lunedì 30 novembre 2015

0152 - la diffidenza di Arun

"Ben svegliati, dormiglioni!" esclama Miodrag, osservando i compagni stiracchiarsi. "Mentre voi vi stavate riposando, io ho fatto un giro per la città ed ho trovato un paio di cose interessanti".
"Ma tu stanotte non hai dormito?" chiede Tsadok, osservando con curiosità un calzino appallottolato ai piedi del suo letto.
"Questo anello mi consente di riposare velocemente" risponde lo spadaccino, indicando un cerchietto attorno al suo mignolo.
"Quindi? Hai individuato i bordelli migliori della città?" chiede Zigfrid aprendo il libro ed iniziando a leggere.
"No, tappo. Innanzitutto ho trovato l'emporio di Briskly, si trova qui vicino. Poi sono stato fermato da un drappello di guardie. Ah, sono anche entrato nell'altra taverna! Decisamente più raffinata di questa".
"Anche una stalla sarebbe più raffinata di questa topaia" commenta Fiona, sedendosi a terra ed allungandosi fino a toccarsi i piedi. "Hai scoperto altro?"
"Tornando qui ho intravisto una figura balzare da un tetto all'altro, dirigendosi verso il centro della città. Purtroppo non sono riuscito a vedergli il volto. Non penso mi abbia visto".
"Sempre a lamentarvi!" esclama il mago. "Nel Dambrath non c'erano tutte queste comodità".
"Peccato che non siamo più lì" ribatte la ladra. "Ti mancano così tanto il fango e le grotte infestate dai ragni?"
Zigfrid risponde con un'alzata di spalle.
"Io scendo a fare colazione, chi viene?" chiede Miodrag.
I tre compagni si guardano, poi scuotono vigorosamente la testa.

Dopo aver pagato la cena e la camera, gli avventurieri si dirigono alla bottega Il Ricamo. E' un piccolo emporio con un insegna abbastanza appariscente, dall'esterno si possono ammirare alcuni dei prodotti del negozio. Uno gnomo dalle grandi orecchie che spuntano tra i capelli grigio cenere sta posizionando un manichino accanto alla porta. Quando il gruppo si avvicina, il sarto si volta, saluta con un largo sorriso e rientra nel negozio.
"Buongiorno!" esclama Zigfrid varcando la soglia. "Presumo che lei sia il signor Arun Briskly".
"Sì, sono io! A cosa eravate interessati?" esclama lo gnomo sistemando un rotolo di stoffa su uno dei tanti scaffali.
Miodrag si avvicina ed appoggia la nota di credito sul bancone. "La riconosce?"
"Cosa sarebbe?"
"Ce lo dica lei, la firma in fondo al foglio è la sua".
Il sarto guarda meglio il foglietto, poi scruta il volto dei suoi interlocutori senza proferir parola. "Vedo, ma non l'ho mica scritta io. Sembra una nota di credito per merce illecita, io non compro certe cose".
"Merce illecita, dice?" commenta Zigfrid sogghignando. "Beh, potrebbe essere. La nota l'abbiamo trovata addosso ad un uomo morto. Magari lei potrebbe far luce sul perché avesse questo foglietto".
"E lei come avrebbe fatto a trovarlo addosso ad un cadavere?"
"Per la precisione, all'interno di un bellissimo paio di stivali di cuoio. Di ottima fattura, tra l'altro".
"Ha perquisito un cadavere?" chiede lo gnomo, fissando gli occhi sorridenti del piccolo halfling. "Chi è lei?"
"Sono Zigfrid, lavoro per la Casata della Sabbia" risponde il mago, facendo vedere il medaglione. 
Il sarto osserva attentamente il simbolo, poi riporta lo sguardo sul suo interlocutore.
"Si dà il caso che una nostra amica abbia avuto una discussione con una persona, accompagnata da altri brutti ceffi. Tre, a quanto abbiamo capito. Magari lei ci può aiutare a capire perché la nostra amica ci abbia rimesso la pelle. Se vuole, possiamo fornirle un incentivo" aggiunge alla fine, appoggiando una manciata di monete sul bancone.
"Quindi non siete guardie" commenta Arun, tamburellando con la mano accanto al denaro.
"No, vogliamo solo trovare il responsabile e fare giustizia".
"Va bene, va bene. Ricordo quel Kaylash. E' un ragazzo che si è fatto fare degli stivali su misura e qualche giorno dopo mi ha procurato un rotolo di cuoio conciato. Io non avevo abbastanza soldi per pagarlo, quindi gli ho lasciato quella nota di credito".

