giovedì 3 settembre 2015

0090 - finalmente libera

"Cosa succede?" esclama Nieven, voltandosi di scatto verso il rumore. Un'esile mano batte ancora sul vetro, poi un volto familiare fa capolino dal davanzale.
"Non preoccuparti, Nieven" dice Miodrag ridacchiando. "E' solo Fiona che torna dal suo giro di perlustrazione".
Il mago, tranquillizzato dalle parole dello spadaccino, si riaccomoda sulla poltrona, quindi fa un misurato gesto con la mano. La finestra si apre da sola, permettendo alla ladra di entrare.
"Non si usano più le porte?" borbotta Nieven, usando di nuovo la magia per chiudere la finestra.
"Delorean aveva ragione? Ci stavano seguendo?" chiede Miodrag, ignorando il commento del mago.
"Già" replica Fiona.
"Chi era? Come lo riconosciamo? Hai notato qualche particolare?" chiede il chierico, alzandosi e scrutando fuori dalla finestra.
"Mi spiace, è un tipo anonimo. E quel figlio di una sanguisuga del bimbetto che abbiamo incrociato prima gli ha indicato dove ci siamo diretti. Probabilmente è qui nei paraggi".
"Dev'essere uno bravo" commenta Miodrag. "Ma questo è un problema che affronteremo una volta usciti di qui. Ora parliamo di affari".
Il mago aspetta in silenzio che lo spadaccino continui.
"Abbiamo la cosa di cui si parlava l'ultima volta che ci siamo incontrati".
"La Candela di Myrkul" precisa Delorean.
"Quindi sarebbe il caso di aprire la gabbia e liberare la ragazza" continua Miodrag.
"Posso vedere la Candela?"
"Prima vogliamo vedere se la ragazza è ancora viva ed in buona salute".
"Mi sembra giusto. Trasferiamoci di sopra".
Nieven precede il gruppo lungo le scale che conducono al piano superiore e raggiunge uno stretto corridoio su cui si affacciano diverse porte. Si dirige quindi verso un piccola arcata in fondo, dietro alla quale c'è Tinky seduta su un letto, tutta intenta a risolvere un rompicapo di legno. Su un piccolo tavolino è appoggiato un vassoio carico di dolci e frutta fresca.
"Come potete vedere, sta benissimo" dice Nieven, appoggiandosi allo stipite.
Miodrag si avvicina all'apertura e posa le mani sul muro invisibile che blocca l'uscita. "Ciao Tinky. Stai bene?"
La giovane gnoma si alza dal letto e fissa lo spadaccino con uno sguardo carico di esasperazione negli occhi. "Fatemi uscire. Mi sto annoiando a morte".
"Ti farebbe bene rimanere qui dentro un altro bel po'" ridacchia Miodrag.
Lei abbassa gli occhi sbuffando sonoramente. "Uffa..."
Iriel, perplessa, sposta alternativamente lo sguardo tra la ragazzina ed il mago. "Come mai è chiusa lì dentro?"
"Questa è la nipote del nostro mecenate, Bilmin Occhiodoro" spiega lo spadaccino. "Si è introdotta qui dentro per rubare, si è fatta sorprendere dal padrone di casa e tentando di scappare ha rotto la Candela di Myrkul in possesso di Nieven".
"Ah, è una piccola teppistella" esclama la druida, ridacchiando. Tinky risponde con un beffardo inchino. "Quindi verrà liberata in cambio dello spirito del paladino?"
"Esattamente" risponde il mago. "Posso avere ora la mia Candela?"
Delorean recupera la bottiglia dallo zaino e la porge all'elfo, che inizia ad esaminarla attentamente. "E' esattamente quello che volevo". Con un gesto della mano dissolve il muro di forza, che svanisce in mille piccole scintille. La gnoma muove un timoroso passo verso l'uscita e protende le mani oltre l'arcata. Quando si rende conto che la magia che la teneva imprigionata è scomparsa, comincia a saltellare attorno al gruppo. Delorean afferra il polso di Tinky quindi segue il mago giù per le scale, ritornando con gli altri nel salottino.

