto?" interviene l'altro.
"Dipende da cosa mi volete riferire" ribatte il mago. "O pensate che compri informazioni a scatola chiusa?"
I due si scambiano un'occhiata. "C'è stato parecchio movimento attorno alla Rayo de Luna" dice Haris. "Alcuni marinai hanno lavorato fino al tramonto per portare a bordo delle casse, poi a notte inoltrata hanno scaricato quelle che a noi sono sembrate le stesse casse".
"Fin qua niente di così strano" commenta Zigfrid. "Avranno sbagliato a caricare".
"Quando sono scesi sembrava facessero più fatica a trasportarle, come se all'andata le casse fossero vuote. Abbiamo anche notato due figure che sono salite a bordo".
"Immagino non fossero uomini dell'equipaggio".
"No. Quando hanno scaricato l'ultima cassa abbiamo visto parecchi marinai allontanarsi in direzione della Bandiera Nera, una bettola presente al porto. Poco dopo è arrivato un tizio con un borsone a tracolla che tintinnava, come se fosse pieno di metallo o di denaro. E' salito a bordo e se n'è andato dopo una decina di minuti senza il borsone".
"Avete parlato di due tizi" sottolinea il mago, battendo il piede con impazienza.
"Infatti. Il secondo è salito sulla nave circa un'ora fa, ha parlato con una guardia che era a bordo ed è sceso sotto coperta. Era un tipo magrolino ed abbastanza anonimo ed indossava un mantello nonostante il caldo".
"Forse ho capito di chi state parlando".
"Ad un certo punto, da una delle vetrate delle cabine a poppa abbiamo visto un lampo di luce. Poi, dopo qualche minuto, due marinai sono scesi a terra con un grosso e pesante sacco. Antar li ha seguiti, io invece sono rimasto a controllare la situazione. Dopo un po' è uscito Frederik, il capitano della nave. Ha sbraitato ad uno dei suoi uomini di andare a recuperare l'equipaggio e preparare la nave. Voleva salpare entro un paio d'ore".
"Cioè tra circa un'ora, giusto?" commenta Zigfrid, poi si volta verso l'altro uomo. "E tu invece hai seguito i due marinai. Dove sono andati?"
"Esatto" interviene Antar, "li ho seguiti fino al magazzino ventiquattro. Sono entrati dall'ingresso laterale e dopo un po' sono usciti senza il grosso sacco".
"Va bene" lo interrompe il mago. Tasta il letto fino a trovare il bordo del lenzuolo, afferra un oggetto dal comodino, vi lancia luce sopra e lo avvolge nel panno. Una tenue chiarore si diffonde nella camera. "Scusate, ma nella mia testa gli orchi stanno ancora suonando i tamburi".
Zigfrid afferra il borsello, ne estrae alcune monete e le porge ai due uomini, che guardano la mano ed alzano gli occhi perplessi.
"Non vi basta?"
"Anche tu lavori per il signor Sandstone, giusto? Dovresti conoscere il tariffario. Sarebbero cinquanta monete a testa".
Il mago li fissa per un momento, poi apre di nuovo il borsello e recupera il resto del denaro. "Sono ancora troppo ubriaco per pensare lucidamente, quindi ecco i vostri soldi. Ora andate a svegliare i miei compagni. In maniera brusca, se possibile".

