lunedì 14 settembre 2015

0097 - l'alto prelato di Gond

"Ora dobbiamo trovare un sacerdote che sappia qualcosa su quel simbolo" dice Iriel. "I vostri contatti non ci sono stati di grande aiuto".
"Ma indagheranno" ribatte Fiona. "Per queste cose bisogna avere pazienza".
"In questa città i templi principali sono cinque: Akadi, Gond, Ilmater, Shaundakul e Waukeen" riferisce Delorean, dopo aver parlato con alcune guardie all'entrata della Lama della Fede. "I chierici di Gond ricercano la conoscenza, magari qualcuno di loro ha già visto la stella ad undici punte".
"Vale la pena tentare" commenta Miodrag, oltrepassando la grande porta che conduce al quartiere religioso. "Speriamo abbiano una biblioteca ben fornita".
Le ombre si allungano mentre il gruppo percorre la strada principale, popolata di sacerdoti ingioiellati, novizi vestiti con semplicità e paladini nelle loro armature scintillanti. Agli angoli delle strade ci sono alcuni mendicanti che chiedono l'elemosina. Gli alti templi adombrano la piazza centrale, in cui parecchi discepoli stanno assaporando un momento di tranquillità prima di tornare alle loro incombenze.
Gli avventurieri varcano la soglia del tempio di Gond, percependo subito la piacevole differenza di temperatura con l'esterno. La navata centrale è praticamente vuota, solo alcuni banchi sono occupati da persone concentrate nella preghiera. Un sordo rimbombo ritmico pervade la struttura. "Questi devono essere i sacerdoti di Gond che si stanno esercitando nell'arte della forgiatura" spiega a bassa voce Delorean. "In pratica, sono una congrega di artigiani".
Un uomo robusto, vestito con una tunica marrone ed un grembiule in cuoio conciato, sta disponendo le panche per la preghiera della sera.
Miodrag si avvicina e gli batte sulla spalla. "Buonasera, padre. Avremo bisogno di parlare con un suo superiore per chiedere informazioni riguardo ad un simbolo. Potrebbe annunciarci?"
L'uomo allinea l'ultima sedia, si pulisce le mani sui pantaloni, quindi fissa lo spadaccino. "Seguitemi, vi accompagno".
Il gruppo viene condotto attraverso vari corridoi ed ampie sale fino a raggiungere una stanza nei sotterranei del tempio, dove il rumore è più forte. All'interno ci sono parecchi scaffali ricolmi di oggetti in legno e metallo, oltre ad un paio di tavoli scheggiati su cui sono disposti alla rinfusa vari attrezzi da lavoro. Al centro, un individuo corpulento sta battendo con un martello su un pezzo di metallo appoggiato su un'incudine, sagomandolo per formare una spirale.
"Maestro Vyddensen, queste persone vorrebbero porti alcune domande" dice l'accolito, facendo un piccolo inchino.
Il sacerdote infila il frutto del suo lavoro in un barile pieno d'acqua, generando una nuvola di vapore, quindi appoggia la scultura ed il martello sull'incudine.
"Ditemi, cosa volete sapere?" dice Vyddensen, alzando gli occhi ed asciugandosi la fronte con uno straccio e congedando l'altro sacerdote con un gesto.
"Volevamo sapere se riconosceva un simbolo che abbiamo trovato durante un nostro viaggio" inizia Miodrag, porgendo il ciondolo al sacerdote. "Si tratta di questo".
Vyddensen lo prende e se lo rigira tra le mani. "Intanto cominciamo con il medaglione. Dalla fattura, dal materiale e dalle condizioni è stato fatto di recente. Non ha più di un anno di vita".
"E per quanto riguarda il simbolo inciso sopra?"
"Non appartiene a nessuna divinità venerata nel Faerun".
"E quindi cosa rappresenta?" interviene Iriel.
Il sacerdote fissa pensieroso il ciondolo. "Se è religioso, potrebbe essere legato ad un nuovo culto che sta nascendo" risponde alla fine. "Ho sentito alcuni mendicanti parlare di un nuovo credo che sta prendendo piede in città".
"Può presentarceli?" chiede speranzosa Fiona.
"Mi spiace, non posso. Ai mendicanti che cercano di elemosinare qualcosa nel nostro tempio chiediamo di contribuire con alcuni lavoretti. Serve per insegnare loro la disciplina che potrà aiutarli a migliorare la propria esistenza. Non obblighiamo nessuno, sia chiaro. Molti non accettano ed alcuni di quelli che hanno scelto di andarsene hanno fatto cenno a questo Undicesimo Fuoco. Magari questo medaglione ne è il simbolo".
"Quindi si sta diffondendo tra i poveri" borbotta Miodrag tra sé e sé.
Delorean attira il suo sguardo e fa cenno alla borsa. "Gli mostriamo l'artefatto?" sillaba senza parlare.
Lo spadaccino scuote la testa. Fiona e Iriel, che hanno capito le intenzioni di chierico, fanno invece un cenno affermativo. Alla fine il mezzorco estrae il globo di vetro, che comincia a levitare a mezz'aria. Il dito scheletrico ora si muove lentamente, si ferma, quindi schizza verso un altro punto e ricomincia a muoversi di nuovo lentamente. "Nel luogo in cui abbiamo trovato quel ciondolo abbiamo trovato anche questa sfera".
"Ora che il dito non si muove all'impazzata, sembra una bussola" osserva Iriel.
"Potremmo seguire il dito di Myrkul e vedere dove ci porta" commenta Miodrag, osservando la direzione indicata dall'artefatto.
Vyddensen afferra il martello dall'incudine e punta il suo sguardo carico d'ira sullo spadaccino. "Di chi sarebbe quel dito?"
"No, ecco..." inizia a balbettare Miodrag, alzando le mani e facendo un passo indietro.
"Quello sarebbe un dito della divinità defunta dei morti?" ringhia il sacerdote. "Ho capito bene?"
"No, il mio amico si è sbagliato" esclama Delorean. "E' di vecchio mago... Morkul! Si chiamava Morkul!"
"Prima che vi rimodelli il cranio a martellate, fate sparire quella cosa dalla mia vista!" urla Vyddensen, indicando la porta con la pesante arma. "E non fatevi più rivedere nel mio tempio!"
Il mezzorco afferra la sfera e la infila nello zaino prima che il sacerdote provi a sfasciarla con il suo maglio, quindi spinge di peso i suoi compagni fuori dalla stanza. "Non era nostra intenzione farla adirare. E quello che ha visto non è il dito della divinità, l'abbiamo solo trovato in un tempio abbandonato di Myrkul".
"Fuori di qui!" grida Vyddensen, avanzando a grandi falcate e chiudendo con violenza la porta.