mercoledì 2 settembre 2015

0089 - il piccolo cavaliere

"Sbrighiamoci a raggiungere la casa di Nieven, il caldo comincia a farsi sentire" esclama Miodrag, cercando riparo all'ombra di grosso albero, sotto il quale un gruppetto di giovani maghi sta seguendo una lezione di storia.
"Sull'isola di Bhelani si stava meglio" commenta Iriel. "Almeno spirava una fresca brezza dal mare".
"Io vi aspetto qui" mormora Zigfrid. "Una lezione gratis la seguo volentieri".
Mentre l'halfling si siede a gambe incrociate su una panchina ed inizia ad ascoltare con interesse le passate vicende della città di Vaelan, il gruppo si allontana tra le larghe vie del Cortile Rabat e raggiunge la strada in cui risiede il mago.
Delorean ad un tratto affianca Fiona e le sussurra: "Ho l'impressione che qualcuno ci stia seguendo".
La ladra si ferma e si china per allacciarsi uno stivale, quindi con circospezione osserva attorno a sé. I suoi occhi si posano su una carrozza che sta svoltando un angolo e su un ragazzino che sta cavalcando un bastone dotato di una rozza testa di cavallo scolpita.
"A meno che quel bambino non sia un pericoloso assassino" ridacchia Fiona, "direi che nessuno è interessato a noi".
"Non ne sono convinto" borbotta Delorean. "Senti, noi facciamo il giro dell'isolato e tu ti nascondi dietro quella alta siepe e controlli ancora".
"Non ti fidi dei miei occhi?"
"Suvvia, fammi contento".
"Ok, va bene" risponde sbuffando Fiona. "Andate avanti voi, io vi raggiungo alla villa".
Il gruppo avanza per una decina di passi, poi svolta in una stretta laterale. Mentre gli altri proseguono lungo la via secondaria, la ladra si infila tra i rami di una siepe e si nasconde dietro al basso muretto che delimita una delle proprietà.
Dopo qualche secondo il bambino a cavallo del suo giocattolo passa trottando davanti al vicolo, imitando con la bocca il verso degli zoccoli al galoppo. Un individuo, vestito in abiti semplici, sbuca dall'ombra di un portone e ferma il giovane cavaliere, quindi si abbassa per poterlo guardare negli occhi. Fiona non sente quello che l'uomo sta dicendo al ragazzino, ma i suoi gesti sono abbastanza eloquenti: sta cercando una figura di media statura, una più piccola ed un colosso dalle larghe spalle.
Il bambino sorridendo indica la via di fronte a sé, dove il gruppo ha svoltato. Poi allunga la mano per avere la sua ricompensa, quindi si allontana al galoppo dopo aver ottenuto una luccicante moneta.
Piccolo maledetto spione... pensa la ladra, rintanandosi dietro il muretto e sgattaiolando oltre alla siepe.

"Questa è la villa di Nieven" dice Miodrag ad Iriel, percorrendo il corto vialetto che conduce alla porta d'ingresso. La druida osserva con un leggero senso di disagio il lussuoso edificio, poi raggiunge il gruppo davanti alla porta.
Delorean afferra l'inquietante batacchio a forma di testa di leone e bussa vigorosamente. Dopo meno di un minuto la porta si apre ed appare sulla soglia la figura allampanata del mago, con in mano un vecchio libro dalle pagine ingiallite. Alla vista del gruppo un fugace sorriso appare sulle sue labbra. "Buongiorno".
"Buongiorno a lei!" esclama Miodrag. "Eravamo andati a fare un lavoro per conto suo, si ricorda?"
Il mago scruta il volto dei suoi interlocutori, soffermandosi per un attimo sul volto della druida. "Certo che ricordo. Ebbene?"
"Le sembrerà impossibile, ma..." inizia lo spadaccino, poi si interrompe e si guarda attorno. "Ci fa entrare? Forse è meglio parlare in privato di certe questioni".
"E' vero, scusate. Non sono più abituato ad avere ospiti. Prego entrate" dice il mago, facendosi da parte per lasciarli passare e facendo accomodare il gruppetto nel salotto.
Quando tutti hanno preso posto sui divanetti, Nieven si protende verso lo spadaccino. "Allora, siete riusciti a trovarlo?"
Delorean fa per rispondere quando qualcosa picchia sul vetro della finestra.

