giovedì 3 dicembre 2015

0155 - diretti al palazzo di Goyal

Miodrag si avvia verso l'uscita e mette mano alla maniglia, ma Tsadok lo ferma. "Non sarebbe il caso di controllare la situazione fuori dal magazzino, prima di uscire? Mi pareva ci fosse un po' di movimento, quando siamo entrati".
Fiona scansa lo spadaccino e scosta la porta quel tanto che basta per sbirciare all'esterno. Le uniche figure che si vedono sono tre guardie ad una quindicina di metri che si stanno allontanando lungo la via, dando le spalle al magazzino. La ladra si blocca ed aspetta che i soldati si allontanino.
"E allora, possiamo uscire sì o no?" esclama Zigfrid, battendo nervosamente il piede per terra.
"Ssh!" sibila Fiona, cercando di zittire l'halfling.
La ladra nota una delle guardie che si ferma, quindi riaccosta la porta mentre l'uomo si volta a guardare. "Fate il massimo silenzio, oppure finiamo dritti in galera" sussurra fissando i compagni.
Dopo due lunghissimi minuti, Fiona si sporge di nuovo e nota che la via è sgombra, quindi fa cenno agli altri di uscire. Miodrag e Tsadok si infilano nel vicolo a fianco del magazzino. Quando Zigfrid le passa accanto, la ladra gli lancia un'occhiata gelida, poi raggiunge i compagni. "Andiamo direttamente al palazzo di Goyal o passiamo da Arun?"
"Stavo riflettendo su una cosa" esclama lo spadaccino sogghignando. "Se ho capito bene, i membri della Fredda Mano hanno rubato a questo mercante. Noi ora abbiamo fatto lo stesso. Ora facciamo anche noi parte di quest'organizzazione, giusto?"
Zigfrid lo osserva per un momento a bocca aperta, poi borbotta: "A volte mi chiedo perché continuo a viaggiare in tua compagnia".
Fiona reprime un sorriso, poi ripete la domanda precedente. Miodrag torna serio quindi, dopo averci pensato un po' su, esclama: "Noi siamo qui per seguire la pista della lettera di credito. Proseguirei in quel senso".
"Quindi la prossima tappa è il palazzo" conclude il mago. "Andiamo".
"Io passerei comunque a depositare la merce alla taverna" aggiunge lo spadaccino. "Non mi fido a girare con della refurtiva addosso".
"Già, sembra che questa città sia piena di ladri" sogghigna Zigfrid.

Gli avventurieri raggiungono l'altra taverna della città, chiamata Il Ponticello perché è stata in parte scavata nel terreno e per raggiungere l'atrio bisogna passare per una piccola passerella in legno. Già dall'esterno la struttura appare migliore della precedente: la pittura non è scheggiata e ci sono anche le tende alle finestre.
Il gruppo affitta una stanza e vi deposita la merce rubata, poi esce e si dirige verso il palazzo del mercante, situato nella parte più ricca della città e incassato tra altri due edifici. Sulla facciata a due piani dell'edificio si apre un grande portone circondato da alte finestre, oscurate da pesanti tendaggi. Un cancello di metallo conduce ad uno stretto giardino.
"Sembra non ci sia nessuno all'interno" mormora Tsadok osservando le tende al primo piano.
"L'unica è bussare e chiedere del padrone di casa" ribatte Miodrag.
"Non conviene fare un giro attorno alla villa?"
"Per me è tempo sprecato" sbuffa lo spadaccino, avviandosi lungo il vialetto insieme a Fiona e fermandosi davanti alla porta.