venerdì 11 settembre 2015

0096 - raccolta di informazioni

"Ora che abbiamo sbrigato gli affari, possiamo farle vedere una cosa?" chiede lo spadaccino. "Magari lei può darci qualche informazione utile".
"Ditemi pure, vi aiuterò per quanto posso" risponde Amir sedendosi alla scrivania ed iniziando a registrare i nuovi contratti su un grosso libro.
"Per caso, ha mai visto questo simbolo?" domanda lo spadaccino, facendogli vedere il medaglione.
Il nababbo lo afferra con due dita e comincia ad esaminarlo con attenzione. "Mi spiace, non lo riconosco" dice, restituendo l'oggetto.
"Ed ha mai sentito parlare di una nave chiamata Rayo de Luna?" chiede Iriel.
"Rayo de Luna... l'ho già sentita" mormora tra sé Amir, accarezzandosi il mento, poi alza gli occhi sul gruppo. "Qualche tempo fa stavo parlando con Malika ed è venuto fuori quel nome. Se non ricordo male, il capitano della nave si chiama Frederik Acquadisorgente o qualcosa di simile".
"Malika è il capitano della guardia cittadina" spiega sussurrando Miodrag.
"L'ha descritto come un umano con una parte di sangue gnomico" continua. "Ed ha detto che ha preso il peggio da entrambe le razze. Sembra gestisca alcune attività illecite, ma sono solo voci. Malika non ha trovato nulla sul suo conto".
"Io starei attento" dice Delorean. "La Rayo de Luna è in porto ed a quanto pare qualcuno del loro equipaggio ci ha seguito in giro per la città".
"Se volete, posso mettere un paio di uomini a controllare la nave" propone Amir.
"Ci farebbe molto comodo se potesse anche informarsi sugli ultimi spostamenti della Rayo de Luna e se c'è sono al soldo di qualcuno. A quanto pare ci conoscono, per noi potrebbe essere un problema girare per il porto. Daremmo troppo nell'occhio".
"Alloggiate al solito posto?" domanda il nababbo, ottenendo in risposta un cenno di assenso da parte di tutti. "Quando avrò informazioni sulla nave e sui suoi spostamenti, vi manderò qualcuno".