mercoledì 23 settembre 2015

0104 - sfida all'ultima birra

Mentre i marinai cominciano a discutere con Miodrag e Delorean sulle tecniche che potevano essere usate per ottenere di più dall'interrogatorio, Zigfrid osserva i sei boccali vuoti di fronte al capitano della Aleta. "Lizzy, ti sfido a chi beve di più!"
Il silenzio cala nella taverna. Tutti ammutoliscono e si voltano verso la prosperosa halfling, attendendo la risposta.
"Non mi pare sia una sfida alla pari, tu finora hai bevuto un solo boccale" ribatte lei, incrociando le braccia e alzando un sopracciglio.
"Sennò non avrebbe mai proposto una cosa del genere" mormora Fiona all'orecchio di Iriel.
"Secondo me lo stende comunque" commenta la druida.
"Va bene, accetto" esclama Lizzy, battendo le mani sul tavolo. "Oste, preparaci la birra!"
Elin arriva con due boccali appena spillati e li deposita davanti ai due contendenti facendo tracimare un po' di schiuma, quindi si allontana di poco per poter assistere alla sfida. Entrambi afferrano il boccale, ne tracannano il contenuto e lo sbattono sul tavolo. Lo sguardo di Zigfrid si appanna per un momento, poi le due Lizzy tornano ad essere una sola.
"Tutto bene?" chiede il capitano della Aleta, sorridendo al suo sfidante.
"Nesciun proooblema" biascica il mago. "Aaaalora, dov'è la mia bbbuirra?".
I boccali vuoti cominciano ad aumentare di numero sul tavolo, con Elin che continua a portarne di nuovi ed i due contendenti che li trangugiano uno dietro l'altro.
"Non sei niente male" esclama Lizzy, facendo sparire il contenuto dell'ennesimo boccale.
"Anche tu sciei forrrrte" ribatte Zigfrid con la bocca distorta in un ghigno e la voce impastata, "ma ti buatterò".
Detto questo, afferra un'altra birra e beve un lungo sorso, quindi appoggia il boccale accanto agli altri. Sul suo viso appare un sorriso soddisfatto, poi la sua testa precipita sul tavolo.
Lizzy finisce il suo boccale e lo appoggia delicatamente accanto agli altri, quindi si volta verso un marinaio addormentato accanto a lei ed esplode in un rutto poderoso.
"Iceberg a prua!" urla l'uomo svegliatosi di soprassalto, poi si guardar attorno tra le risate generali. Quando si rende conto di cosa è successo, alza le spalle, riappoggia la testa sul tavolo e riprende a dormire.
"Non pensavo reggesse così tanto. Un altro e sarei collassata io" esclama Lizzy, pulendosi la bocca con la manica della camicetta. "E pensare che ho accettato solo perché questa è birra gratis".
"Mai sfidare un marinaio ad una gara di bevute" sentenzia Iriel, sorridendo.
"Ben detto!" sogghigna il capitano.
"Ed ora chi lo porta in camera?" chiede Fiona.
"Ci penso io" replica Delorean. Dopo aver afferrato Zigfrid per la cintura ed esserselo issato sulla spalla, si volta verso Miodrag. "Salda tu il conto, poi dividiamo".
Lo spadaccino brontola qualcosa in direzione del chierico, poi si dirige verso Elin che sta facendo i conti delle birre consumate ed inizia a contrattare.
"E' meglio se ci incamminiamo verso la nave" dice Lizzy, alzandosi in piedi ed appoggiando una mano sul tavolo per mantenere l'equilibrio. "Forza, branco di scimmie ammaestrate! Portate i vostri culi fuori da questa taverna!"
I marinai cominciano ad alzarsi ed a dirigersi verso la porta, aiutando i più ubriachi a reggersi in piedi. Uno degli uomini svenuti accanto a Fiona non accenna a muoversi, quindi il capitano afferra un boccale e lo colpisce con violenza sulla testa. Il marinaio si alza in piedi di scatto ed afferra Lizzy per il colletto della camicia, rendendosi poi conto di chi ha davanti. "Mi scusi, capitano. Non avevo capito che dovevamo andarcene".
"Per punizione domattina laverai il ponte!" replica l'halfling. "Ed ora fuori di qui!"