mercoledì 2 dicembre 2015

0154 - polvere ovunque

Il deposito di Goyal è uno dei più grandi del porto, circondato da numerose strutture più piccole. L'alto portone domina la via principale, mentre l'ingresso più piccolo dà in uno stretto vicolo. La struttura in pietra porta i segni del tempo e l'aspetto fatiscente denota la scarsa manutenzione del proprietario. I vetri delle larghe finestre sono oscurati da svariati strati di sporcizia e pile di rifiuti giacciono sparsi tutt'attorno al perimetro.
"Non vedo scale per raggiungere il tetto" mormora Tsadok, osservando i lati dell'edificio.
"Il tetto è spiovente" ribatte Zigfrid, "non penso ci sia un modo semplice per arrivarci".
Il gruppo si avvicina al portone principale, guardandosi intorno per capire se c'è qualcuno interessato a loro. Un paio di uomini sono indaffarati a trasferire dei barili in uno dei magazzini più piccoli a qualche isolato di distanza, mentre altri tre stanno trasportando delle attrezzature da pesca verso una rimessa vicino ai moli. Nessuno sembra essersi accorto della loro presenza.
"Controlla la porta e vedi se è possibile entrare" sussurra il mago in direzione di Fiona.
La ladra attraversa la strada e si appoggia con la schiena ad uno dei due battenti, constatando che qualcosa all'interno blocca l'apertura. Dopo una veloce occhiata alla piccola porticina incassata nel portone, la mezzelfa torna dai compagni.
"Il portone è bloccato, ma posso facilmente aprire la serratura della porticina di servizio".
"Ok, allora entriamo" dice Miodrag, uscendo dal vicolo e facendo cenno agli altri di seguirlo.

L'interno del magazzino è praticamente vuoto, solo il fondo del locale è occupato da alcune casse ancora sigillate. In alcuni punti si vedono segni di merce spostata di recente, ma tutto il resto è coperto da uno spesso strato di polvere, segno che la struttura non è usata da un bel po'.
Mentre Tsadok esamina il pavimento in cerca di eventuali tracce, Fiona prende un piede di porco dallo zaino e scoperchia una delle casse, sollevando una nuvoletta di polvere. Pellicce, fascette di cuoio e pelli piegate sono imballate ordinatamente e protette da uno strato di paglia secca.
"Merci di qualità!" esclama la ladra con un fischio, prendendo diversi prodotti ed infilandoseli nella borsa. "Saranno cinquecento monete d'oro di materiale grezzo!"
"E che ci fanno qui?" commenta lo spadaccino. "Il magazzino sembra abbandonato da un pezzo".
"Più che altro, sembra che lo stiano svuotando lentamente" ribatte Zigfrid, osservando i segni sul pavimento.
Tutti si voltano quando sentono la voce del mezzorco uscire da un piccolo ufficio in un angolo. "Qui forse c'è qualcosa di utile".
"Hai trovato qualche documento?" chiede Miodrag, raggiungendo Tsadok nella stanza.
I due cominciano a frugare tra gli schedari, trovando solamente raccoglitori vuoti. Ad un certo punto, esaminando attentamente la scrivania, lo spadaccino scopre dei fogli accartocciati dietro all'ultimo cassetto. "Risale a sei mesi fa. Ci sono elencate delle merci provenienti dal Lurien per un valore di seimila monete d'oro".
"E' una bella somma!" commenta il mezzorco. "Saranno almeno dodici o tredici casse come quelle che abbiamo trovato".
"E nel magazzino ce ne sono solo sei. E non è detto che non ce ne fossero altre".
I due tornano dai compagni e li mettono al corrente della scoperta.
"Il magazzino è abbandonato, a parte per la sparizione di parte delle casse che sono arrivate mesi fa. Potremo simulare un furto e rivendere le merci ad Arun" propone Miodrag. "Ci potremmo fare una discreta sommetta!"
"Non occorre simularlo" commenta Fiona, accarezzando affettuosamente il proprio zaino.
"Dobbiamo solo capire come portare fuori sei casse" mormora lo spadaccino.
"Quindi non andiamo a vedere al palazzo di questo Goyal?" chiede Tsadok. "Possiamo presumere che Kaylash abbia rubato la pelle qui dentro, ma che collegamento c'è tra lui e la vostra amica assassinata?"
"Il mezzorco ha ragione, siamo entrati qui per un altro motivo. Dobbiamo andare a cercare altre informazioni" ribatte Miodrag. "Dato che siamo qui prendiamo un po' di materiale da mostrare ad Arun, così vediamo se è interessato".

