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lunedì 29 febbraio 2016

0206 - di nuovo insieme

"Ehi!" grida Tsadok, tossendo poi per la sabbia che gli è entrata in gola. La sua mano ha toccato qualcosa di morbido, che però è sparito subito dopo. Il mezzorco si alza sulle ginocchia e muovendo le braccia avanti e indietro cerca di ritrovare quello che ha percepito pochi momenti prima. L'unica cosa che riesce a sentire è la parete di roccia, mezzo metro accanto a lui.
Qualunque cosa fosse, ora non è più qui pensa sconfortato, rimettendosi a quattro zampe e continuando ad avanzare in mezzo alla tempesta, cercando di rimanere il più possibile vicino al bordo della gola.

Miodrag avanza con gli occhi socchiusi finché un'alta forma scura non appare davanti a lui. Le sue mani toccano la parete di nuda roccia, cercando un possibile riparo. Qui non c'è niente pensa sconfortato, poi gli viene un'idea. Si sfila lo zaino e recupera la pelle del behir, quindi appoggia le spalle alla parete e pesta con i piedi uno dei lembi.
Questo mostro vive nel deserto, quindi dovrebbe ripararmi dalla sabbia, no? pensa lo spadaccino, sollevando il lembo opposto fin sopra la testa. La sabbia smette di colpo di colpirgli il volto ed il rumore dietro al riparo improvvisato si affievolisce un po'.
Funziona! pensa euforico, poi la gioia sul suo volto si trasforma in terrore, quando di colpo la pelle si gonfia e lo scaglia in avanti. I piedi di Miodrag toccano terra un paio di metri più avanti, e non riescono a fermare la sua corsa mentre la pelle svolazza tra le sue mani, trascinandolo implacabilmente verso il nulla.
Poi, di colpo, uno sperone di roccia appare davanti a lui e lo spadaccino riesce solo a ruotare leggermente il fianco per proteggere l'uovo. L'urto è violento e la base del masso, resa instabile dall'erosione della sabbia sospinta dalla tempesta, si stacca dal terreno. Miodrag e la roccia cadono in avanti, colpendo con violenza la parete della gola. Lo spadaccino rimane intontito per qualche secondo, poi il dolore provocato dalle escoriazioni sul volto lo riporta alla realtà.

"Cosa è stato?" chiede Fiona, guardando la polvere staccarsi dalla volta della grotta e cadere a terra.
"Sembrava una piccola scossa di terremoto" risponde Zigfrid. "O la zucca del bisonte contro la parete della gola".
La ladra si avvicina al bordo e cerca inutilmente di vedere qualcosa fuori dalla caverna, poi prende fiato ed urla con quanto più fiato ha in gola: "Ehi! Siamo qui!"
"Non penso riescano a sentir..." inizia a dire il mago, poi si zittisce quando una figura si affaccia carponi e, con movimenti rigidi, entra nella grotta e si accascia contro la parete.
"Tsadok!" esclama sorridendo Fiona. "Ce l'hai fatta!"
"Dov'è Miodrag?" chiede Zigfrid, avvicinandosi e porgendogli la borraccia.
"Non ne ho idea" sospira il mezzorco, bevendo una lunga sorsata.

Miodrag scuote la testa per riprendersi, poi gira attorno alla roccia per controllare cosa ne abbia fermato la caduta. Rendendosi conto che il masso si è fermato sulla parete, lo spadaccino vi appoggia la mano e, tenendo saldamente la pelle svolazzante con l'altra, avanza faticosamente contro vento.
Dop una ventina di passi, il vento porta alle sue orecchie un suono inintelligibile, ma che proviene decisamente da una voce umana. Miodrag si china in avanti e avanza, dando fondo alle sue ultime energie. Dopo alcuni passi, le sue gambe cedono e lo spadaccino cade sulle ginocchia.
Bel modo di morire pensa tristemente, poi qualcosa lo afferra per le spalle e lo tira.
"Ecco Miodrag!" esclama Zigfrid, mentre Fiona trascina lo spadaccino all'interno della grotta e lo appoggia contro la parete.
"Speriamo che questa tempesta di sabbia non duri tanto" mormora Tsadok, rialzandosi a fatica ed avvicinandosi al compagno. Dopo aver mormorato alcune parole, una luce biancastra illumina la grotta. Tutti si sentono un po' più in forma e sorridono al chierico.
"Ora dobbiamo solo aspettare" mormora il mago, facendo cenno agli altri di allontanarsi dall'uscita e cominciando a preparare un fuoco.