venerdì 27 novembre 2015

0151 - prepararsi per la notte

"Cos'è questa schifezza?" chiede Fiona, rimestando con il cucchiaio nella grossa terrina e sollevando quella che sembra essere la testa di una carota con ancora le foglie attaccate.
"Cibo!" esclama Zigfird, ponendovi le mani sopra e mormorando un breve incantesimo. Quando un buon odore comincia a levarsi dall'intruglio, il mago provvede a versarsene una dose abbondante, poi spinge la grossa ciotola verso i compagni.
"Speriamo di non vomitare tutta la notte" mormora la ladra, versandosene qualche cucchiaiata e provando ad assaggiare.
"Ti sei dimenticata com'era il rancio nel Dambrath?" mormora il mago, infilandosi in bocca un boccone di carne.
"No, ma qui non siamo obbligati a farcelo andar bene".
Tsadok si versa una porzione e poi innaffia tutto con un'abbondante dose di olio al peperoncino. "Così almeno sa di qualcosa".
Un paio di avventori seduti al tavolo vicino alzano la testa ed annusano l'aria, poi battono le mani sul tavolo per richiamare l'attenzione della cameriera. "Ehi, bellezza! Perché a loro hai dato cibo migliore!?!"
"E' il tuo stesso stufato, idiota" urla una voce femminile dalla cucina.
Dopo un'occhiata rancorosa verso il tavolo degli avventurieri, i due riprendono mestamente a mangiare il proprio cibo.

Dopo aver finito di cenare, Zigfrid si alza e si avvicina all'oste. "E' possibile prendere una camera?"
Il vecchio scruta l'halfling, poi si dirige verso la cucina. "Mirza, vieni qui! I nuovi vogliono dormire!"
La cameriera li raggiunge, prende una chiave e si avvia lungo un corridoio pieno di porte. Il legno del pavimento è scheggiato e le pareti sono scrostate in svariati punti. Dopo aver raggiunto una delle camere che danno sul retro, apre la porta e porge la chiave a Miodrag. "Questa vi va bene?"
Fiona si sporge dallo stipite ed osserva la stanza. Appoggiati alle pareti laterali trovano posto due letti a castello, mentre sotto la finestra è posizionato un rozzo tavolino. Una sedia sbilenca completa l'arredamento. "Non si possono avere delle singole? Magari un po' più pulite..."
"Se vuoi una singola, c'è sempre l'abbeveratoio qui fuori" ribatte Mirza, piantandosi i pugni sui fianchi.
"Va benissimo questa!" esclama Zigfrid, entrando ed appoggiando la borsa su uno dei due letti. Una piccola nuvoletta di polvere si alza e rimane sospesa nell'aria.
"E quanto dovremo sborsare per questo splendore?" chiede la ladra.
"Una moneta d'oro".
Lo spadaccino si avvicina alla cameriera. "Io soffro d'insonnia. Se volessi andare a fare quattro passi, posso uscire o ci son problemi?"
"Puoi fare quel che vuoi, carino. Al massimo ti fermeranno le guardie per un controllo, quindi evita di uscire troppo ubriaco se non vuoi passare la notte in guardina".
Dopo aver salutato la donna, Tsadok appoggia la borsa sul pavimento, si distende su un letto e dopo qualche minuto comincia a russare rumorosamente.
"Questo russa più di Delorean" sussurra Fiona, osservando il mezzorco che respira a bocca spalancata.
"Ci penso io" risponde Zigfrid, togliendosi un calzino e ficcandoglielo in gola. Tsadok mugugna qualcosa, poi si gira e continua a dormire. Il silenzio cala nella stanza, rotto solo da un vago rumore di risucchio.
"Che schifo" commenta la ladra con un'espressione disgustata.
"Ma almeno l'hai insaporito come hai fatto con lo stufato?" chiede Miodrag sghignazzando.