martedì 1 dicembre 2015

0153 - l'importatore di pelli

"Per cinquanta monete d'oro" sottolinea il mago.
"Esattamente. Un vero affare, data la qualità della merce" aggiunge lo gnomo. "Presumo l'abbia rubata, dato che certi prodotti vengono importati esclusivamente da Luther Goyal, uno dei mercanti più ricchi della città. Sul mercato ordinario quella pelle vale quattro volte tanto".
"E' sicuro della provenienza?"
"Sì, sono praticamente certo che si tratti di un suo prodotto".
"E dove possiamo trovare questo Goyal?" chiede Tsadok, appoggiandosi al bancone.
Arun scoppia a ridere. "Bella domanda! Possiede il palazzo più bello della città, ma da qualche mese non si vede in giro. Alcune voci sostengono che sia in viaggio per procurarsi pelli esotiche, ma non saprei dirvi molto di più".
"E Kaylash dove avrebbe potuto rubare quel rotolo?" chiede Miodrag.
"Non penso l'abbia preso da una bancarella, di solito i rotoli vengono tenuti all'interno dei negozi e non ho sentito colleghi lamentarsi di qualche furto. E poi Goyal vende all'ingrosso, secondo me potrebbe averlo rubato nel suo magazzino".
"E dove si trova?"
"Al porto, è uno di quelli più grandi".
"Presumo lei viva ad Assur da parecchio" interviene Zigfrid cambiando argomento, "e che sia informato su quello che succede in questa città. Sa se in città è presente una gilda chiamata la Fredda Mano? Conduce affari sporchi".
"Non l'ho mai sentita. In città ci sono una decina di associazioni, ma nessuna possiede quel nome. Questa è una comunità piccola. Se davvero esiste una gilda chiamata la Fredda Mano, o è molto piccola oppure sa nascondere veramente bene le sue attività".
"Ci è stato molto utile" conclude il mago, appoggiando altre cinque monete d'oro sul tavolo.
"Vi prego, accettate in cambio questi" ribatte Arun, recuperando da sotto il tavolo alcuni fazzoletti di seta.
"Grazie!" esclama Fiona, prendendo il regalo e distribuendolo ai compagni.
"E se prendessi degli stivali nuovi?" esclama Zigfrid. "Quelli che ho visto sembravano di ottima qualità. Pagando, s'intende".
Lo gnomo sorride, poi esce da dietro al bancone ed inizia a prendere le misure all'halfling.

"Io andrei a controllare il magazzino" propone Tsadok, uscendo dal negozio.
"Stavo pensando la stessa cosa" dice Miodrag. "Dobbiamo capire come individuare il magazzino".
"A quello ci penso io" esclama Zigfrid, infilandosi in un vicolo che conduce al porto.
Dopo aver attraversato il quartiere povero abitato dai pescatori, il gruppo raggiunge la zona portuale. Una mezza dozzina di edifici alti e larghi sovrastano svariate strutture più piccole, evidenziando la disparità tra i mercanti che lavorano con altre città portuali rispetto a quelli che commerciano solo con Vaelan ed i piccoli porti sulla costa più a nord.
Il mago indica una piccola costruzione circolare con un timone come insegna. "Lì avremo tutte le informazioni che cerchiamo".
Dopo aver incrociato un paio di uomini appartenenti a casate differenti che si dirigono alle loro navi con alcuni documenti in mano, gli avventurieri varcano la soglia della piccola capitaneria di porto.
"Buongiorno, in cosa posso esservi utile? Dovete registrare una nave in partenza o siete appena sbarcati?" chiede una giovane impiegata seduta dietro ad un bancone.
"Buongiorno a lei" esclama Zigfrid. "Vorremmo solo avere un'informazione. Mi saprebbe indicare il magazzino del mercante Goyal?"
"Deve per caso ritirare della mercanzia dal deposito?" domanda la ragazza, senza alzare gli occhi dal registro che sta sfogliando.
"Esattamente".
"E' il numero dodici".
Tsadok appoggia le mani sul bancone e sorride all'impiegata. "Abbiamo sentito delle voci su alcuni furti al porto. Sono vere?"
"Temo abbia capito male. Il porto è ben pattugliato. C'è stata una serie di furti circa un anno fa, ma poi la situazione si è calmata. Non deve temere per la sua merce".
Zigfrid ringrazia la ragazza, poi invita i compagni ad uscire. "Ora vediamo cosa c'è in quel magazzino".