martedì 1 settembre 2015

0088 - la ricompensa della Casata Seltarir

La sede principale della Casata Seltarir si staglia tra gli edifici del Cortile Nador con il suo aspetto squadrato, i grossi blocchi di roccia rossa e l'alta torre al centro della costruzione su cui sventola la bandiera con il simbolo della Casata, una rosa del deserto.
Il gruppo si avvicina alla grande porta in legno, decorata con fregi e bassorilievi, accanto alla quale due mercenari fanno la guardia. L'uscio è tenuto aperto da un ragazzo vestito elegantemente con una rosa del deserto appuntata sul bavero della giacca, che sta parlando con un distinto signore di una certa età che fuma la pipa. Il giovane nota l'arrivo degli avventurieri e del gruppo al loro seguito, quindi con poche parole congeda il suo interlocutore e si volta verso i nuovi arrivati. "Desiderate?"
"Salve" risponde Delorean, "vi abbiamo riportato l'equipaggio di una delle vostre navi che è stata attaccata ed affondata dai pirati. Questo è Ibu, il secondo in comando. Purtroppo il capitano è stato ucciso".
Il ragazzo risponde con un sorriso e si scosta facendo cenno di accomodarsi all'interno. Tutti entrano nella grande sala, quindi Ibu si apparta con il giovane, che poco dopo si allontana imboccando uno dei corridoi.
"Onde evitare casini, meglio far vedere per chi lavoriamo" sussurra Miodrag agli altri, appendendosi al collo il medaglione della Casata della Sabbia.
Dopo qualche minuto il ragazzo torna e sorride al chierico. "Se volete seguirmi, verrete ricevuti subito".
Il gruppo viene condotto lungo alcuni corridoi decorati con arazzi intrecciati con sete preziose e quadri dalle elaborate cornici, fino a giungere ad una porta. Il giovane apre l'uscio e lascia entrare il gruppo in una grande stanza decorata con tende di raso trasparente e quadri di paesaggi esotici. Alcune poltroncine con svariati cuscini sono disposte lungo le pareti laterali, mentre al centro della sala c'è una piccola scrivania ingombra di carte fermate da rose del deserto, accanto alla quale trovano posto due alti vasi ricolmi di fiori.
Su una delle poltroncine è seduta un'avvenente halfling dalla carnagione chiara e dai capelli castani. Quando gli avventurieri entrano, si alza facendo svolazzare le ampie falde della gonna di seta. "Buongiorno. Io sono Kalina, la moglie di Ardian, il nababbo della Casata Seltarir".
"Perché ci accoglie lei e non suo marito?" chiede Miodrag.
La donna sorride. "Mio marito è via per affari, dovrebbe tornare tra circa un mese. Se gli affari andranno bene, ovviamente".
"Capisco" replica lo spadaccino. "Forse il suo inserviente le ha già anticipato il motivo della nostra visita. Noi stavamo tornando qui a Vaelan da un viaggio che abbiamo fatto per conto dei nostri datori di lavoro".
Kalina osserva il medaglione al collo di Miodrag. "Vada avanti" dice con un sorriso.
"Abbiamo trovato lungo la via del ritorno una delle vostre navi mentre stava affondando ed abbiamo tratto in salvo quaranta naufraghi".
L'halfling sposta il suo sguardo su Ibu, che con poche parole spiega l'incursione notturna dei pirati, il saccheggio e la morte del capitano. La donna raggiunge la scrivania con passi lenti e misurati, quindi si accomoda sulla sedia. "Innanzitutto vi ringrazio per aver riportato i miei uomini a Vaelan. Avete tenuto un comportamento lodevole, poche persone avrebbero fatto lo stesso al posto vostro. Noto che lavorate per la Casata della Sabbia, quindi parlerò con il nababbo Sandstone per stabilire come ringraziarvi".
Lo sguardo perplesso di Miodrag attira l'attenzione di Kalina. "C'è qualcosa non va?"
"Non si preoccupi, se parla con Amir va tutto bene" replica lo spadaccino. "E' che ci aspettavamo qualcosa di... tangibile".
"Ah, ora mi è chiaro. Non avete sempre lavorato per la Casata della Sabbia, immagino".
"No, abbiamo iniziato da poco" interviene Delorean. "Veniamo da lontano, non siamo abituati alle vostre usanze".
"Dovete sapere che, nei rapporti tra le Casate, questo tipo di gesti viene premiato direttamente dalla Casata di appartenenza. In pratica noi faremo uno scambio commerciale vantaggioso con la Casata del nababbo Sandstone e lui ricompenserà ufficialmente voi. In questo modo la reputazione delle casate rimarrà intatta".
"Perfetto, allora attenderemo notizie da Amir" conclude Miodrag.
"Parlerò il prima possibile con la Casata della Sabbia" dice Kalina, alzandosi e stringendo tutti in un caloroso abbraccio. "Se volete scusarmi, ora devo fare il punto con il mio dipendente su cosa è stato sottratto dai pirati. Edvin vi riaccompagnerà all'uscita".
Detto questo, la donna chiama il giovane e lo invita a riaccompagnare il gruppo all'uscita. "Non prima di aver offerto ai miei ospiti qualcosa di rinfrescante da bere, mi raccomando!"