Quando anche l'ultimo marinaio è uscito, Fiona ed Iriel si dirigono in camera per poter finalmente dormire su un vero letto, invece delle scomode amache della Aleta.
Dopo essersi assicurato che Elin non sia a portata d'orecchio, Miodrag si affaccia in cucina e chiama a bassa voce Timas. "Ehi, ragazzo! Mi faresti un favore per qualche moneta d'argento?"
Il ragazzo alza gli occhi dalla pentola che sta lavando e guarda curioso lo spadaccino. "Cosa dovrei fare?"
"Riesci a trovarmi compagnia per la notte?"
Timas arrossisce. "Non puoi chiedermi sul serio una cosa del genere!"
"E per una moneta d'oro?"
Il ragazzo ci pensa un po' su, poi finisce di pulire la pentola, la appende ad una corda e si piazza davanti a Miodrag con la mano aperta. Dopo aver ricevuto il denaro, esce dalla cucina e si dirige verso la porta, ma lo spadaccino lo ferma. "Il compenso poi lo pago io. Tu assicurati che siano molto attraenti! Portale nella camera all'ultimo piano, ho già parlato con Elin".
Quando Timas esce dalla locanda, Miodrag si ritira in camera ed attende con impazienza l'arrivo della compagnia che ha richiesto. Dopo una decina di minuti sente bussare alla porta. Tommy varca la soglia e conduce all'interno della stanza due donne molto carine e vestite in abiti succinti. I biondi ricci della più giovane, che incorniciano un volto dai delicati lineamenti, contrastano con i lunghi capelli neri della sinuosa mezzelfa.
"Grazie ragazzo, ora puoi andare. Mi occupo io di loro" dice Miodrag, alzandosi dal letto ed andando incontro alle due fanciulle ferme sulla soglia.

martedì 22 settembre 2015

0103 - poche risposte per molti dubbi

Il nuovo arrivato si blocca di colpo e volta la testa verso il gruppo, con gli occhi dilatati per la paura. Poi, con uno scatto felino, si volta e corre verso l'uscita.
Zigfrid immerge le dita nel grande vassoio appoggiato sul tavolo, in cui naviga un panetto di burro mezzo sciolto, e pronuncia le parole di un incantesimo. La superficie della maniglia diventa viscida e scivola tra le mani dell'uomo, che si affanna per aprire la porta. Il mago si alza e si avvicina con calma allo sconosciuto, che tenta invano di fare presa sul pomello. Alla fine l'uomo desiste e si volta lentamente, con un sorriso sul volto e lo sguardo terrorizzato.
"Ci farebbe molto piacere se si sedesse al nostro tavolo e bevesse con noi" sibila Zigfrid, fissandolo con un ghigno.
L'uomo risponde con un lento cenno affermativo con la testa, mentre con le mani dietro la schiena continua trafficare con la maniglia.
"Non si faccia ingannare dal tono cortese, la mia non era una richiesta" dice il mago. "Si sieda con noi".
L'uomo continua a fare vigorosi cenni con la testa, senza smettere per un momento di provare ad aprire la porta.