lunedì 30 novembre 2015

0152 - la diffidenza di Arun

"Ben svegliati, dormiglioni!" esclama Miodrag, osservando i compagni stiracchiarsi. "Mentre voi vi stavate riposando, io ho fatto un giro per la città ed ho trovato un paio di cose interessanti".
"Ma tu stanotte non hai dormito?" chiede Tsadok, osservando con curiosità un calzino appallottolato ai piedi del suo letto.
"Questo anello mi consente di riposare velocemente" risponde lo spadaccino, indicando un cerchietto attorno al suo mignolo.
"Quindi? Hai individuato i bordelli migliori della città?" chiede Zigfrid aprendo il libro ed iniziando a leggere.
"No, tappo. Innanzitutto ho trovato l'emporio di Briskly, si trova qui vicino. Poi sono stato fermato da un drappello di guardie. Ah, sono anche entrato nell'altra taverna! Decisamente più raffinata di questa".
"Anche una stalla sarebbe più raffinata di questa topaia" commenta Fiona, sedendosi a terra ed allungandosi fino a toccarsi i piedi. "Hai scoperto altro?"
"Tornando qui ho intravisto una figura balzare da un tetto all'altro, dirigendosi verso il centro della città. Purtroppo non sono riuscito a vedergli il volto. Non penso mi abbia visto".
"Sempre a lamentarvi!" esclama il mago. "Nel Dambrath non c'erano tutte queste comodità".
"Peccato che non siamo più lì" ribatte la ladra. "Ti mancano così tanto il fango e le grotte infestate dai ragni?"
Zigfrid risponde con un'alzata di spalle.
"Io scendo a fare colazione, chi viene?" chiede Miodrag.
I tre compagni si guardano, poi scuotono vigorosamente la testa.

Dopo aver pagato la cena e la camera, gli avventurieri si dirigono alla bottega Il Ricamo. E' un piccolo emporio con un insegna abbastanza appariscente, dall'esterno si possono ammirare alcuni dei prodotti del negozio. Uno gnomo dalle grandi orecchie che spuntano tra i capelli grigio cenere sta posizionando un manichino accanto alla porta. Quando il gruppo si avvicina, il sarto si volta, saluta con un largo sorriso e rientra nel negozio.
"Buongiorno!" esclama Zigfrid varcando la soglia. "Presumo che lei sia il signor Arun Briskly".
"Sì, sono io! A cosa eravate interessati?" esclama lo gnomo sistemando un rotolo di stoffa su uno dei tanti scaffali.
Miodrag si avvicina ed appoggia la nota di credito sul bancone. "La riconosce?"
"Cosa sarebbe?"
"Ce lo dica lei, la firma in fondo al foglio è la sua".
Il sarto guarda meglio il foglietto, poi scruta il volto dei suoi interlocutori senza proferir parola. "Vedo, ma non l'ho mica scritta io. Sembra una nota di credito per merce illecita, io non compro certe cose".
"Merce illecita, dice?" commenta Zigfrid sogghignando. "Beh, potrebbe essere. La nota l'abbiamo trovata addosso ad un uomo morto. Magari lei potrebbe far luce sul perché avesse questo foglietto".
"E lei come avrebbe fatto a trovarlo addosso ad un cadavere?"
"Per la precisione, all'interno di un bellissimo paio di stivali di cuoio. Di ottima fattura, tra l'altro".
"Ha perquisito un cadavere?" chiede lo gnomo, fissando gli occhi sorridenti del piccolo halfling. "Chi è lei?"
"Sono Zigfrid, lavoro per la Casata della Sabbia" risponde il mago, facendo vedere il medaglione. 
Il sarto osserva attentamente il simbolo, poi riporta lo sguardo sul suo interlocutore.
"Si dà il caso che una nostra amica abbia avuto una discussione con una persona, accompagnata da altri brutti ceffi. Tre, a quanto abbiamo capito. Magari lei ci può aiutare a capire perché la nostra amica ci abbia rimesso la pelle. Se vuole, possiamo fornirle un incentivo" aggiunge alla fine, appoggiando una manciata di monete sul bancone.
"Quindi non siete guardie" commenta Arun, tamburellando con la mano accanto al denaro.
"No, vogliamo solo trovare il responsabile e fare giustizia".
"Va bene, va bene. Ricordo quel Kaylash. E' un ragazzo che si è fatto fare degli stivali su misura e qualche giorno dopo mi ha procurato un rotolo di cuoio conciato. Io non avevo abbastanza soldi per pagarlo, quindi gli ho lasciato quella nota di credito".