lunedì 31 agosto 2015

0087 - la Rayo de Luna

Dopo una settimana di navigazione, la vedetta avvista le torri di Vaelan che si stagliano tra le dune, illuminate dal sole appena sorto. In meno di un'ora la Aleta raggiunge la costa e si fa strada fra le navi attraccate fino a raggiungere un pontile libero. Sulle banchine fervono i preparativi per la partenza di alcune grosse navi da carico battenti bandiera straniera.
"Portiamo subito i contratti ad Amir" propone Delorean, "poi andiamo a prendere la ricompensa alla Casata Seltarir per aver salvato i loro uomini".
"Ricordati che c'è anche la questione della Candela di Myrkul" interviene Miodrag.
"Io lascerei la questione per ultima" replica il chierico. "Ci sono tanti soldi in ballo e non mi piace girare con così tanto denaro in tasca".
"Guarda che la Candela serve per liberare la nipote di Bilmin" ribatte lo spadaccino. "E' per quello che siamo partiti!"
"Vi state dimenticando che ci sono quaranta uomini a bordo della nostra nave?" esclama Fiona. "Io prima accompagnerei loro, poi libererei la ragazzina e solo dopo porterei i contratti ad Amir".
"Hai ragione, per prima cosa riaccompagniamo a casa questi poveretti" conviene lo spadaccino.
Il gruppo scende sotto coperta e informa Ibu dell'intenzione di condurre lui ed i suoi compagni alla Casata Seltarir.
"Grazie, non dimenticheremo quello che avete fatto per noi" risponde il gigante, poi si gira per informare gli altri.
Mentre i naufraghi sbarcano sul pontile sotto lo sguardo incuriosito dei marinai delle altre navi, gli avventurieri raggiungono Lizzy sul castello di poppa.
"La nostra avventura per mare è finita" dice Miodrag. "Che ne dici di raggiungerci con il tuo equipaggio stasera alla Duna di Zaffiro? Ai tuoi uomini serve un po' di svago!"
"Volentieri!" esclama il capitano. "Una bevuta in compagnia fa sempre piacere!"
Delorean si avvicina a Lizzy ed abbassa la voce. "Una sola cosa, però. Ti conviene lasciare la scimmietta a bordo. Alla locandiera potrebbe venir voglia di farne uno stufato".

La banchina è affollata di marinai e passeggeri in attesa di imbarcarsi, i cui sguardi curiosi si posano sul variegato gruppo che si sta dirigendo verso la città. Molti si scostano al passaggio del gigante nero, intimoriti dalla sua stazza. Lui sembra far finta di nulla, continuando a confabulare con lo spadaccino.
Ad un certo punto Fiona si accosta a Delorean e gli indica una nave ancorata poco distante. "Quel nome non ti dice nulla?"
Il chierico osserva la caravella, che riporta sulla fiancata il nome Rayo de Luna. "Ma certo! Quella è la nave che è arrivata prima di noi a Shilparam!"
"Secondo te potrebbero essere qui per rubarci l'artefatto?"
"Nessuno sa che ce l'abbiamo noi" ribatte Delorean.
"In realtà nessuno sa che cosa diavolo sia quest'artefatto" interviene Miodrag, affiancando i due. "Il tappo non è riuscito ad identificarlo".
"Ho bisogno di più tempo e di una biblioteca per riuscirci" commenta acido Zigfrid. "Non è semplice come piantare una spada nel petto di un uomo".
"Loro comunque non sanno nulla di noi, probabilmente non sanno neanche che eravamo sull'isola" esclama Fiona.
Il chierico e lo spadaccino si scambiano uno sguardo, poi in coro rispondono: "Forse".
"Tra l'altro, i tizi che erano arrivati sull'isola con la Rayo de Luna avevano lasciato in locanda un medaglione ed una lettera di R" continua la ladra. "Il testo parla dell'Undicesimo Fuoco e l'incisione sembra una stella ad undici punte".
"Dobbiamo portare il medaglione da un alto prelato e farlo identificare" ribatte Miodrag. "Quando ne sapremo di più decideremo cosa fare".
"Ok, ora però andiamo alla Casata Seltarir" replica Fiona. "Non possiamo girare per la città con quaranta naufraghi".