venerdì 26 febbraio 2016

0205 - fugace contatto

Tsadok avanza chinato in avanti per contrastare le raffiche di vento, nelle orecchie solo il rombo della tempesta di sabbia e nient'altro. Il cavallo continua a tirare le redini strette nella mano nel tentativo di sottrarsi a questo inferno e galoppare lontano.
Che schifo di situazione! pensa il mezzorco, dando uno strattone e muovendo un altro paio di passi in mezzo al nulla. Il suo stivale si pianta in una roccia che sporge dal terreno, bloccandogli la gamba e facendolo cadere a faccia in giù. D'istinto allunga le mani, che affondano nella morbida sabbia e fermano la caduta. Il cavallo! grida una voce nella sua testa, quando si accorge che le redini non sono più tra le sue dita.
Dopo aver tentato un paio di volte di alzarsi in piedi, Tsadok si accorge che proseguendo carponi sembra sia più facile contrastare la furia degli elementi. Il mezzorco avanza nel nulla, tirando su la testa ogni tanto per guardarsi attorno. Dopo alcuni interminabili minuti, la sua testa cozza contro la roccia.
"Ahia!" urla d'istinto, ma le sue parole vengono inghiottite dal vento. Su cosa ho sbattuto? pensa poi, allungando le mani e tastando di fronte a sé. La superficie rocciosa si staglia ad un paio di passi da lui, quasi invisibile in mezzo alla sabbia che vortica davanti al suo volto. Una parete di roccia! Ora devo solo sbrigarmi a trovare un'apertura!

Miodrag da un paio di minuti non riesce più a scorgere nemmeno la testa del suo cavallo, a pochi passi da lui. Il vento lo spinge a destra ed a sinistra, facendolo ondeggiare. Un senso di sconforto lo assale, ma il tirare delle redini lo riporta alla realtà.
"Tranquillo, cavallo, ce la caveremo" mormora più a se stesso che alla povera bestia.
Muovendo faticosamente un piede davanti all'altro, lo spadaccino raggiunge una grossa roccia, non più alta di un metro, che si erge di fronte a sé. Alla base sembra che il vento soffi un po' meno intensamente, dopo essersi scontrato con l'ostacolo.
"Dai, su" esorta Miodrag, tirando a sé il cavallo e tentando di farlo sdraiare. La povera bestia oppone un po' di resistenza poi, sfinita, si accascia a terra. Mentre tiene saldamente le redini con una mano, con l'altra lo spadaccino comincia a cercare una fenditura nella superficie di roccia. Trovata! pensa soddisfatto, poi estrae una delle sue due spade e la conficca nel pertugio, legandoci quindi attorno le briglie.
Tu rimani qui, io cerco un riparo pensa Miodrag voltandosi un momento verso il cavallo, poi avanza a braccia protese per alcuni metri. Le sue dita non trovano nulla, poi qualcosa gli sfiora la gamba. Lo spadaccino si libera del contatto con un passo veloce in avanti, quindi si volta a destra ed a sinistra per cercare di individuare cosa l'ha toccato.
Davanti a lui c'è solo la nebbia giallognola creata dalla sabbia che gli vortica attorno scorticandogli le guance. Senza più nessun punto di riferimento, Miodrag solleva il mantello per ripararsi un po' dalla furia del vento ed avanza in mezzo al nulla, diretto verso un punto imprecisato dinnanzi a lui.

