giovedì 28 gennaio 2016

0184 - due diverse strategie

Zigfrid ridacchia, godendosi l'espressione preoccupata del mezzorco, che ora sta sudando freddo.
Miodrag alza mani e spalle e sbotta: "Suvvia, la scatola cranica dell'halfling è dura e non è stata completamente sfondata, altrimenti non sarebbe qui".
"Ed infatti non lo sto accusando di omicidio" ribatte il giudice Holton.
"E comunque il nostro chierico ci serve, è più utile fuori che dentro" continua infervorandosi Miodrag, ma si interrompe quando nota un cenno del soldato che piantona la porta, che gli fa segno di cambiare strategia. "Vorrei solo sottolineare l'utilità sociale della persona che vuole tenere in prigione. Tra l'altro, lui lavora per noi e tenerlo dietro le sbarre per noi sarebbe uno spreco, oltre che molto pericoloso per le nostre vite".
"Ma voi chi sareste?" chiede il giudice, sbadigliando sia per il sonno sia per la noia.
"Noi siamo un gruppo di avventurieri che si occupa di combattere il crimine nelle città" risponde prontamente lo spadaccino. "Come abbiamo fatto qui ad Assur, sgominando una pericolosa organizzazione criminale".
"Spiegati meglio" esclama Ferdinand, ora attento e perfettamente sveglio.
"Non c'entra niente quello che stavamo facendo con la questione dell'aggressione" interviene Zigfrid, cercando di riportare l'attenzione sul crimine di Tsadok, mentre Miodrag tira fuori il medaglione della guardia cittadina di Vaelan. "Il fatto è successo qui, in una delle stanze della guarnigione".
Il giudice osserva attentamente il simbolo, poi alza gli occhi sul volto dello spadaccino. "Ah, fate parte della guardia cittadina di Vaelan. Mi spiegate perché eravate ad Assur? E cos'è questa storia della organizzazione criminale?"
Zigfrid sbuffa e risponde al posto di Miodrag. "Siamo arrivati qui per seguire le tracce di alcuni malfattori di Vaelan. E ripeto, non c'entra nulla con l'aggressione".
"Ed avevamo l'appoggio della guardia cittadina di Assur" aggiunge Miodrag, beccandosi un'occhiataccia del mago.
"Stai zitto" sibila Zigfrid, furente.
"Insomma, loro ci hanno dato una mano" risponde a bassa voce lo spadaccino.
Il giudice si volta verso il capitano Ashtone. "Io non ci sto capendo niente".
Tidrek scuote la testa e indica il gruppo senza dire una parola.
Ferdinand si gira e fissa Zigfrid negli occhi. "Voi eravate qui per cosa?"
"Per cercare dei criminali di Vaelan, gliel'ho già detto".
"E li avete trovati?"
"Più o meno" risponde l'halfling, poi nota lo sguardo perplesso e vagamente incollerito del giudice ed aggiunge. "Li avevamo catturati, ma sono scappati dalla prigione".
"Intendi questa prigione?"
"" ribatte Zigfrid, sbuffando.
"Com'è possibile che siano scappati dei prigionieri da questa prigione!?" urla il giudice, agitando la braccia e girandosi di scatto verso il capitano.