"Se non la vuoi capire con le buone..." esclama Delorean, avvicinandosi allo sconosciuto. Dopo averlo afferrato per il cappuccio, lo solleva da terra e lo deposita su una panca sotto lo sguardo divertito dei marinai.
"Bevi in compagnia, vero?" esclama Miodrag, spingendo un boccale di birra nella sua direzione.
L'uomo lo afferra con mani tremanti, ma non si azzarda a bere. Alza lentamente lo sguardo e con voce tremante chiede: "Che... che cosa volete da me?"
"Mi sa che è duro di comprendonio" borbotta il chierico, poi si volta verso Fiona. "Puoi per favore prestarmi il coltello? Se gli mozziamo qualche dito magari sarà più propenso a parlare".
Lo sconosciuto sgrana gli occhi, molla il boccale e nasconde le mani sotto il tavolo. "No, vi prego..."
"Non si fanno queste cose!" esclama Iriel. "Non si ottiene niente con la tortura!"
"Come avrai capito, io sono quello più paziente del gruppo" dice Zigfrid, guardando l'uomo negli occhi ed attirando la sua attenzione. "Quindi ti conviene rispondere alle mie domande. Chi sei? Cosa vuoi da noi e perché ci stai seguendo?"
"Mi chiamo Louban" risponde lo sconosciuto. "Mi hanno mandato in giro a cercarvi".
"Chi ti ha dato quest'incarico?"
"Frederik Acquadifonte".
"E perché ci stavi cercando?"
"Il mio capo vi ha notati mentre scendevate dalla loro nave" dice l'uomo, indicando Lizzy e gli altri uomini. "Non so perché mi abbia dato questo incarico. Io dovevo solo trovarvi e raccogliere qualche informazione su di voi".
"Direi che ci hai trovati" esclama Zigfrid, con un largo sorriso. "Quindi ora puoi tornare alla nave ed organizzare un incontro. Digli pure che ti abbiamo trattato bene".
"Può venire qui e sedersi a mangiare con noi!" esclama Delorean. "Una pinta di birra non si nega a nessuno!"
"Lui non scende mai dalla nave" balbetta Louban.
"Per noi farà un'eccezione" commenta il mago. "E, tanto per sapere, cosa hai scoperto su di noi?"
L'uomo sbatte un paio di volte le palpebre come se non avesse capito la domanda, poi abbassa il capo e mormora: "Non molto..."
"Non penso abbia sentito bene la domanda. Proviamo a sturargli le orecchie con il coltello..." esclama il chierico porgendo una mano a Fiona, che lo guarda con disappunto e si infila le mani in tasca.
"No, vi prego!" dice Louban alzando le mani. "So solo che alloggiate in questa locanda, avete incontrato qualcuno nel Cortile Rabat ed avete a che fare con la Casata Seltarir".
"Se questo è tutto" ribatte Zigfrid con un sorriso, "puoi pure tornare dal tuo capo e riferirgli che vogliamo incontrarlo. Sulla terraferma, s'intende".
Continuando a guardare con timore il mezzorco, l'uomo si alza lentamente e si dirige a passi misurati verso l'uscita. Dopo un'ultima occhiata alle persone sedute attorno al tavolo che lo stanno fissando, apre la porta e se ne va.
"Ma finiscono sempre così le vostre cene?" esclama Lizzy, afferrando un boccale e scolandolo tutto d'un fiato.