giovedì 26 novembre 2015

0150 - i tre bicchieri

"Che mortorio" mormora Fiona.
"Nonostante il grande mercato, questa è in fondo una città portuale" ribatte una delle guardie. "In questa zona della città la gente va a letto presto e si sveglia prima dell'alba per uscire in mare. In giro troverete solo guardie e perdigiorno". Un'occhiataccia della ladra gli fa aggiungere: "Oltre a voi, s'intende".
"Sa consigliarci una locanda dove passare la notte?" chiede lo spadaccino.
"Ce ne sono due. Una economica lungo questa via ed un'altra al capo opposto della via principale. E se volete lasciare i cavalli al sicuro, vi consiglio di passare da Leopold. Lo trovate poco più avanti lungo la via".
"Grazie mille".
Miodrag scende da cavallo e prosegue insieme ai compagni fino ad una stalla, dove trova un assonnato guardiano che prende in custodia gli animali, poi si incammina lungo la via principale. Le basse case ad un piano ricordano i piccoli villaggi sulla costa del Dambrath, così lontani dallo splendore e dalla ricchezza di Vaelan. Alla pallida luce della luna si scorgono degli edifici più alti, alcuni verso l'estremità della città più lontana dal mare, altri poco più avanti lungo la via.
"Raggiungiamo la locanda o preferite fare un giretto?" chiede Tsadok.
"Direi di dirigerci verso la locanda lungo questa via, così ci facciamo un'idea del posto" propone Miodrag, incamminandosi lungo la via principale.
Dopo esser passati davanti a parecchie case dall'aria dimessa, gli avventurieri notano che davanti a loro iniziano a comparire alcuni piccoli empori. Ad un certo punto Zigfrid indica una larga costruzione ad un piano su cui svetta un'insegna in legno sbiadita dal tempo, che cigola sotto la spinta di una leggera brezza che giunge dal mare. La facciata versa in cattive condizioni, le assi di legno sono piene di buchi ed i chiodi spuntano in svariati punti. Molte delle finestre sono state rattoppate con pannelli di legno o teli di stoffa.
"I Tre Bicchieri" legge Fiona con un'espressione vagamente disgustata. "Siete sicuri di voler entrare qui dentro?"
"Certo!" esclama Zigfrid, girando la maniglia e varcando la soglia.
L'odore pungente di birra che pervade la locanda colpisce come un pugno. Il pavimento dell'enorme stanzone in cui sono disposti una decina di tavoli e relativi sgabelli è coperto di trucioli di segatura. Pochi avventori sono appoggiati al bancone e ad un paio di tavoli, la maggior parte dei quali è troppo ubriaca per mantenere una posizione eretta. Dietro al bancone scheggiato c'è un vecchio oste che sta passando uno straccio all'interno di un boccale e squadra con aria diffidente i nuovi venuti.
"Niente a che vedere con la Duna di Zaffiro" mormora la ladra, trattenendo a stento una smorfia. "Non possiamo trovare un posto più decente?"
Una cameriera bassa e prosperosa passa accanto al gruppo, lancia loro un'occhiata e poi mormora con fare sdegnato: "Clienti con la puzza sotto il naso, a quanto pare".
Zigfrid lancia un'occhiataccia a Fiona, poi sfoggia il suo migliore sorriso. "Lasci perdere i miei compagni. Vorremmo un posto dove sederci, dolcezza".
Dopo aver squadrato la mezzelfa con aria di superiorità, la donna si volta e raggiunge un tavolo su cui è riverso un vecchio ubriaco, lo afferra per le ascelle e lo trascina accanto al muro, depositandolo in malo modo. L'uomo biascica qualcosa, poi riprende a russare.
"Eccovi serviti" esclama la cameriera, togliendo il bicchiere e la bottiglia vuoti e dando una veloce passata alla superficie con uno straccio lercio.
"Grazie mille!" esclama il mago. "Vorremmo anche da bere e da mangiare, se la cucina è ancora aperta".
"Per me piccante!" aggiunge Tsadok.
La donna si allontana e torna poco dopo con delle ciotole di legno scheggiate, alcuni cucchiai e quattro boccali pieni di una birra scura dall'odore asprigno. "Qualche minuto ancora ed arriva anche lo stufato".
Il forte odore di spezie raggiunge gli avventurieri prima che un'enorme ciotola piena di un miscuglio di carne, patate ed altre verdure ignote atterri al centro del tavolo.
"E per te la nostra migliore selezione di peperoncino" esclama la cameriera, appoggiando accanto al mezzorco una boccetta piena di un intruglio dal colore rossastro.

mercoledì 25 novembre 2015

0149 - le porte di Assur

Gli occhi del mago si socchiudono fino a diventare due fessure. "E cosa produce?"
"Si occupa soprattutto di pelletteria" risponde l'elfo. "I suoi migliori prodotti sono le calzature su misura, ma anche le sue borse sono molto richieste. Produce anche vestiti da lavoro, ma non raggiungono la qualità delle mie merci. Sicuro di non voler provare nulla?"
"Sì, sono sicuro. Sono affezionato alle mie vesti".
"Ho una tunica che ti starebbe una meraviglia".
"Immagino. Grazie, non mi serve altro" ribatte Zigfrid sorridendo ed avviandosi verso l'uscita.