mercoledì 27 gennaio 2016

0183 - verdetto rapido

Una guardia bussa alla porta dell'ufficio e mette dentro la testa. "Capitano, è arrivato il giudice Ferdinand".
"Fallo entrare" ribatte Tidrek.
Un uomo sulla cinquantina, dalla faccia rubiconda e dallo sguardo decisamente assonnato, entra nella stanza facendo svolazzare della tunica nera con la punta degli scarponi. Si ferma poco oltre la soglia, osserva con aria schifata gli avventurieri, poi posa il suo sguardo sul capitano Ashtone. "E questi chi sarebbero?"
"Io sono la parte lesa" mormora Zigfrid, osservando le pieghe stropicciate del vestito dell'uomo.
"Glielo spiegheranno loro" risponde Tidrek, poi si rivolge al gruppo. "Il qui presente Ferdinand Holton è il giudice della città, nonché membro più importante del consiglio cittadino, e si occupa di tutti i crimini commessi all'interno dei confini di Assur".
"Non perdiamoci in inutili preamboli" lo interrompe l'uomo alzando una mano, poi si volta anche lui verso gli avventurieri. "Cosa è successo? Perché sono stato svegliato nel cuore della notte?"
Miodrag apre la bocca, ma Zigfrid lo precedere. "Il qui presente chierico, armato di tutto punto, ha attentato alla mia vita e..."
"E perché questo mezzorco è ancora qui?" lo interrompe Ferdinand, guardando Tidrek ed indicando Tsadok con un dito.
Il capitano osserva in silenzio il giudice, poi rivolge lo sguardo su Miodrag, che prende la parola. "Allora, lui e lui" dice indicando il mago ed il chierico, "sono membri dello stesso gruppo. Il nostro chierico ha perso le staffe e l'ha aggredito. Tutto sì è concluso senza danno, infatti come può vedere Zigfrid è in perfetta salute e Tsadok si è ravveduto".
"E i danni morali?" domanda l'halfling, battendo per terra il bastone per sottolineare il concetto.
"Aggressione, quindi" commenta il giudice. "Un mese di prigionia".
"Ma come? E' stata un'aggressione... per scherzo!" esclama lo spadaccino, accennando un sorriso per imbonire l'uomo.
"Aggressione con sfondamento di scatola cranica" aggiunge Tidrek.
"Ah, allora i mesi di prigione sono due" commenta Ferdinand, serio.

martedì 26 gennaio 2016

0182 - ipotesi sulla fortezza

"Puoi descriverci le altre persone che ricevevano ordini da Selina?" chiede Fiona. "Sappiamo che, oltre a Ronika e Petar, c'erano anche Gligor e Iskra".
"Iskra non è importante, sul foglio che abbiamo trovato c'è scritto che è impazzita" commenta Zigfrid.
"E' vero, ve lo confermo" esclama lo schiavo. "Ho visto che si dimenava mentre la caricavano su un carro, legata ed imbavagliata, insieme ad altri uomini vestiti di stracci. Questi ultimi, però, erano liberi e sono saliti volontariamente".
"Sai per quale motivo è impazzita?" chiede Miodrag.
"No, mi spiace".
"C'era altra gente, immagino" continua lo spadaccino. "Magari hai visto qualcuno di importante, tipo il capo di Selina".
"Non penso che quella donna avesse un capo, o almeno io non l'ho mai visto. Selina non usciva praticamente mai. Passava tutto il giorno tra lo studio e la camera".
"E come comunicava con le altre sedi?" mormora Miodrag, massaggiandosi il mento.
"Con messaggi e galoppini?" ribatte Zigfrid con aria di sufficienza.
"E con chi comunicavano? Con la fortezza?" chiede Fiona.
"Sai dell'esistenza di una fortezza nelle vicinanze?" aggiunge lo spadaccino.
"Penso comunicassero con i sottoposti, non saprei. No, non so se qui attorno ci sia una fortezza".
"Sicuro?" domanda Miodrag. "Dai documenti che abbiamo trovato sembra che abbiamo portato in questa fantomatica fortezza più di cento persone".
"Mi spiace" risponde l'uomo, affranto.
"Dev'essere bella grossa, questa fortezza" pensa a voce alta lo spadaccino. "Capitano, lei sa dire se esiste una fortezza o un castello nei dintorni?"
Il nano ci pensa un po', sorseggiando il forte liquido chiaro. "L'unico che mi viene in mente è il Palazzo delle Nuvole a Vaelan. Ma è impossibile che abbiano utilizzato quello. E' interdetto a chiunque".
"E perché?"
"Perché è solo un simbolo" spiega Tidrek. "E' lì da sempre e ricorda a tutti il dominio dei beholder, in modo che la storia non si ripeta. Era il loro centro di potere".
"Un luogo più che adatto, insomma" mormora Zigfrid. "E capisco perché non l'hanno abbattuto. Sarà costato un occhio della testa".
Il capitano scoppia in una fragorosa risata e colpisce con la mano la spalla del mago. Un dolore sordo gli risale fino al collo, strappandogli una smorfia di dolore.
Mi devo ricordare di non fare battute in presenza di questo nano pensa Zigfrid, massaggiandosi la spalla dolorante. "Purtroppo quel documento parla anche di trasferimenti da Vaelan alla fortezza. Non può essere il Palazzo delle Nuvole, non avrebbe senso".
"Mi è venuta in mente una cosa" esclama il domestico. "I carri con le persone si allontanavano dirigendosi verso la porta che dà sul deserto, a ovest".
"Intendi la strada che porta a Radapur, ai piedi delle montagne Curna" mormora Miodrag, lanciando un'occhiata ai compagni.
Lo schiavo sorride ed annuisce con la testa.