venerdì 27 novembre 2015

0151 - prepararsi per la notte

"Cos'è questa schifezza?" chiede Fiona, rimestando con il cucchiaio nella grossa terrina e sollevando quella che sembra essere la testa di una carota con ancora le foglie attaccate.
"Cibo!" esclama Zigfird, ponendovi le mani sopra e mormorando un breve incantesimo. Quando un buon odore comincia a levarsi dall'intruglio, il mago provvede a versarsene una dose abbondante, poi spinge la grossa ciotola verso i compagni.
"Speriamo di non vomitare tutta la notte" mormora la ladra, versandosene qualche cucchiaiata e provando ad assaggiare.
"Ti sei dimenticata com'era il rancio nel Dambrath?" mormora il mago, infilandosi in bocca un boccone di carne.
"No, ma qui non siamo obbligati a farcelo andar bene".
Tsadok si versa una porzione e poi innaffia tutto con un'abbondante dose di olio al peperoncino. "Così almeno sa di qualcosa".
Un paio di avventori seduti al tavolo vicino alzano la testa ed annusano l'aria, poi battono le mani sul tavolo per richiamare l'attenzione della cameriera. "Ehi, bellezza! Perché a loro hai dato cibo migliore!?!"
"E' il tuo stesso stufato, idiota" urla una voce femminile dalla cucina.
Dopo un'occhiata rancorosa verso il tavolo degli avventurieri, i due riprendono mestamente a mangiare il proprio cibo.

Dopo aver finito di cenare, Zigfrid si alza e si avvicina all'oste. "E' possibile prendere una camera?"
Il vecchio scruta l'halfling, poi si dirige verso la cucina. "Mirza, vieni qui! I nuovi vogliono dormire!"
La cameriera li raggiunge, prende una chiave e si avvia lungo un corridoio pieno di porte. Il legno del pavimento è scheggiato e le pareti sono scrostate in svariati punti. Dopo aver raggiunto una delle camere che danno sul retro, apre la porta e porge la chiave a Miodrag. "Questa vi va bene?"
Fiona si sporge dallo stipite ed osserva la stanza. Appoggiati alle pareti laterali trovano posto due letti a castello, mentre sotto la finestra è posizionato un rozzo tavolino. Una sedia sbilenca completa l'arredamento. "Non si possono avere delle singole? Magari un po' più pulite..."
"Se vuoi una singola, c'è sempre l'abbeveratoio qui fuori" ribatte Mirza, piantandosi i pugni sui fianchi.
"Va benissimo questa!" esclama Zigfrid, entrando ed appoggiando la borsa su uno dei due letti. Una piccola nuvoletta di polvere si alza e rimane sospesa nell'aria.
"E quanto dovremo sborsare per questo splendore?" chiede la ladra.
"Una moneta d'oro".
Lo spadaccino si avvicina alla cameriera. "Io soffro d'insonnia. Se volessi andare a fare quattro passi, posso uscire o ci son problemi?"
"Puoi fare quel che vuoi, carino. Al massimo ti fermeranno le guardie per un controllo, quindi evita di uscire troppo ubriaco se non vuoi passare la notte in guardina".
Dopo aver salutato la donna, Tsadok appoggia la borsa sul pavimento, si distende su un letto e dopo qualche minuto comincia a russare rumorosamente.
"Questo russa più di Delorean" sussurra Fiona, osservando il mezzorco che respira a bocca spalancata.
"Ci penso io" risponde Zigfrid, togliendosi un calzino e ficcandoglielo in gola. Tsadok mugugna qualcosa, poi si gira e continua a dormire. Il silenzio cala nella stanza, rotto solo da un vago rumore di risucchio.
"Che schifo" commenta la ladra con un'espressione disgustata.
"Ma almeno l'hai insaporito come hai fatto con lo stufato?" chiede Miodrag sghignazzando.