giovedì 25 febbraio 2016

0204 - persi nella tempesta

I tre avventurieri voltano i cavalli nella direzione indicata dal mezzorco e osservano spaventati una nube color ocra, alta centinaia di metri, che si avvicina velocemente.
"Troviamo un nascondiglio, presto!" urla Miodrag, iniziando a guardarsi attorno.
"In quella gola potrebbero esserci delle grotte!" esclama Fiona, indicando una stretta depressione tra due dune, da cui spuntano alcuni ammassi di roccia.
"Speriamo di arrivarci in tempo!" ribatte lo spadaccino spronando il cavallo.
La ladra e il mago si lanciano al galoppo e raggiungono Tsadok che sta rotolando giù dalla cima di una duna.
"In groppa, svelto!" grida Zigfrid, passandogli le redini. "Se non ti sbrighi, ti lasciamo qui!"
Il mezzorco balza in groppa al suo destriero, che scarta per l'improvviso colpo sulla schiena, poi si dirige insieme ai compagni verso la piccola gola tra le dune individuata da Fiona. Il vento sibila attorno alle loro teste e la sabbia comincia ad alzarsi in grossi vortici, impedendo alla vista di spaziare lontano e graffiando i loro volti. Miodrag ormai non si vede più, come neanche la via carovaniera.
"Meglio scendere e proseguire a piedi" grida Zigfrid, fermando il cavallo e smontando. I due compagni lo imitano, poi iniziano ad avanzare faticosamente verso il canalone. Il rumore del vento rimbomba nelle orecchie ed è ormai talmente forte da impedire di sentire qualunque altro suono. Ben presto ognuno rimane solo in mezzo alla tempesta.
Questa sabbia mi sta cavando gli occhi! pensa Fiona fermandosi e recuperando una bacchetta dallo stivale. Dopo aver appoggiato le dita su un paio di punti segnati in precedenza, pronuncia un semplice comando. Con una scarica azzurra appare un largo scudo accanto a lei, su cui inizia a scivolare la sabbia. Il suo sorriso si trasforma in una smorfia quando il vento spinge violentemente la protezione contro il suo braccio, facendola cadere a terra. Le briglie le scappano di mano ed il cavallo, spinto dal vento, si allontana di pochi passi e scompare nella tormenta.
Cavolo! Ora dovrò ripagarlo! pensa la ladra, avanzando lentamente con le braccia protese alla ricerca della propria cavalcatura e dei suoi compagni. Le sue mani toccano una superficie leggermente ruvida e fredda al tatto.
Roccia! gongola Fiona, avanzando lungo la parete del canalone. Dopo alcuni interminabili metri, la parete rientra e la ladra si ritrova all'interno di una profonda grotta. Al riparo dal vento, nota che la sabbia si sta accumulando solamente all'ingresso e riesce a raggiungere il fondo della caverna. Speriamo che gli altri si siano salvati... pensa allontanandosi dalla furia del vento che fuori continua a soffiare impetuoso.
Dopo un paio di minuti una piccola figura chinata entra nella caverna e si accascia al suolo, tossendo rumorosamente.
"Zigfrid!" urla Fiona, correndo a soccorrere il compagno. "Fortuna che sei salvo!"
"Un altro po' in quell'inferno ed i miei polmoni sarebbero esplosi" biascica il mago. Dopo essersi tirato faticosamente in piedi, si guarda attorno. "E gli altri due?"
"Mi sono fermata per attivare uno scudo e li ho persi di vista" ammette la ladra. "Spero abbiano trovato un riparo".
"Speriamo" commenta mesto Zigfrid, guardando il muro di sabbia che vortica all'esterno.

mercoledì 24 febbraio 2016

0203 - punto d'osservazione

Dopo aver esaminato le altre grotte senza trovare nulla di valore, Tsadok appoggia una mano sulla spalla di Miodrag. "Non c'è altro da trovare! Dai, torniamo in città".
"Va bene, va bene" sbuffa lo spadaccino. "Pensavo di trovare un bottino ben più ricco".
Tsadok sorride. "Abbiamo il tuo uovo, la pelle e quello che abbiamo trovato nella grotta. Non ti basta?"
"Speravo in qualcosa di più. Evidentemente il diavolo ci ha preso in giro" borbotta Miodrag, dirigendosi verso i cavalli.

"Chissà perché Nadja voleva mandarci qui" borbotta lo spadaccino, osservando le braci che si colorano di rosso sotto l'effetto del vento.
"Probabilmente voleva farci mangiare dal behir" ribatte Zigfrid.
"Sei sicuro? Non è stato difficile abbatterlo".
"Siamo stati abbastanza fortunati" commenta il mago alzando le spalle. "Se fosse atterrato sopra di noi e ti avesse ingoiato, sarebbe stato un bel problema".
"Magari il diavolo c'ha tenuto nascosto qualche dettaglio" mormora Fiona, giocando distrattamente con il pugnale. "O forse ha mentito e lei voleva veramente rivelarci l'ubicazione della fortezza".
"Intendete quella nominata nel registro di Selina, giusto?" chiede Tsadok.
"Proprio quella" esclama Miodrag.
"Domani potremmo trovare un punto rialzato e vedere se c'è qualche costruzione in mezzo al deserto" propone il mezzorco.
"Per me è inutile, comunque non ci costa nulla fermarci qualche minuto mentre cavalchiamo verso Assur per dare un'occhiata" concorda lo spadaccino.