"Se qui abbiamo finito, mi accompagnereste al mercato?" propone Fiona ai compagni, contando le ultime monete e facendole sparire in un borsello. "Mi piacerebbe fare un giro per cercare qualche oggetto interessante".
Miodrag si volta verso il nababbo. "Per caso lei ha qualche mercante di fiducia che potrebbe farci qualche sconto?"
"Nessun mercante lavora direttamente per me, ma molti accettano note di accredito da parte della Casata della Sabbia" risponde Amir, afferrando un foglio e scrivendoci sopra qualcosa. "Ecco, con questo otterrete uno sconto di mille monete d'oro su un oggetto magico".
"Troppa generosità da parte sua" esclama la ladra, affrettandosi a prendere la lettera.
"Un dipendente ben equipaggiato ha migliori probabilità di avere successo nelle sue imprese" ribatte il nababbo, sorridendo. "Spero che questi favori servano a farvi ottenere contratti sempre migliori!"

giovedì 10 settembre 2015

0095 - onorare gli accordi con la Casata

Bilmin accompagna alla porta gli ospiti mentre il maggiordomo inizia a pulire il salottino. "Grazie ancora per quello che avete fatto. Mi farò sentire quanto prima, bisogna assolutamente organizzare qualcosa per festeggiare la vostra impresa!"
Il gruppo ringrazia, quindi si allontana dalla villa del mecenate per dirigersi verso il Cortile Nador. Durante il tragitto Iriel illustra ai compagni il pedinamento terminato a bordo della Rayo de Luna. "Quando hanno tentato di farmi allo spiedo, me ne sono andata". Tutti continuano a camminare in silenzio, immersi nei loro pensieri.

Gli avventurieri entrano nella sede della Casata della Sabbia e si dirigono verso l'ufficio del nababbo, fermandosi davanti alla porta. All'interno è in corso una feroce discussione tra padre e figlio.
"Non puoi pensare di fare affari del genere e credere di trarci anche un guadagno!" urla Amir. "Sei solo un idiota!"
"Sono abbastanza grande per decidere come stipulare un contratto! Per chi mi hai preso, per uno che non sa valutare cosa sia bene per la Casata della Sabbia?"
"Assolutamente no!"
La porta si apre di colpo e Gamal esce di corsa, borbottando qualcosa mentre si allontana lungo il corridoio. Miodrag afferra la porta ed entra nell'ufficio, seguito da tutti gli altri. Amir, in piedi dietro alla scrivania, chiude un libro di scatto quindi alza lo sguardo. "Che c'è?! Cosa vuoi ancora?!"
Quando si rende conto che di fronte a sé non c'è il figlio ma gli avventurieri, si ricompone. "Ah, siete voi. Dovete scusarmi, è un brutto momento. Accomodatevi, vi prego".
"Siamo ritornati dal nostro viaggio sull'isola di Bhelani" inizia Miodrag. "Abbiamo recuperato una cosa per Bilmin".
"Buon per voi" risponde Amir seccamente.
Lo spadaccino lancia un'occhiata a Delorean, poi riprende: "Durante il viaggio di ritorno abbiamo incontrato dei naufraghi e li abbiamo tratti in salvo. Erano membri dell'equipaggio di una nave della Casata Seltarir che era stata attaccata ed affondata da alcuni pirati. Kalina dovrebbe avervi contattato".
"Non mi ha ancora avvisato, ma non vi preoccupate. Kalina è una donna di parola".
Delorean recupera dalla borsa i contratti firmati e li appoggia sulla scrivania. "Siamo riusciti a stipulare questi contratti per dei gioielli realizzati con un materiale strano e per un infuso curativo molto efficace".
Amir comincia a sfogliare i contratti ed annuisce, soddisfatto. "Gamal dovrebbe imparare da voi".
"Quindi sono dei buoni accordi?"
"Sono ottimi. Che ne dite di millecinquecento monete d'oro?"
Miodrag guarda i compagni, che rispondono annuendo. "Direi che accettiamo".
Fiona si fa avanti ed accompagna Iriel alla scrivania. "Vorremmo inoltre presentarle un altro membro della nostra squadra, Iriel. Se è d'accordo, si unirà a noi".
"Ci è stata molto utile nella missione e soprattutto nelle relazioni con gli abitanti dell'isola" aggiunge lo spadaccino.
Il nababbo stringe la mano alla druida, poi recupera da un cassetto un plico di fogli e lo piazza sulla scrivania. "Questo è il contratto" dice Amir, suscitando in Iriel un moto d'angoscia.
"Non spaventarti, l'abbiamo firmato tutti" la tranquillizza Fiona, poi le illustra brevemente le varie clausole. Con un po' di riluttanza, la druida appone la sua firma.
Il nababbo si siede alla scrivania e sfoglia ancora i contratti, poi alza lo sguardo sul gruppo. "Un'ultima cosa. Mi sembra giusto onorare questo contratto fornendovi una scorta di infuso di abrotano. Potrete ritirarne uno a testa ogni settimana presso la sede".
Miodrag si batte la fronte con il palmo della mano. "Stavo quasi per dimenticarmene! A Shilparam abbiamo preso un regalo per lei".
Dopo aver frugato nella borsa, estrae un vasetto di confettura di mirtilli rossi e la appoggia sul tavolo.