venerdì 28 agosto 2015

0086 - i naufraghi

Le abili manovre del capitano fanno avvicinare velocemente la Aleta al relitto ancora fumante. Ad un certo punto la vedetta comincia a gridare: "Uomini a cinquanta metri!"
Con un urlo perentorio Lizzy fa ammainare le vele, quindi ordina ai marinai di preparare la scialuppa ed appendere fuori bordo una scaletta di rete. Alcuni dei naufraghi cominciano a nuotare debolmente verso la nave, mentre altri riescono a malapena a voltare lo sguardo verso i soccorritori. La piccola lancia viene calata in mare e gli uomini della Aleta iniziano a recuperare le persone in acqua.
"Diamo una mano anche noi" esclama Fiona, afferrando una cima e lanciandola in mare. Un paio di superstiti afferrano la corda e si fanno trascinare verso la scaletta, iniziando poi a salire lungo il fianco della nave.
Miodrag aiuta il primo naufrago a salire, quindi gli chiede che cosa è successo. L'uomo lo fissa con uno sguardo vitreo ed inizia a balbettare frasi sconnesse. A quel punto un marinaio si avvicina, avvolge il poveretto in una coperta e lo accompagna nella stiva. Quando lo spadaccino si gira verso il secondo sopravvissuto, si trova davanti un nero alto più di due metri e largo quanto un armadio.
"Chissà quello quanto mangia" mormora Iriel all'orecchio di Fiona, lanciando l'ennesima cima in mare.
"Cosa è accaduto? Dov'è il capitano?" chiede Miodrag al gigante.
"Io sono Ibu, il secondo in comando. Siamo stati attaccati a notte fonda dai pirati" risponde l'uomo. "Ci hanno abbordati ed hanno saccheggiato la stiva, poi hanno ucciso il capitano ed hanno affondato la nave con fiamme magiche".
"Per chi lavorate? Trasportavate cose di valore?" si intromette Delorean, continuando ad aiutare la gente a salire sul ponte.
"La nave apparteneva alla Casata Seltarir" replica Ibu. Tutti si lanciano occhiate preoccupate, cercando di ricordare quali rapporti intercorrono tra le due Casate.
Fiona si avvicina a Iriel. "Secondo me questi sono criminali" le sussurra all'orecchio. "Non mi fido".
"Se ricordo bene, siete specializzati nel commercio di oggetti in avorio e porcellana" dice Miodrag.
"Esattamente. Stavamo tornando da un viaggio con un carico" conferma il gigante.
"Avevate qualche oggetto particolarmente prezioso per cui siete stati presi di mira dai pirati?" chiede Delorean.
"No, era un carico come tanti altri. Fortuna che siete arrivati voi, siamo rimasti in acqua solo alcune ore. Poteva finire molto peggio".
Lizzy si avvicina. "Abbiamo salvato quaranta persone, non sembrano essercene altre vive".
Miodrag si volta verso Ibu. "L'equipaggio da quante persone era formato?"
"Cinquanta uomini".
Lizzy si aggrappa al parapetto ed ordina ai marinai della scialuppa di controllare bene tra i resti della nave, nel caso ci sia qualche altro uomo da salvare. Dopo un po' torna dal gruppo. "Sembra che non ci siano altri sopravvissuti".
"Grazie ancora per averci salvato" mormora il gigante. "La Casata Seltarir vi ricompenserà per la vostra generosità".
Mentre Ibu raggiunge gli altri naufraghi sotto coperta, Iriel si sporge a prua e richiama uno dei delfini avvistati da Miodrag. "Puoi controllare se ci sono casse o oggetti grossi sott'acqua?"
"Prrr! Prrrrrrrrrr!" risponde la creatura, immergendosi e tornando in superficie poco dopo.
Dopo aver scambiato due parole con il delfino, la druida ringrazia e congeda l'animale, quindi torna dai compagni. "A quanto pare non c'è nulla di recuperabile sott'acqua".
"Anche se ci fosse, probabilmente non faremmo in tempo a recuperarlo. La tempesta sta arrivando" esclama Lizzy, indicando le grosse nuvole cariche di pioggia che si stanno avvicinando da ovest.
I marinai spiegano le vele, quindi la Aleta si dirige alla volta di Vaelan, allontanandosi dai resti della nave affondata.