Dopo aver passato la nottata presso l'accampamento sulla via carovaniera, il gruppo riparte alla volta di Assur. Durante la mattinata il vento continua a soffiare impetuoso da ovest, alzando parecchia sabbia che si infila sotto i vestiti dentro le bisacce.
"Che ne dici di quell'altura?" chiede Tsadok, avvicinando il cavallo a Miodrag.
"Mi pare vada bene" risponde lo spadaccino, facendo cenno agli altri di fermarsi. "Noi ti aspettiamo qui".
Il mezzorco passa le redini a Fiona, quindi scende da cavallo e si inerpica lungo il pendio. Giunto sulla sommità, si guarda intorno. Alcune conformazioni rocciose emergono tra le dune, ma nessuna ha la forma di una fortezza.
Dopo aver fatto segno ai compagni di non aver visto nulla, il mezzorco viene sospinto da una raffica di vento e si volta per evitare di cadere. Ritrovato l'equilibrio, Tsadok osserva l'orizzonte. I suoi occhi si spalancano per lo stupore. Quando i suoi muscoli rispondono di nuovo, il mezzorco si precipita giù per raggiungere i compagni.
"Tempesta di sabbia!" urla con quanto fiato ha in gola.

martedì 23 febbraio 2016

0202 - un altro tipo di tesoro

Mentre gli altri attendono che il mago identifichi i vari oggetti trovati, Miodrag si ferma davanti all'entrata di una caverna parzialmente bloccata da una roccia dai bordi smussati e segnata un po' ovunque dagli artigli del mostro. Dopo aver tentato inutilmente di infilarsi nella stretta fessura, lo spadaccino appoggia la spalla sul grosso masso e spingendo lo fa rotolare via. Un velo di sabbia impalpabile si muove sospesa a mezz'aria, poi lentamente scende e si posa a terra.
"Questa caverna sembra promettente!" esclama per richiamare l'attenzione dei compagni, poi osserva l'interno e scruta tra le ombre. La grotta è abbastanza profonda e sul fondo sembra sia stata accumulata una grossa quantità di sabbia fine. Miodrag accende una torcia e si avventura all'interno.
"Wow!" esclama lo spadaccino sorridendo. "Questo sì che è interessante!"
Un uovo dal colore azzurro, lungo quanto un avambraccio, giace parzialmente immerso nella sabbia. Varie striature blu percorrono la superficie del guscio, riflettendo la luce della fiaccola e creando strani disegni sulle pareti di roccia.
"Zigfrid ha identificato praticamente tutto..." esclama Fiona entrando nella grotta e bloccandosi a pochi passi dallo spadaccino quando questo si volta con un'espressione soddisfatta sul volto. "Che c'è? Che hai trovato?"
"Un uovo di behir!" esclama Miodrag. "Se lo portiamo a Vaelan, possiamo farci un sacco di soldi!"
"Di sicuro vale molto" commenta la ladra, osservando i riflessi sulle pareti.
"Il vento che spira da ovest si sta facendo più intenso" borbotta Zigfrid entrando nella grotta insieme a Tsadok.
"Sì me n'ero accorto" ribatte Miodrag, "ma non ho visto nuvole, quindi per il momento non dobbiamo preoccuparci. Guardate che cos'ho trovato!"
Il mago affianca il compagno ed osserva l'oggetto dietro di lui. "Un uovo! Avevo proprio voglia di una bella frittata!"
"Ma è un uovo di behir?" chiede il mezzorco. "Io lo spaccherei prima che esca un altro mostro e cerchi di sbranarci!"
"Calmi, calmi!" esclama Miodrag, frapponendosi tra loro ed il suo tesoro. "Meglio venderlo a Vaelan, no?"
"E come pensi di trasportarlo senza romperlo?" chiede con una smorfia Zigfrid.
Lo spadaccino ci pensa un po', poi guarda i compagni. "Nel mio zaino non penso ci stia, dato che ho già la pelle. Potreste metterlo nei vostri, no?
"No, anche noi abbiamo gli zaini pieni" esclama Fiona, lanciando uno sguardo a Tsadok. "Tra l'equipaggiamento trovato e le razioni non ci sta più nemmeno uno spillo! E comunque non ci passerebbe per l'apertura".
"Mi è venuta un'idea!" esclama Miodrag, uscendo di corsa e tornando poco dopo con un vecchio mantello logoro. Dopo averlo strappato ed annodato, ci avvolge l'uovo e se lo lega al collo. "Che ne dite? Non è nemmeno tanto scomodo".
I tre compagni si guardano, poi scuotono la testa all'unisono.