mercoledì 9 settembre 2015

0094 - la ricompensa per l'impresa

Una volta dentro, il padrone di casa chiama a gran voce il maggiordomo, pregandolo di stappare una bottiglia di vino d'annata. "Geoffryd, non dimenticarti di portare dei pasticcini!"
Iriel si ferma ad osservare i vari oggetti d'arte disposti all'ingresso, mentre il resto del gruppo si accomoda nel salottino.
"E allora? E allora?" chiede Bilmin a gran voce, seduto sul bordo della poltrona. "Raccontatemi tutto!"
"Alla fine ce l'abbiamo fatta" inizia Miodrag. "Siamo riusciti a recuperare l'artefatto e l'abbiamo portato al mago, che ha liberato la ragazza. E' stata durissima, abbiamo affrontato incredibili pericoli a rischio della nostra vita".
"Ci hanno quasi mangiato gli squali" rincara la dose Fiona.
"Giusto! Gli squali!" esclama lo spadaccino. "E sciami di millepiedi!"
"Non dimenticare i non morti!" aggiunge Delorean.
"E delle api grandi così" dice la ladra, alzandosi in piedi e aiutandosi con i gesti nella descrizione.
Per finire, Miodrag estrae dalla borsa uno dei topi scheletrici e lo piazza davanti al naso dello gnomo. "Guardi, è ancora non morto!" esclama, agitando il mostriciattolo.
Bilmin salta in piedi e si ripara velocemente dietro lo schienale. "La prego, lo metta via! Mi fa paura!"
Miodrag ripone l'essere nella bisaccia e si lascia andare sul divanetto, continuando a ridere di gusto.
Lo gnomo si ricompone e torna a sedersi sulla poltrona, guardando con apprensione la borsa in cui è finito il topo. "I bardi dovrebbero raccontare le vostre gesta!"
"Ce ne procuri uno e gli daremo di che campare per parecchi anni!" esclama Fiona, sedendosi a sua volta.
"Potrei farlo!" ribatte Bilmin, sorridendo a sua volta.
Geoffryd, intanto entra nel salottino ed appoggia sul tavolo un vassoio colmo di dolci, quindi procede a stappare la bottiglia ed a versare a tutti un vino profumato.
"Inoltre volevamo presentarle la nostra nuova compagna d'avventure" dice Fiona, indicando Iriel che si siede compostamente sull'ultimo divanetto rimasto libero. Bilmin si alza e stringe calorosamente la mano alla mezzelfa, per poi dirigersi dalla nipote e toglierle di mano un'arma che la giovane gnoma aveva preso da un'armatura.
"A quanto pare, sua nipote non ha imparato nulla da quanto è successo" commenta Iriel, divertita dalla scena.
"Ci raccomandiamo di tenerla costantemente sotto controllo" consiglia Miodrag, per poi aggiungere a bassa voce in direzione di Delorean: "Anche se noi, alla fine, abbiamo tutto l'interesse che si cacci ancora nei guai".
"Facciamo un brindisi alla vostra impresa!" esclama Bilmin alzando il calice, subito imitato da tutti gli altri.
Mentre Delorean si abbuffa di pasticcini, Miodrag guarda sorridendo lo gnomo. "Ora che ne dice di parlare di affari?"
"Giusto! Avevamo detto duemila monete d'oro, giusto?" replica il padrone di casa.
Tutti si guardano perplessi, quindi lo spadaccino appoggia il bicchiere sul tavolino e socchiude gli occhi. "Gli accordi erano per tremila. A testa".
"Eh, bisogna sempre provarci!" ribatte Bilmin facendo l'occhiolino. "Ma gente come voi non si fa fregare! Tranquilli, avrete il vostro denaro".
Lo gnomo si alza e ritorna poco dopo con un piccolo forziere pieno di lingotti d'oro. "Ecco qui, in questo modo sono più facili da trasportare".
"Non è possibile avere una nota di credito?" chiede Miodrag, osservando il contenuto del baule.
"Nessun problema, vi farò aprire un conto in una delle banche di Vaelan".
"Preferirei fosse depositata presso la Casata della Sabbia" ribatte lo spadaccino.
"Come volete, ma le banche offrono ad un piccolo prezzo anche il servizio di teletrasporto nelle città della regione" osserva lo gnomo appoggiandosi alla poltrona. "Potrete avere il denaro ovunque vi serva".
"E probabilmente alla Casata vorranno un contributo per tenercele" aggiunge Delorean.
"E se ce li tenessimo dentro gli zainetti magici?" propone Miodrag. "Li avremo sempre a portata di mano".
"Speriamo solo di non perderli o romperli" mormora Fiona, iniziando a dividere i lingotti.