lunedì 25 gennaio 2016

0181 - l'identità del fuggitivo

Tidrek getta sulla sedia il mantello, recupera una fiaschetta di metallo da un cassetto della scrivania e si versa un bicchiere di spirito dei nani. Il forte odore riempie l'aria, pizzicando il naso degli avventurieri.
"Sta brindando alla fuga della prigioniera?" chiede Midrag, incrociando le braccia e guardandolo storto.
"Non sto brindando. Se sono nervoso, io bevo".
"Ah, allora ne ha motivo" commenta lo spadaccino. "La situazione è tragica. Abbiamo perso l'unica persona che potesse portarci al vertice della catena di comando della Fredda Mano. Ed è successo all'interno della sua prigione, mentre due soldati stavano montando la guardia".
"I miei uomini non sono tanto addestrati da poter affrontare gente così preparata".
"Concordo".
"Assur è una città cresciuta troppo in fretta attorno ad un grosso mercato. Non ho guardie a sufficienza e con la giusta preparazione per poter scovare ed affrontare una organizzazione criminale così strutturata. Di solito si occupano di sedare le risse alla locanda i Tre Bicchieri e di portare in guardina gli ubriachi".
"Probabilmente è per questo che la Fredda Mano aveva sede qui" commenta Zigfrid.
"E' probabile".
"Mi costa ammetterlo, ma nonostante tutto avete fatto un buon lavoro. Rimane l'aggressione di Tsadok, che dovrà essere valutata da un giudice. Ho già dato ordini di farlo venire qui".
"Sta scherzando, vero?" grida Miodrag.
"No. Io devo far rispettare la legge. Gli illustrerò i fatti e poi lui deciderà".
"Dato che, a quanto ho capito, non abbiamo altra scelta che attenderlo qui" si intromette Fiona, "non sarebbe il caso di riprendere il discorso con il domestico della Fredda Mano?"
"Va bene" concede il capitano, mandando a chiamare lo schiavo.
Quando l'uomo arriva, sorride imbarazzato ai presenti. "Di nuovo buonasera. Fatico ancora a credere di essere veramente libero".
Lo spadaccino gli posa una mano sulla spalla. "Ti abituerai. Possiamo farti altre domande sulla Fredda Mano, vero? Ti vorrei descrivere una persona".
"Certamente, spero di esservi utile".
L'uomo ascolta attentamente le parole di Miodrag e la descrizione della persona che ha liberato Ronika dalle prigioni, poi annuisce con il capo.
"Sai chi è?"
"E' Petar, uno degli uomini a cui Selina dava dei compiti".
"Bene" mormora lo spadaccino tra sé e sé, cercando di non farsi sentire. "Petar morirà".