lunedì 22 febbraio 2016

0201 - dubbi sul bottino

"Sono pur sempre i miei compagni" mormora Fiona ridacchiando, imbarazzata dalla proposta.
"Con gli altri dividiamo tutto quello che riusciamo a recuperare dall'equipaggiamento dei cadaveri" propone Tsadok, iniziando a riempire lo zaino pratico. "Mi pare di aver visto qualcosa di valore, ma lasciamo al mago il piacere di scoprirlo".
La ladra ci pensa un po', poi sorride. "Ok, mi sta bene".
I due avventurieri trasferiscono tutte le monete all'interno dei propri zaini, poi ritornano indietro ed iniziano a perquisire in maniera più approfondita i cadaveri, accatastando l'equipaggiamento ancora in buono stato all'interno di una cassa.
"Ora possiamo chiamare Miodrag e Zigfrid" esclama Tsadok. "Avranno finito di spellare quel behir, no?"
Fiona esce all'aperto e si appoggia alla parete di roccia, aspettando che i suoi due compagni smettano di litigare.
"Non esiste!" esclama Zigfrid, arretrando di un passo. "Non infilerò mai quella roba puzzolente nel mio zaino!"
"E' uno zaino magico!" ribatte Miodrag, avanzando verso il compagno con in braccio la pelle arrotolata ed ancora sanguinante del mostro. "E' l'unico modo per trasportarla fino a Vaelan!"
"Non è un problema mio!"
"Tu stesso hai detto che non c'è aria al suo interno! Basta che ti trasferisca il tuo equipaggiamento in un'altra tasca e non ci saranno problemi" propone lo spadaccino.
"Ho detto di no!" borbotta il mago incrociando le braccia.
Miodrag lo osserva per un po', poi abbassa le spalle deluso. "Non hai fatto storie con la cena della bettola di Assur e ti fai problemi per una semplice pelle?"
"Va bene, va bene" bofonchia Zigfrid, aprendo lo zaino e sistemando i suoi oggetti in un'altra tasca. Dopo aver sistemato il rotolo all'interno della grossa tasca principale, i due si avviano verso la grotta.
"Abbiamo trovato un po' di equipaggiamento" esclama Fiona, facendo cenno di seguirla.
Il mago si avvicina alla cassa piena di oggetti, lancia un incantesimo e ne esamina il contenuto. "Decisamente buono, come bottino!"
Dopo una rapida occhiata ai cadaveri ed alle casse piene di merci comuni, Miodrag perlustra il resto della grotta e si ferma davanti alle casse aperte. "E queste?"
"Erano vuote" esclama Tsadok, lanciando un'occhiata alla ladra.
"Già" conferma Fiona.
"Mi pare strano" borbotta lo spadaccino. "Il diavolo aveva parlato di un grosso tesoro ed avete trovato solamente quella cassa di oggetti".
"Non mi pare un magro bottino" commenta Zigfrid, alzando un mantello ed esaminandolo attentamente. "C'è parecchia roba magica, qui".
"Perché quel mostro avrebbe dovuto portare nella grotta dei forzieri vuoti? Non ha senso!"
"Magari qualcuno ci ha preceduto e si è portato via il contenuto" esclama Tsadok, alzando le spalle.
"E non hanno toccato altro?"
Il mezzorco si gratta il mento pensieroso. "Forse hanno sentito tornare il behir e si sono dati alla fuga".
"Sono molto deluso" borbotta Miodrag. "Tutta questa fatica per quattro pezzi di equipaggiamento in croce".
"Magari c'è qualcos'altro nelle altre grotte!" esclama Fiona sorridendo. "Non le abbiamo mica esplorate tutte!"
"Allora diamoci da fare, così possiamo tornare a Vaelan" ribatte lo spadaccino, uscendo a lunghe falcate dalla grotta ed avviandosi verso la successiva.