martedì 8 settembre 2015

0093 - nessuna distrazione

"Torneremo per saperne di più sulla stella ad undici punte" dice Miodrag. "C'è un'uscita sul retro, vero?"
"Certamente, si trova di là" risponde Nieven, indicando un corridoio. "Per quanto riguarda il medaglione, appena avrò trovato qualche informazione ve lo farò sapere".
Delorean si sporge verso lo spadaccino e gli sussurra all'orecchio: "Non dovremmo parlargli anche dell'altro oggetto?"
Miodrag scuote la testa. "Non ora, prima lasciamolo lavorare sul medaglione".
"Va bene" replica il chierico.
Miodrag si alza e si dirige verso la porta, seguito da Fiona. Quando anche Delorean si alza dalla poltrona per seguire il compagno, il mago gli appoggia una mano sul braccio e gli sussurra: "Cosa ha accennato al suo amico, prima? Sono vecchio, ma le mie orecchie funzionano ancora bene".
Il chierico osserva pensieroso l'elfo, poi risponde: "Nulla, gliene parleremo quando ne sapremo di più".
Sentendo la risposta del compagno, Miodrag si volta di scatto per fare cenno al mezzorco di stare zitto, ma inciampa sul tappeto e vola lungo disteso.
"Ero solo curioso, magari potevo esservi utile" replica Nieven, osservando lo spadaccino mentre si rialza.
"Ahia..." si lamenta Miodrag, massaggiandosi il naso. "Apprezziamo il gesto, ma per il momento non vogliamo distoglierla dal medaglione".
"Come volete" sospira il mago, aprendo la porta e facendoli uscire.