venerdì 22 gennaio 2016

0180 - le scuse di Tsadok

"Non è vero, non ho cercato di ucciderlo!" esclama il mezzorco. "Ha usato i suoi poteri magici per simulare tutto quel sangue!"
Il nano lo fissa negli occhi. "Prova di nuovo".
"Tutte quelle palline! Mi ha tirato matto!" grida Tsadok, afferrando le sbarre. "Io ho vissuto fino a poco tempo fa in un tempio, immerso solamente nel rumore dei martelli delle fucine, dove non c'erano rumori così fastidiosi!"
Fiona esplode in una sonora risata, poi si gira verso l'halfling. "Scusa, tappo, ma è troppo divertente!"
Il capitano lancia un'occhiata alla ladra, poi ritorna a guardare Tsadok. "Quindi è per questo hai colpito il tuo compagno".
"Mi ha tirato matto e non c'ho più visto" ammette il mezzorco, suscitando un'altra ondata di risate della mezzelfa.
Tidrek sbuffa, poi fa un cenno alla guardia, che si avvicina con il mazzo di chiavi. "Hai salvato la vita ad una delle mie guardie, per il momento puoi uscire. E' politica di Assur non tenere i matti in galera".
"Io avrei qualche obiezione a riguardo" commenta Zigfrid, beccandosi una gomitata da Miodrag. "Ahia! Per me è pericoloso lasciarlo libero".
Il capitano osserva gli avventurieri. "Nessuno uscirà di qui finché non sarà arrivato il giudice di Assur".
"Posso intanto riavere la mia arma?" chiede Tsadok, sorridendo al capitano ed indicando la rastrelliera in fondo alla sala.
"No" replica Tidrek, recuperando l'arma e soppesandola tra le sue mani.
"Scusi?"
"I matti non possono avere armi".
"La custodirò io" propone Miodrag. "Non la riavrà, glielo assicuro".
"Col cavolo!" esclama Zigfrid. "Così appena esce di qui sarà di nuovo armato e pericoloso. La affidi a me, piuttosto".
"Tappo, tu non riusciresti neanche a sollevarla" ridacchia Fiona.
"Posso sempre trascinarla".
Tsadok sbianca pensando a quanto ci metterebbe l'arma a perdere il filo nelle mani del mago. "No!" esclama, lanciandosi in avanti nel tentativo di prendere l'arma dalle mani del capitano. Tidrek si sposta ed il mezzorco finisce lungo disteso.
"Per il momento terrò io questa strana arma" commenta, voltandosi ed avviandosi verso le scale.
"Dovremmo torchiare questo tipo" dice Miodrag, indicando la cella in cui è stato rinchiuso Leland. "Dobbiamo fargli sputare tutto quello che sa".
"Avremmo potuto farlo se tu non l'avessi riempito di pugni" replica Zigfrid. "Ora bisognerà aspettare che si risvegli".

giovedì 21 gennaio 2016

0179 - recriminazioni

Il pover'uomo subisce senza riuscire a reagire, perdendo sangue e saliva dalla bocca.
"Capitano, non pensa che..." inizia a dire una guardia, ma la mano del nano si alza, interrompendolo.
"Un attimo" mormora Tidrek. "Mi sto godendo la scena".
"Vorrei farle notare che i due fuggitivi sono scappati dalla sua prigione ed erano sotto il controllo delle sue guardie" esclama Fiona, scendendo dal tetto e piazzandosi tra Miodrag ed il capitano con i pugni sui fianchi. "Se lei ci avesse lasciato fare il nostro mestiere, tutto questo non sarebbe successo".
Detto ciò, la ladra si siede sui gradini davanti all'entrata della guarnigione e fissa un punto nel vuoto. Tidrek la osserva per un momento, poi sposta la sua attenzione su Zigfrid, che sta scuotendo vigorosamente la testa.
"Capisce, ora, con chi ho quotidianamente a che fare?" esclama il mago, appoggiandosi al bastone.
Quando Leland perde i sensi, il capitano avanza di un passo e stringe la spalla di Miodrag. "Penso sia svenuto".
Lo spadaccino raddrizza la schiena e schiocca le dita guardando con ira il nano. "Ronika è riuscita a scappare per colpa di questo idiota che ha aizzato la folla! Era tutto un piano coordinato!"
"Ed ora chissà dove sarà fuggita" conclude Fiona, continuando a guardare dritto davanti a sé.
"Quando vi avevo detto che la vostra storia era confermata, perché non siete scesi a controllare la prigioniera?" chiede il capitano.
Miodrag si scrolla la mano di dosso e si rialza. "E' quello che ho fatto, ma le sue guardie mi hanno cacciato! E quando il complice di quella donna è sceso, non ho potuto far nulla! E non ha potuto far nulla neanche il nostro compagno, dato che l'ha chiuso in cella!"
"Per un valido motivo" mormora Zigfrid tra i denti.
"Qui le cose vanno malissimo!" urla lo spadaccino. "Noi siamo arrivati da Vaelan per portare un po' di ordine e..."
"Portare ordine cercando di incendiare una casa in cui non dovevate entrare?" ribatte calmo il capitano. "Uccidendo quattro persone, di cui due vecchietti? Non voglio nemmeno immaginare cosa sarebbe successo se aveste sbagliato casa".
"Noi non sbagliamo. Noi siamo dei professionisti" commenta soffiando Miodrag. "Noi".
"Un professionista non si sarebbe fatto sfuggire una prigioniera. Hai detto tu stesso che eri sceso".
"Ma mi ascolta?! Le ho già detto che le sue guardie mi hanno cacciato via! Ed ero da solo contro due esperti di evasioni!" grida lo spadaccino, poi si accorge che sta ancora tenendo per il bavero Leland. "E questo qui è un complice! Deve pagare anche per gli altri!"
"Questo finisce in galera" esclama il nano. "Ed anche tutti gli altri" aggiunge infine, indicando le persone ammanettate e tenute ferme dalle guardie. "E se provi ad aggiungere un'altra parola, finirai in cella anche tu per aver picchiato un uomo in manette davanti a me".
Il capitano si carica Leland sulle spalle e scende nelle prigioni, seguito dal gruppo di avventurieri e dalle guardie con gli altri prigionieri, e nota il cadavere della guardia steso in mezzo al corridoio. Si avvicina all'altro soldato che sta ricomponendo il compagno d'arme e lo alza di peso. "Anche tu finisci in galera, per non aver impedito l'evasione e per aver lasciato morire Lucan".
"In realtà l'intruso ha colpito anche me e non ho potuto far nulla. Se non era per quel prigioniero lì" aggiunge indicando la figura del mezzorco, "anch'io sarei morto".
Tidrek lancia un'occhiata a Tsadok, che ricambia lo sguardo. "Sì, gli ho prestato soccorso. E faccio notare che sono rimasto in cella".
"Dato che ha salvato la vita ad una delle sue guardie, potrebbe anche liberarlo, no?" propone Fiona.
Dopo aver lasciato la guardia nelle mani di un altro soldato, il capitano si avvicina alla cella di Tsadok. "Spiegami perché hai colpito il tuo compagno".