venerdì 19 febbraio 2016

0200 - pelle e monete

Miodrag si avvicina a Tsadok e gli porge la borraccia magica. "Bevi un po' d'acqua, così ti riprendi".
Il mezzorco la afferra e tracanna una lunga sorsata, poi alza il braccio e si bagna la testa.
"Ora va molto meglio" esclama, porgendo al compagno la fiaschetta e rialzandosi in piedi.
Dopo aver invocato Gond ed aver curato le proprie ferite e quelle dello spadaccino, Tsadok osserva il cadavere del behir. "A quanto pare era questa creatura la causa di tutti quei fulmini!" esclama piantandosi i pugni sui fianchi. "Spero non ce ne siano altri qui attorno".
"Penso sia l'unico della zona" ribatte Zigfrid. "Altrimenti gli altri sarebbero già arrivati per dare man forte".
"E' un bel bestione" commenta Miodrag. "Dite che possiamo ricavarne qualcosa?"
"E come hai intenzione di trasportarlo?" ridacchia il mago. "A spalla?"
"Possiamo sempre recuperare la pelle e portarla a Vaelan. Ci sarà qualcuno interessato ad un articolo simile, no?"
"Tu fa quello che vuoi" ribatte Tsadok, "intanto io perlustro la grotta laggiù".
"Vengo anch'io" esclama Fiona, allontanandosi insieme al mezzorco.
Sotto lo sguardo incuriosito di Zigfrid, Miodrag estrae un pugnale e comincia a tagliuzzare la dura pelle del behir.
"Non così, zuccone!" esclama il mago. "Se continui a massacrarla in quel modo, è già tanto se ci ricaverai cuoio sufficiente per la copertina di un libro!"
"Se sei tanto bravo, allora, fammi vedere tu come si fa!" ribatte seccato lo spadaccino.
Zigfrid si inginocchia di fianco al compagno, gli strappa di mano il pugnale e comincia a scuoiare il behir. "Ecco, vedi? Devi alzare la pelle e tirare! Il coltello ti serve solo per tranciare la membrana che la tiene legata ai muscoli!"
Mentre i due avventurieri lavorano sotto il sole, Fiona e Tsadok entrano nella grotta e si concedono un momento per godersi la freschezza data dall'ombra. La caverna, alta circa tre metri, si allarga appena oltre l'entrata e si estende parecchio, tanto che la zona più interna è quasi completamente avvolta nel buio. La sabbia del deserto copre parte dell'ingresso e si estende per pochi metri, lasciando poi spazio alla nuda roccia.
Fiona avanza di un paio di passi e si ferma davanti ad un cumulo di ossa di varia natura. "Questi sono i resti dei pasti precedenti" mormora, infilando un piede nel cumulo e disseppellendo un teschio.
"Lì mi pare ci sia qualcosa" esclama Tsadok, indicando un punto di fronte a sé. Alcune casse segnate da artigliate sono accatastate in un angolo, assieme ad alcuni cadaveri parzialmente essiccati disseminati poco distante.
La ladra si avvicina e si inginocchia accanto al corpo più vicino. "Questi devono essere i membri delle spedizioni scomparse di cui abbiamo sentito parlare".
"E questi sono i loro averi" esclama il mezzorco, guardando dentro ad una cassa. "Qui ci sono merci varie, ma non c'è nulla di valore".
"Eppure quel demone ha detto che avremmo trovato qualcosa di prezioso" commenta Fiona, rialzandosi e scrutando tra le ombre. "Forse c'è qualcosa dietro quel masso laggiù".
Il mezzorco segue la ladra fino alla grossa roccia in fondo alla caverna e spalanca gli occhi. Una piccola montagna di monete trabocca da alcuni forzieri mezzi distrutti. I due avventurieri si guardano sorridendo, quindi Fiona si gira per avvisare i compagni ma Tsadok le blocca posandole una mano sulla spalla. "Vuoi davvero dividere questo tesoro in quattro?"

giovedì 18 febbraio 2016

0199 - tra le zampe del mostro

Fiona impugna l'arco e scocca un paio di frecce, che rimbalzano sulla schiena della creatura e si perdono tra le dune. La bestia apre la bocca ed emette un grido stridulo, quindi si puntella sulle zampe e si lancia in avanti. Mentre Zigfrid pronuncia un incantesimo e si alza in volo, Miodrag estrae le sue lame e le corre incontro. Le fauci si aprono di fronte a lui, investendolo con una folata di aria fetida. Lo spadaccino scarta all'ultimo nel tentativo di evitare il morso della bestia, ma finisce sotto i suoi artigli. Una delle zampe saetta verso di lui e gli squarcia il petto, facendolo rotolare nella sabbia.
"Prenditela con uno della tua taglia!" urla Tsadok, afferrando la sua ascia a due mani e lanciandosi in avanti. Quando la creatura si volta per fronteggiare il nuovo avversario, il mezzorco balza in aria e affonda la lama nel collo del behir. Fiotti di sangue e pezzi di squame schizzano ovunque, inondando la sabbia ed i vestiti del chierico.
Con un ruggito la bestia si ritira di qualche passo, permettendo allo spadaccino di rialzarsi e rimettersi in guardia. Dalle mani di Zigfrid saetta un raggio che annerisce il dorso il mostro, che per indebolito crolla al suolo. Mentre le zampe lottano per rialzare il corpo dalla sabbia, le fauci del behir si aprono ed una luce compare nella sua gola.
"Allontanatevi, presto!" urla il mago. Lo spadaccino si getta di lato ed evita di poco il fascio di elettricità che scaturisce dalla bocca del mostro. Tsadok, investito in pieno, viene sbalzato all'indietro e cade a terra in preda agli spasmi.
"Tutto qui quello che sai fare?" balbetta il mezzorco, puntellandosi con l'arma per rimettersi in piedi.
Miodrag, approfittando della distrazione offerta dal compagno, si infila tra le zampe del mostro ed affonda le sue due lame nella morbida carne della pancia, ruotando le else per squartare gli organi interni.
La schiena del behir si inarca quando il mostro ruggisce di dolore. Tsadok avanza di un passo e disegna un cerchio nell'aria con la sua ascia, penetrando tra le scaglie del collo e staccandogli di netto la testa.
L'urlo disumano della creatura riecheggia tra le rocce mentre il suo corpo ormai senza vita si accascia al suolo.
"Bel colpo!" esclama Miodrag, divincolandosi dalla zampa che lo tiene ancora bloccato e rialzandosi in piedi.
Le gambe di Tsadok cedono, facendolo sedere pesantemente sulla sabbia. "Datemi un momento per riprendermi, poi vi curo" mormora il mezzorco, distendendosi e fissando il cielo terso.