Il gruppo si dirige alla volta della casa di Bilmin, fermandosi appena oltre il cancelletto d'ingresso e notando un gabbiano che si posa sull'ultimo gradino della scalinata che conduce alla porta.
"Quanto odio i gabbiani" mormora Delorean, afferrando l'ascia.
Iriel riprende le sue normali sembianze ed avanza verso il gruppo, fermandosi a pochi passi dal chierico. "Cosa pensavi di fare?" ringhia la mezzelfa, guardandolo con occhi carichi di collera.
"Nulla" ribatte Delorean con un sorriso sornione.
"Sei stato tu a picchiare il tuo amico?" domanda Iriel, osservando il naso sanguinante di Miodrag.
"Ha fatto tutto da solo".
Tinky, trattenuta dal chierico, osserva divertita la scena. "Possiamo vedere se mio zio è in casa o volete battibeccare ancora un po' sotto questo sole?"
La druida appoggia la mano sul naso dello spadaccino, che smette di sanguinare e riprende la sua forma originaria, quindi si dirige verso la porta del mecenate.
Fiona bussa alla porta, che dopo pochi attimi viene aperta da Bilmin in persona. Lo gnomo spalanca gli occhi quando realizza chi ha di fronte. "Per Garl Glittergold, siete tornati! E quella è Tinky! Ce l'avete fatta!" grida con voce stridula lo gnomo, correndo ad abbracciare la nipote. "Prego, prego, entrate!" comincia a ripetere Bilmin, spingendo in casa il gruppo.

lunedì 7 settembre 2015

0092 - tiro al gabbiano

"Cosa avete intenzione di fare?" chiede Iriel, alzandosi dalla sedia e raggiungendo il chierico alla finestra.
"Che ne dite di tendergli una trappola?" ribatte Delorean, voltandosi verso i compagni. "Fiona lo conduce sul retro, noi ci appostiamo e lo catturiamo".
"Potremmo anche semplicemente parlargli" commenta Miodrag.
"Io posso mascherarmi grazie al mio cappello magico" propone Fiona. "Se volete mi fingo un passante e lo induco a raggiungervi in un vicolo".
"Sarebbe meglio se assomigliassi al bambino" ribatte lo spadaccino. "Puoi riuscirci?"
"Ne dubito" risponde la ladra. "Non posso diventare così piccola".
Miodrag si volta verso Nieven. "Lei non può trasformarla nel bimbetto che ha parlato con quell'uomo?"
"Purtroppo non l'ho visto, quindi mi risulta impossibile" risponde il mago, alzando le spalle.
"Fiona potrebbe descriverglielo" propone Delorean. "Così funzionerebbe?"
"Potrei provarci, ma dev'essere una descrizione molto accurata" replica Nieven.
"Abbiamo perso troppo tempo a discutere" esclama la druida. "Il tipo si è appena alzato ed è sparito in quel vicolo".
"Magari si è solo nascosto ed aspetta di beccarci in strada" replica il chierico. "Non puoi usare qualcuno dei tuoi poteri omeopatici per seguirlo?"
Iriel lo fissa furente. "Ovviamente sì, così ti dimostrerò che i miei poteri... omeopatici, come li hai definiti, sono più utili delle tue preghierine".
Miodrag interviene per placare gli animi, piazzandosi tra la mezzelfa ed il mezzorco. "Benissimo. Intanto noi usciamo dal retro. Tu vedi di trovarlo e di seguirlo. Ci vediamo a casa di Bilmin".
Iriel apre la finestra ed invoca i suoi poteri. Lentamente le sue sembianze mutano, il suo corpo si rimpicciolisce mentre si ricopre di penne e piume. Strillando in direzione del chierico, il gabbiano spiega le ali e spicca il volo. Dopo aver volteggiato sopra la villa del mago, la druida si dirige verso il vicolo e si appollaia su un cornicione, osservando le figure che camminano tra i due edifici. Il tipo che li seguiva non si vede da nessuna parte. Iriel si alza in volo e volteggia sopra il quartiere, individuando finalmente il misterioso individuo che a lunghe falcate si sta dirigendo verso il porto.
L'uomo raggiunge il molo e sale a bordo della Rayo de Luna, sparendo sotto coperta. La druida scende e si posa sul parapetto della nave, quindi comincia ad osservare la caravella. Alcuni marinai stanno disponendo dei barili vicino ad un portello che conduce alla stiva, sotto lo sguardo attento di quattro uomini armati di arco che stanno pattugliando il ponte. Uno di questi dà di gomito ad un marinaio, quindi punta l'arco su Iriel e scocca. La freccia passa a pochi centimetri dal becco della druida, che con un colpo d'ali si alza in volo e si allontana in tutta fretta, dirigendosi verso la villa di Bilmin.