giovedì 27 agosto 2015

0085 - fumo in mezzo al mare

Il sole è sorto da poco quando il gruppo sale a bordo della Aleta. Lizzy, impegnata a controllare il lavoro dei marinai che stanno finendo di caricare a bordo le ultime casse di viveri, fa un cenno di saluto con la testa. Zigfrid sparisce sotto coperta, mentre gli altri raggiungono il capitano sul piccolo castello di poppa.
"Sarà un viaggio piacevole" mormora Iriel osservando il cielo terso e respirando l'odore salmastro del mare.
"Speriamo" ribatte Miodrag, sedendosi sul parapetto e contemplando il porto di Shilparam.
"L'importante è che non ci sia mare mosso" brontola Delorean. "Ho lo stomaco delicato, io".
Lizzy ordina di spiegare le vele e si piazza al timone. "Un paio di settimane e sarete di nuovo a Vaelan" esclama, mentre un largo sorriso le illumina il volto.
"Sei anche tu ansiosa di tornare a casa?" chiede lo spadaccino.
"No, è solo che mi piace navigare!" replica il capitano.

La Aleta si allontana dal porto e fa rotta verso il mare aperto, accompagnata dal volo di alcuni gabbiani. Quando la nave è abbastanza distante dall'isola, Fiona estrae una moneta dalla tasca e cerca Eek con lo sguardo. La scimmietta si fionda sulla sua mano, afferra il piccolo oggetto luccicante e comincia ad arrampicarsi sul sartiame. "Ridammelo!" urla la ladra, lanciandosi all'inseguimento.
Lo sguardo perplesso di Iriel fa sorridere Miodrag. "E' il suo modo di passare il tempo" spiega lo spadaccino.
La druida volta lentamente la testa. "Ma... perché?"
"Così mi tengo in allenamento!" replica con un urlo Fiona, lanciandosi dall'albero maestro aggrappata ad una cima e sfiorando con uno stivale il naso di Iriel.
"E continueranno per tutto il viaggio" borbotta il chierico, scuotendo la testa. "E' per quello che il tappo si rintana di sotto".