mercoledì 17 febbraio 2016

0198 - il sole si oscura

Il gruppo esce di corsa dalla grotta e scruta l'area per trovare la causa del piccolo smottamento.
"Io non vedo nulla" mormora Zigfrid, avvicinandosi alla ladra che era rimasta fuori. "Tu hai visto cos'è successo?"
"Niente" ribatte Fiona, poi indica un punto di fronte a lei. "Probabilmente il vento ha spostato della sabbia ed alcune rocce sono franate giù da quel pendio".
Miodrag recupera il cannocchiale dalla borsa e, seguendo le indicazioni della mezzelfa, scruta tra i massi. Un po' di pietrisco continua a rotolare giù dalla collina, ma lo spadaccino non riesce a vedere nient'altro di strano.
"Nulla di cui preoccuparsi, insomma" borbotta Zigfrid, voltandosi e tornando dentro la piccola grotta. Dopo aver percorso tutto il perimetro interno sfiorare la parete con la mano, il mago esce di nuovo sotto il sole. "Qui non c'è nulla di nascosto. Qualunque cosa abbia provocato quello squarcio nella roccia, non si è rintanata qui dentro".
"Direi di passare alla grotta successiva" esclama Miodrag. "Tsadok, tu rimani fuori con Fiona. Tenete d'occhio quel grosso masso, non mi sento tranquillo".
Fiona fa un cenno affermativo, poi beve una sorsata d'acqua dalla borraccia quindi si aggiusta il cappuccio.
La piccola grotta, profonda poco più di un metro, non nasconde nulla al suo interno, quindi il gruppo si sposta verso il centro della conformazione rocciosa.
"Qui le rocce sono fuse in più punti" commenta il mezzorco, osservando la pietra più scura. "Tutto sembra indicare che la fonte provenga dal grosso dente di roccia laggiù".
"Se tutte le grotte sono così, conviene passarle velocemente e dirigersi verso la grotta principale, laggiù" propone Zigfrid, indicando di fronte a sé.
Il gruppo si incammina lungo la strada di pietrisco e supera due alte rocce che si ergono parallele ai lati del sentiero, disegnando una specie di porta che conduce al largo spiazzo davanti alla grotta principale. Quando Miodrag muove un passo verso la caverna, il gruppo di avventurieri si ritrova d'un tratto avvolto dalla penombra. Tutti alzano gli occhi e vedono il profilo di un'enorme creatura che, dopo aver coperto per un attimo il sole, atterra di fronte a loro. Sei paia di gambe sostengono un corpo affusolato e coperto di scaglie azzurre. Una testa alta quanto un cavallo punta il gruppo, gli occhi scintillanti fissano con desiderio quello che la creatura considera il suo prossimo pasto.
"Un behir!" esclama Zigfrid, facendo un passo indietro e stringendo spasmodicamente il bastone.

martedì 16 febbraio 2016

0197 - rocce tra le dune

Miodrag osserva l'ennesimo fulmine salire velocemente verso il cielo, illuminando il cerchio di pietre al centro del bivacco ed il volto dei suoi compagni addormentati, quindi si volta a guardare il filo di luce che rischiara l'orizzonte ad est.
"Avanti, dormiglioni!" esclama, alzandosi ed iniziando a scuotere Tsadok. "E' arrivata l'alba, facciamo colazione e poi partiamo!"
"Ancora cinque minuti..." mormora Fiona, girandosi dall'altra parte e tirandosi la coperta sopra la testa.