venerdì 4 settembre 2015

0091 - rivelazioni

"Già che siamo qui, possiamo approfittare della tua conoscenza?" dice Miodrag, estraendo dalla borsa il medaglione con la misteriosa incisione. "Durante il viaggio abbiamo rinvenuto questo oggetto e vorremmo sapere se riconosci questo simbolo".
"Fatemi vedere" dice Nieven prendendo il medaglione dalle mani dello spadaccino. Lo posa sullo scrittoio, vi distende sopra un foglio di carta e con un carboncino riproduce in negativo l'incisione. 
"Questo simbolo ho l'impressione di averlo già visto" dice il mago restituendo il grosso pendaglio. "Ma non ricordo dove. Devo controllare tra i miei appunti".
"Per noi sarebbe molto importante capire cosa rappresenta" replica lo spadaccino.
"Immagino. Lasciatemi un po' di tempo e vi farò sapere quello che trovo. Mi dispiace per lo spiacevole inconveniente e per aver dovuto trattenere la ragazzina. Voi siete persone degne di fiducia ed avete fatto un ottimo lavoro. Se avete bisogno di qualcosa, posso mettere a vostra disposizione le mie capacità e le mie conoscenze, nonché la mia biblioteca".
"A questo punto, se me lo consente, mi permetto di chiederle di nuovo a cosa le serve la Candela" domanda Miodrag.
Il mago scruta il volto dello spadaccino per lunghi secondi, quindi si volta a guardare fuori dalla finestra. "Dovete sapere che tanto tempo fa, durante uno dei miei viaggi, sono riuscito a vincolare un genio. Smanioso com'ero di accrescere le mie conoscenze, gli ho imposto di esaudire un mio desiderio. Lui l'ha fatto. Una volta libero, però, ha usato i suoi poteri per punirmi con qualcosa di terribile. Sono circa cent'anni che sto cercando un modo per sistemare le cose".
Nieven si gira, fissando gli avventurieri che lo stanno guardando con curiosità. Fiona fa un cenno, indicandogli di proseguire.
"Ha preso l'anima di mia moglie, la mia adorata Naimi, e l'ha vincolata in una statuetta di giada".
Tinky, nel breve momento di silenzio, sussurra: "Ora capisco chi è la donna seduta nel salottino al piano di sopra con lo sguardo perso nel vuoto".
"Non ci ha però detto a cosa le serve la Candela di Myrkul" commenta Miodrag, dopo aver scoccato un'occhiataccia alla gnoma.
"Lo spirito del paladino ha un accesso parziale alle conoscenze dell'aldilà. In fondo Myrkul era la divinità che reclamava per sé le anime dei mortali. Attraverso l'artefatto voglio trovare un modo per liberarla".
"Non potrebbe funzionare come la Candela? La rompe e l'anima si libera!" esclama lo spadaccino.
"Credete che non ci abbia provato? Non è così semplice" borbotta il mago, afferrandosi le mani dietro la schiena e passeggiando nervosamente per la stanza. "Ci dovrà pur essere un incantesimo che permetta di liberare la mia adorata Naimi".
"Non ha pensato di affidarsi a qualche sacerdote?" chiede Iriel, guardando con la coda dell'occhio il mezzorco.
"Non mi fido della loro magia" replica il mago. "Ho l'impressione che se accennassi a questa cosa mi chiederebbero parecchie spiegazioni ed alla fine non accetterebbero di aiutarmi".
Mentre Nieven discute con i compagni, Delorean si avvicina alla finestra ed osserva la strada di fronte alla villa. Un tipo anonimo seduto su un basso muretto sta addentando un frutto mentre con disinvoltura osserva i passanti, i giardini e gli edifici attorno a lui. "Fiona, è quello il tipo che avevi notato?"
La ladra si avvicina alla finestra, osserva l'uomo ed annuisce. "Sì, è lui".