giovedì 26 novembre 2015

0150 - i tre bicchieri

"Che mortorio" mormora Fiona.
"Nonostante il grande mercato, questa è in fondo una città portuale" ribatte una delle guardie. "In questa zona della città la gente va a letto presto e si sveglia prima dell'alba per uscire in mare. In giro troverete solo guardie e perdigiorno". Un'occhiataccia della ladra gli fa aggiungere: "Oltre a voi, s'intende".
"Sa consigliarci una locanda dove passare la notte?" chiede lo spadaccino.
"Ce ne sono due. Una economica lungo questa via ed un'altra al capo opposto della via principale. E se volete lasciare i cavalli al sicuro, vi consiglio di passare da Leopold. Lo trovate poco più avanti lungo la via".
"Grazie mille".
Miodrag scende da cavallo e prosegue insieme ai compagni fino ad una stalla, dove trova un assonnato guardiano che prende in custodia gli animali, poi si incammina lungo la via principale. Le basse case ad un piano ricordano i piccoli villaggi sulla costa del Dambrath, così lontani dallo splendore e dalla ricchezza di Vaelan. Alla pallida luce della luna si scorgono degli edifici più alti, alcuni verso l'estremità della città più lontana dal mare, altri poco più avanti lungo la via.
"Raggiungiamo la locanda o preferite fare un giretto?" chiede Tsadok.
"Direi di dirigerci verso la locanda lungo questa via, così ci facciamo un'idea del posto" propone Miodrag, incamminandosi lungo la via principale.
Dopo esser passati davanti a parecchie case dall'aria dimessa, gli avventurieri notano che davanti a loro iniziano a comparire alcuni piccoli empori. Ad un certo punto Zigfrid indica una larga costruzione ad un piano su cui svetta un'insegna in legno sbiadita dal tempo, che cigola sotto la spinta di una leggera brezza che giunge dal mare. La facciata versa in cattive condizioni, le assi di legno sono piene di buchi ed i chiodi spuntano in svariati punti. Molte delle finestre sono state rattoppate con pannelli di legno o teli di stoffa.
"I Tre Bicchieri" legge Fiona con un'espressione vagamente disgustata. "Siete sicuri di voler entrare qui dentro?"
"Certo!" esclama Zigfrid, girando la maniglia e varcando la soglia.
L'odore pungente di birra che pervade la locanda colpisce come un pugno. Il pavimento dell'enorme stanzone in cui sono disposti una decina di tavoli e relativi sgabelli è coperto di trucioli di segatura. Pochi avventori sono appoggiati al bancone e ad un paio di tavoli, la maggior parte dei quali è troppo ubriaca per mantenere una posizione eretta. Dietro al bancone scheggiato c'è un vecchio oste che sta passando uno straccio all'interno di un boccale e squadra con aria diffidente i nuovi venuti.
"Niente a che vedere con la Duna di Zaffiro" mormora la ladra, trattenendo a stento una smorfia. "Non possiamo trovare un posto più decente?"
Una cameriera bassa e prosperosa passa accanto al gruppo, lancia loro un'occhiata e poi mormora con fare sdegnato: "Clienti con la puzza sotto il naso, a quanto pare".
Zigfrid lancia un'occhiataccia a Fiona, poi sfoggia il suo migliore sorriso. "Lasci perdere i miei compagni. Vorremmo un posto dove sederci, dolcezza".
Dopo aver squadrato la mezzelfa con aria di superiorità, la donna si volta e raggiunge un tavolo su cui è riverso un vecchio ubriaco, lo afferra per le ascelle e lo trascina accanto al muro, depositandolo in malo modo. L'uomo biascica qualcosa, poi riprende a russare.
"Eccovi serviti" esclama la cameriera, togliendo il bicchiere e la bottiglia vuoti e dando una veloce passata alla superficie con uno straccio lercio.
"Grazie mille!" esclama il mago. "Vorremmo anche da bere e da mangiare, se la cucina è ancora aperta".
"Per me piccante!" aggiunge Tsadok.
La donna si allontana e torna poco dopo con delle ciotole di legno scheggiate, alcuni cucchiai e quattro boccali pieni di una birra scura dall'odore asprigno. "Qualche minuto ancora ed arriva anche lo stufato".
Il forte odore di spezie raggiunge gli avventurieri prima che un'enorme ciotola piena di un miscuglio di carne, patate ed altre verdure ignote atterri al centro del tavolo.
"E per te la nostra migliore selezione di peperoncino" esclama la cameriera, appoggiando accanto al mezzorco una boccetta piena di un intruglio dal colore rossastro.