Verso mezzogiorno il gruppo raggiunge la conformazione rocciosa notata il giorno prima dalla ladra. Un grosso ammasso di roccia si innalza in mezzo alle dune, circondato tutt'attorno da creste più piccole. La sabbia del deserto ha scavato la pietra e disegnato vari solchi, il cui risultato è una struttura aliena, piena di anfratti e pinnacoli dalle bizzare forme allungate. Una distesa di sassolini e roccia fuoriesce dalla sabbia, formando una piccola stradina che conduce al centro della collinetta.
Fiona tira le redini per fermare il cavallo, poi accarezza distrattamente il collo dell'animale. "Da quel che vedo, ci sono un sacco di grotte" esclama guardandosi attorno, socchiudendo gli occhi per proteggersi dal riverbero della sabbia, "sia nel blocco centrale sia nelle rocce tutt'attorno".
Miodrag affianca la ladra e osserva il paesaggio. "Non sembrano esserci pericoli, però direi di lasciare qui i cavalli per sicurezza e continuare a piedi".
Tsadok smonta da cavallo, lega le redini ad un masso poi avanza fino al primo ammasso di roccia. "Qui la pietra sembra come fusa. Ed anche qui" aggiunge, spostandosi verso un'altro spuntone. "E solo sul lato che guarda il centro della montagna. Potrebbe dipendere dai fulmini che abbiamo visto".
"Già, potrebbe" mormora Zigfrid, scendendo anche lui dal suo cavallo. "Tenete gli occhi aperti".
"Andiamo direttamente alla grotta più grande?" chiede Miodrag, indicando una zona scura alla base del grosso sperone.
Zigfrid scuote la testa. "Andiamo con ordine, meglio controllare tutte le grotte prima di avventurarci avanti. Non mi piace l'idea di essere sorpreso alle spalle".
Il gruppo si riunisce quindi avanza verso la prima grotta, poco più alta del mezzorco. Fiona sorride quando il mago abbassa lo sguardo e salta all'indietro. "E' solo uno scorpione del deserto! E' talmente piccolo che ha paura perfino di un tappo come te!"
Tsadok guarda con attenzione il terreno e, non notando tracce evidenti, entra nella grotta insieme a Zigfrid. All'interno l'aria è più fresca e dopo qualche secondo i suoi occhi si abituano alla semioscurità. "Non è molto profonda, giusto un paio di metri" esclama avanzando, poi si ferma quando il compagno indica una macchia scura su una delle pareti.
"Ci sono tracce di sangue, qui" mormora Zigfrid.
"E questo cos'è?" esclama Tsadok, indicando delle scanalature scavate nella roccia, vicino all'ingresso. Ognuno dei tre segni paralleli è lungo una ventina di centimetri, profondo un paio e largo quando il dito del mezzorco. "Sembrano artigli".
"Il sangue è secco" commenta Miodrag, avvicinandosi alle macchie. "Speriamo che la causa sia lont..."
La frase muore in gola allo spadaccino ed un brivido scende lungo la spina dorsale di tutti quando, in lontananza, si sente il suono di alcuni ciottoli che rotolano rimbalzando sulla nuda roccia.

lunedì 15 febbraio 2016

0196 - prossima destinazione, deserto!

"Ora cosa facciamo?" chiede Miodrag, sedendosi ad un tavolo della locanda.
"Dovremmo andare alla fortezza" ribatte Zigfrid, afferrando uno sgabello ed accomodandosi.
"Hai scoperto dove si trova?" chiede Tsadok.
"Non ancora" borbotta il mago scuotendo la testa.
"Intanto potremmo andare alla grotta che ci ha indicato quel diavolo" propone lo spadaccino. "Ha detto che c'era nascosto un tesoro, no?"
"Se c'è da guadagnarci qualcosa, io ci sto" esclama Fiona, attirando con un gesto l'attenzione di una cameriera ed ordinando il pranzo. "Ora che ci penso, ma non c'era un certo magazzino da ripulire?"
"Scordatelo" esclama Zigfrid, sorridendo alla ladra. "Ormai qui ci conoscono tutti, siamo diventati famosi. Vediamo di non diventare anche famigerati".

Il gruppo vende l'equipaggiamento recuperato e si rifornisce di cibo, quindi parte al galoppo lungo la via che attraversa il deserto e porta a Radapur.
Dopo quattro faticosi giorni di viaggio tra le dune, Fiona ferma il cavallo accanto ad uno spiazzo di terra battuta, dove qualche tempo prima si erano fermati con la carovana del mercante, ed indica una piccola conformazione di roccia che si staglia sulla linea dell'orizzonte. "Guardate lì. Dovrebbe essere il punto di origine di quegli strani lampi che abbiamo visto ieri notte".
"Finalmente" esclama Tsadok. "Non ne posso più di galoppare in questo mare di sabbia".
"E pensa che ti aspettano altri quattro giorni di viaggio per tornare alla civiltà" ridacchia Zigfrid, togliendosi uno stivale e svuotandolo dalla sabbia che vi è entrata.
Il mezzorco storce la bocca al pensiero di dover riattraversare il deserto.
"Bivacchiamo qui e domani andiamo in esplorazione" propone Miodrag asciugandosi la fronte. "E' stato un viaggio faticoso e non sappiamo cosa potremmo trovare. E' meglio continuare dopo che ci saremo riposati".
Tutti scendono da cavallo, quindi iniziano ad approntare il campo per la fredda notte desertica.