mercoledì 20 gennaio 2016

0178 - fuga tra i tetti

Mentre il gruppo si volta a osservare la zona indicata dalla compagna, la ladra individua le due serie di impronte dei due evasi e si lancia all'inseguimento. Le orme si dirigono verso un edificio vicino, fermandosi a ridosso del muro.
"Fai qualcosa" urla Miodrag in direzione di Zigfrid.
"Al momento sono un po' a corto di incantesimi" brontola il mago, lambiccandosi il cervello per trovare il modo di risolvere la situazione.
Fiona raggiunge la parete della casa e nota della polvere scendere davanti ai suoi occhi. "Sono saliti qui sopra!" grida ai compagni, quindi inizia ad arrampicarsi velocemente sulle tavole di legno e raggiunge in fretta il tetto dell'edificio. Alla luce della luna la donna non riesce a notare altre impronte, quindi si gira per chiedere l'aiuto del mago, ma si ritrae subito quando una delle bolas di Miodrag le sfiora il naso. "Cosa diavolo fai!?"
"Controllo che non si siano fermate lungo la parete!" grida lo spadaccino. "O le hai individuate sul tetto?"
"Per poco non mi fracassi la testa!" ribatte Fiona girandosi e guardandosi attorno, seguendo la sensazione di avere qualcuno vicino. La brezza che prima veniva dal mare si è placata, ed ora non riesce a sollevare nessuna nuvola di polvere. "Qui non ci sono".
"Sicura?" esclama Zigfrid, osservando Miodrag arrampicarsi per raggiungere la ladra.
"Qui non vedo nulla che indichi la loro presenza".
Quando lo spadaccino si issa a fianco di Fiona, una nuvola di polvere si alza sul tetto dell'edificio a fianco.
"Sono saltati lì!" esclama la mezzelfa, lanciandosi all'inseguimento e saltando dall'altra parte.
Miodrag prende la rincorsa e salta, mentre Zigfrid si sposta a terra per seguire i due. Dopo una rapida occhiata, non sembra esserci nessun segno della presenza dei fuggitivi. Nessuna impronta, nessuna strisciata, niente di niente.
"In queste condizioni è impossibile seguirli" mormora Fiona sedendosi sul bordo del tetto.
Lo spadaccino osserva in basso le guardie e fissa il suo sguardo su Leland, in manette davanti al capitano Ashtone. Dopo essersi trastullato con l'idea di saltargli addosso, si sporge dal tetto e scende fino a terra.
"E' tutta colpa tua!" esclama Miodrag, sferrando un pugno al volto dell'uomo ammanettato. Leland crolla a terra e lo spadaccino gli si mette a cavalcioni, continuando a riempirlo di botte.