All'alba del settimo giorno il grido del marinaio di vedetta sveglia di soprassalto gli avventurieri: "Fumo in vista a tribordo!"
Miodrag si alza in piedi di scatto e comincia a scuotere Delorean. "Hai sentito? Sembra che ci sia del fumo in mare!"
Il chierico si stropiccia gli occhi. "Come può esserci qualcosa che brucia in mezzo a tutta quest'acqua?"
"E' praticamente impossibile" mormora Zigfrid, voltandosi dall'altra parte e ricominciando a dormire.
"Io vado comunque a controllare" esclama lo spadaccino, salendo di corsa la ripida scaletta.
Delorean brontola qualcosa, poi si infila un paio di calzoni e sale sul ponte, seguito da Iriel e Fiona. Alcuni marinai stanno scrutando l'orizzonte nel punto indicato dalla vedetta. Dopo aver raggiunto Lizzy accanto al timone, Miodrag estrae il suo cannocchiale e lo punta verso la nuvoletta di fumo nero che si vede in lontananza. "Non vedo niente, a parte un paio di delfini che nuotano a pelo d'acqua".
"Stai guardando nel punto sbagliato" esclama Fiona, con gli occhi socchiusi e lo sguardo concentrato. "Devi guardare più a sinistra. Sembra ci sia il pennone di una nave in mezzo al mare che brucia".
Lo spadaccino sposta il cannocchiale ed alla fine individua la fonte del fumo. "Hai ragione! C'è una nave praticamente affondata, laggiù. E quello che rimane delle vele sta bruciando!"
"Vedi qualcos'altro? Perché io non riesco a capire nemmeno dove sia il fumo" borbotta Iriel.
"C'è della gente in acqua aggrappata ad alcune tavole" dice Miodrag, osservando i flutti.
"Confermo" si intromette Lizzy, guardando attraverso il cannocchiale. "E laggiù in fondo sembra sia in arrivo una grossa tempesta. Dato che siete voi che pagate, volete andare a soccorrerli?"
"Tu li lasceresti a mollo?" esclama Miodrag, squadrando la giovane halfling. "Non c'è un codice che impone di salvarli?"
Lei sostiene lo sguardo. "Sto solo dicendo che manca ancora una settimana di viaggio ed io ho contato più di trenta persone. Non so se abbiamo cibo a sufficienza per tutti".
Lo spadaccino guarda Lizzy a bocca aperta, poi si gira ad osservare di nuovo i resti della nave. "Trenta persone?! Non mi parevano così tante!"
"Posso procurare io cibo per tutti" si intromette Delorean. "Andiamo a salvarli".
"Ottimo!" esclama il capitano, ruotando il timone e dando istruzioni ai suoi uomini. La nave cambia velocemente direzione e punta verso il fumo nero.

mercoledì 26 agosto 2015

0084 - dimostrazione di riconoscenza

Helcar deposita un grande vassoio pieno di frittura mista sul tavolo. Il mezzorco si fionda sul cibo, generando una sequela di insulti da parte dei compagni.
Miodrag si volta verso l'oste. "Ah, in merito alle stanze che tenevi occupate per i tizi scomparsi... puoi lasciar perdere. Abbiamo trovato i loro cadaveri".
Helcar prorompe in una sonora bestemmia, iniziando poi a lamentarsi a gran voce dei mancati guadagni. Dopo essersi calmato, si allontana per parlare con Ipa.
Mentre lo spadaccino si riempie il piatto con quello che resta della frittura, Roland varca la soglia della locanda e si dirige al bancone.
"Ehi! Roland!" lo invita a gran voce Delorean, sputacchiando pezzi di pesce. "Vieni a sederti al nostro tavolo!"
Il sacerdote afferra il boccale, avvicina uno sgabello e vi si accomoda sopra. "Siete tornati sani e salvi, vedo".
"Modestamente, è tutto merito mio" esclama Zigfrid, beccandosi una gomitata dalla ladra.
"Ci siamo addentrati nella palude ed abbiamo trovato qualcosa che penso ti possa interessare" dice Miodrag, tirando fuori il medaglione del figlio.
Il sacerdote prende in mano il ciondolo e lo rigira tra le dita con timore, soffermandosi sull'incisione che riporta il suo nome. "E' morto, vero?"
Quando lo spadaccino annuisce, le lacrime cominciano a rigare il volto di Roland.
"Lo portava al collo?" Altro cenno affermativo.
"Ora almeno so che non ce l'aveva con me, che non se ne è andato per colpa mia" sussurra il sacerdote, continuando a guardare il medaglione. "Vorrei potervi ringraziare" dice, alzandosi in piedi ed uscendo dalla locanda.
Dopo una ventina di minuti, mentre il gruppo si arrovella sulle ultime parole dell'uomo, Roland rientra ed appoggia sul tavolo un piccolo sacchetto.
"Non è molto" dice il sacerdote, "spero lo accetterete come segno della mia gratitudine".
Fiona apre il sacchetto: una ventina di monete d'oro brillano accanto ad un paio di fiale. "Grazie! Queste ci torneranno utili" aggiunge, estraendo le pozioni. Poi, dopo un'occhiata ai compagni, spinge il sacchetto verso Roland. "Queste invece puoi tenerle, ne hai di sicuro più bisogno tu".
"Che Istishia vi benedica!" esclama il sacerdote, riprendendosi il denaro. "Lasciate almeno che vi offra da bere!"
"Questo possiamo accettarlo" ribatte allegramente Delorean, richiamando l'oste con un gesto.