lunedì 21 settembre 2015

0102 - cucina esotica

Dopo aver speso gran parte dei risparmi in nuovo equipaggiamento, il gruppo si incammina verso la Duna di Zaffiro per incontrare Lizzy e cenare assieme all'equipaggio della Aleta. Non appena imboccata la via principale della Lama del Riposo, si sentono provenire dalla locanda urla e schiamazzi che attirano l'attenzione di alcuni passanti.
"Sarà meglio raggiungere Lizzy in fretta, non vorrei che i suoi uomini finiscano tutta la birra!" esclama Delorean, aprendo la porta e varcando la soglia. Il suo stomaco comincia a brontolare non appena il forte odore di arrosto che giunge dalla cucina colpisce il suo naso. "Si mangia!" esclama allegramente Delorean, massaggiandosi la pancia.
"Cinghiale?" esclama Zigfrid, annusando l'aria. "Spero non ce lo faccia pagare a peso d'oro".
"Perché dovrebbe farlo?"
"Quanti cinghiali pensi ci siano in mezzo al deserto?"
"Non mi sono mai posto il problema" risponde il chierico, grattandosi la nuca.
"Ovviamente no, stupido bisonte" replica il mago. "Il clima è troppo caldo per i cinghiali, quello sul fuoco dev'essere stato importato da qualche mercato del nord o dalle isole. E di sicuro costerà un occhio".
Elin si avvicina pulendosi le mani sul grembiule e fissa gli avventurieri con uno sguardo truce. "Ecco qui i miei clienti migliori. Avete detto voi a quel branco di marinai di venire qui per cena?"
"Sì, li abbiamo invitati noi" risponde Miodrag.
"E non vi è venuto in mente di avvertire?" esclama la locandiera, fissando lo spadaccino con occhi torvi.
"E perché? Siamo solo in quindici!" ribatte lo spadaccino.
"Se tutti mangiano come lui" replica Elin indicando il mezzorco, "non mi basterà l'intera dispensa!"
"Probabilmente qualcuno mangerà anche di più" ridacchia Miodrag. "Siamo tutti reduci da un lungo viaggio per mare".
Elin sbuffa, quindi si gira verso la cucina ed urla: "Ehi, Timas! Metti sul fuoco qualche chilo di stufato!" Poi, girandosi verso lo spadaccino, commenta: "Fortuna che qualcuno ha mandato per voi un intero cinghiale da cucinare. Avete amici ricchi, non c'è che dire".
"Per caso è stato uno gnomo con il panciotto di nome Bilmin?" chiede Delorean.
"L'hanno portato un paio di uomini robusti" risponde la locandiera. "Mi pare abbiano detto che era un dono da parte di un certo Occhiodoro".
Il chierico sorride. "Proprio lui".
"Accomodatevi, sarà pronto tra un quarto d'ora. Intanto vi servo la birra".
Il gruppo saluta Lizzy e si accomoda accanto ai suoi uomini, che hanno già trangugiato parecchi boccali di birra. Altri cinque boccali raggiungono il tavolo, quindi la nana ritorna in cucina per controllare la cottura del cinghiale ed aiutare il suo aiutante con lo stufato.
"Come siamo carine, stasera" esclama Delorean, osservando il vestito succinto della halfling e soffermandosi sull'abbondante scollatura. "Che ne dici se dopo...?" aggiunge, facendo un eloquente gesto con la mano.
"Mai e poi mai" ribatte Lizzy con un sorriso di circostanza, quindi si alza e si sposta vicino a Fiona ed Iriel.
"Mi sa che devi trovartene una della tua razza, se vuoi concludere qualcosa" ridacchia Miodrag, sorseggiando la birra.
"Sono solo fuori allenamento" ribatte il chierico, scuro in volto.
Elin interrompe le varie discussioni lanciando oltre il bancone un marinaio che si stava spillando una birra da solo, quindi torna in cucina e ne esce con un enorme vassoio carico di spezzatino, porchetta e costate. Si fa largo tra i marinai e lo deposita sul tavolo, quindi provvede a recuperare i boccali vuoti. Tutti si fiondano sul cibo, commentando a bocca piena l'ottima qualità della carne e l'abbondanza della cena.

Lizzy si alza in piedi sulla panca e solleva il boccale. "A nome di tutti i miei uomini, vi ringrazio per l'ottima cena! Era da tanto che non mangiavamo così bene!"
"Grazie a te per la traversata, invece" risponde Zigfrid. "Non ho vomitato neanche una volta".
"Parla per te, tappo" interviene Delorean, addentando l'ennesimo pezzo di carne. "Anzi, non farmici pensare che sennò perdo l'appetito".
"Facile dirlo a stomaco pieno" ribatte il mago, ridacchiando.
"Potremmo nominare la Aleta come nostra nave ufficiale per le future traversate" propone Miodrag, alzando a sua volta il boccale.
"Ne saremo molto onorati!" risponde l'halfling, appoggiando il boccale sul tavolo e facendo un profondo inchino. "Ah, volevo avvertirvi che il salvataggio di quei naufraghi ha creato un po' di trambusto giù al porto" aggiunge, tornando a sedersi.
"Davvero? Che è successo?" chiede Delorean.
"Un paio di uomini sono venuti a chiedere informazioni su di voi e sulle altre persone sbarcate" risponde Lizzy. "Tranquilli, non abbiamo detto nulla di compromettente".
"Uno dei tizi era un tipo anonimo, con pochi capelli in testa e vestito con un mantello marrone?" chiede Iriel.
"Dalla descrizione sembrerebbe di sì".
"E poi cosa ha fatto?" domanda Fiona.
"Dopo aver parlato con me, è tornato a bordo della Rayo de Luna".
Miodrag apre la bocca per parlare, ma viene interrotto dalla porta della locanda che si apre. Un uomo avvolto in un mantello varca la soglia ed esclama a gran voce: "Buonasera oste! Ha per caso dato ospitalità a quattro avventurieri scesi da una nave?"
Delorean e Zigfrid si voltano verso la porta, quindi Lizzy esclama: "Parli del diavolo... è lui".