mercoledì 25 novembre 2015

0149 - le porte di Assur

Gli occhi del mago si socchiudono fino a diventare due fessure. "E cosa produce?"
"Si occupa soprattutto di pelletteria" risponde l'elfo. "I suoi migliori prodotti sono le calzature su misura, ma anche le sue borse sono molto richieste. Produce anche vestiti da lavoro, ma non raggiungono la qualità delle mie merci. Sicuro di non voler provare nulla?"
"Sì, sono sicuro. Sono affezionato alle mie vesti".
"Ho una tunica che ti starebbe una meraviglia".
"Immagino. Grazie, non mi serve altro" ribatte Zigfrid sorridendo ed avviandosi verso l'uscita.

"Scoperto qualcosa?" chiede Miodrag.
"Il negozio di Arun è ad Assur" risponde il mago, "e stando alle parole di Alif, lì c'è anche la sede della Fredda Mano".
"Assur è sulla costa, a circa una giornata" commenta Fiona guardando una piccola mappa. "Radapur è alle pendici delle Montagne Curna, ed in mezzo abbiamo visto i fulmini. Se ci sbrighiamo a trovare la bottega, poi possiamo proseguire nel deserto".
"Acquistiamo l'occorrente e poi prendiamo dei cavalli a noleggio" propone Miodrag, trovando il consenso dei compagni.
"Sicuro di voler perdere tempo a fare acquisti qui? Stiamo andando verso un'altra città, mica in guerra" commenta Zigfrid.
"Non si sa mai" ribatte lo spadaccino.
Tsadok si avvicina a Fiona e le sussurra all'orecchio: "Pagate voi il mio cavallo, vero?"
La ladra sbuffa. "Sì, pago io. Tu vedi di non farci morire, intesi?"

E' ormai notte quando i quattro avventurieri raggiungono la cittadina portuale di Assur. Le imponenti mura, sproporzionate rispetto alle dimensioni della piccola città, sono illuminate da torce e si notano alcuni uomini sui camminatoi che scrutano all'esterno. La porta rinforzata è ancora aperta ed il gruppo si dirige verso il drappello di soldati a presidio dell'ingresso.
"Alt! Chi siete?" urla una delle guardie quando i cavalli entrano nella zona illuminata dalle torce. "Come mai siete arrivati così tardi?"
"Ci stavate per caso aspettando?" chiede Fiona.
"No, non stavamo aspettando voi" spiega un altro soldato, avvicinandosi. "Di solito chiudiamo le porte al tramonto, ma alcuni nostri commilitoni sono usciti a cavallo parecchie ore fa e non sono ancora rientrati. Li avete per caso visti?"
"Non abbiamo incrociato nessuno" risponde Zigfrid dalle retrovie.
"Perché chiudete le porte? E se una persona volesse entrare di notte?" esclama Fiona.
"Si annuncia alle guardie e mostra un lasciapassare" ribatte il soldato, poi si colpisce la fronte con il palmo. "Ah, già! Voi avete un lasciapassare?"
La ladra sorride. "Beh, dipende dal lasciapassare".
La guardia socchiude gli occhi, fa un passo indietro, appoggia la mano sull'elsa della spada poi scruta il volto della mezzelfa. "Quindi non possiamo lasciarvi entrare".
Zigfrid si avvicina. "Ma in questa città siete tutti così scorbutici? Siamo mercanti".
"Avete un documento che lo provi?"
Il mago mostra il medaglione della Casata della Sabbia. "Questo vi basta?"
"Direi di sì. Sbrigatevi ad entrare, così chiudiamo le porte".
"Ma non volevate aspettare i vostri compagni?" chiede Fiona.
"Se si sono diretti all'altra entrata, potremmo dover aspettare fino a domattina prima di saperlo" ribatte il capo del drappello, poi si rivolge ai propri uomini. "Ok, ragazzi! E' ora di chiudere!"
Il gruppo si affretta ad entrare mentre i soldati spingono le pesanti porte al loro posto e le bloccano con una grossa trave. La piccola città appare miseramente vuota: nessun viandante per le strade e poche finestre ancora illuminate.