"Scoperto qualcosa?" chiede Miodrag.
"Il negozio di Arun è ad Assur" risponde il mago, "e stando alle parole di Alif, lì c'è anche la sede della Fredda Mano".
"Assur è sulla costa, a circa una giornata" commenta Fiona guardando una piccola mappa. "Radapur è alle pendici delle Montagne Curna, ed in mezzo abbiamo visto i fulmini. Se ci sbrighiamo a trovare la bottega, poi possiamo proseguire nel deserto".
"Acquistiamo l'occorrente e poi prendiamo dei cavalli a noleggio" propone Miodrag, trovando il consenso dei compagni.
"Sicuro di voler perdere tempo a fare acquisti qui? Stiamo andando verso un'altra città, mica in guerra" commenta Zigfrid.
"Non si sa mai" ribatte lo spadaccino.
Tsadok si avvicina a Fiona e le sussurra all'orecchio: "Pagate voi il mio cavallo, vero?"
La ladra sbuffa. "Sì, pago io. Tu vedi di non farci morire, intesi?"

E' ormai notte quando i quattro avventurieri raggiungono la cittadina portuale di Assur. Le imponenti mura, sproporzionate rispetto alle dimensioni della piccola città, sono illuminate da torce e si notano alcuni uomini sui camminatoi che scrutano all'esterno. La porta rinforzata è ancora aperta ed il gruppo si dirige verso il drappello di soldati a presidio dell'ingresso.
"Alt! Chi siete?" urla una delle guardie quando i cavalli entrano nella zona illuminata dalle torce. "Come mai siete arrivati così tardi?"
"Ci stavate per caso aspettando?" chiede Fiona.
"No, non stavamo aspettando voi" spiega un altro soldato, avvicinandosi. "Di solito chiudiamo le porte al tramonto, ma alcuni nostri commilitoni sono usciti a cavallo parecchie ore fa e non sono ancora rientrati. Li avete per caso visti?"
"Non abbiamo incrociato nessuno" risponde Zigfrid dalle retrovie.
"Perché chiudete le porte? E se una persona volesse entrare di notte?" esclama Fiona.
"Si annuncia alle guardie e mostra un lasciapassare" ribatte il soldato, poi si colpisce la fronte con il palmo. "Ah, già! Voi avete un lasciapassare?"
La ladra sorride. "Beh, dipende dal lasciapassare".
La guardia socchiude gli occhi, fa un passo indietro, appoggia la mano sull'elsa della spada poi scruta il volto della mezzelfa. "Quindi non possiamo lasciarvi entrare".
Zigfrid si avvicina. "Ma in questa città siete tutti così scorbutici? Siamo mercanti".
"Avete un documento che lo provi?"
Il mago mostra il medaglione della Casata della Sabbia. "Questo vi basta?"
"Direi di sì. Sbrigatevi ad entrare, così chiudiamo le porte".
"Ma non volevate aspettare i vostri compagni?" chiede Fiona.
"Se si sono diretti all'altra entrata, potremmo dover aspettare fino a domattina prima di saperlo" ribatte il capo del drappello, poi si rivolge ai propri uomini. "Ok, ragazzi! E' ora di chiudere!"
Il gruppo si affretta ad entrare mentre i soldati spingono le pesanti porte al loro posto e le bloccano con una grossa trave. La piccola città appare miseramente vuota: nessun viandante per le strade e poche finestre ancora illuminate.

martedì 24 novembre 2015

0148 - vittima innocente

"Non ho capito, però, cosa stessero cercando" mormora Zigfrid. "Hanno frugato ovunque".
"Io un'idea me la sono fatta" commenta lo spadaccino, fissando il cadavere di Elin.
"Diamo un'occhiata al resto della locanda" propone Tsadok. "Magari salta fuori qualche altro indizio".
Il gruppo si divide ed esamina altre due camere del primo piano, poi Zigfrid e Miodrag si avviano verso l'ultima stanza in fondo al corridoio, attirati dalle voci di due uomini. All'interno il sergente sta discutendo a bassa voce con un altro soldato. Nel letto c'è un altro cadavere, ancora avvolto nelle coperte macchiate di sangue.
"Questo è l'unico avventore che ha dormito nella locanda ieri notte" spiega il sergente. "L'hanno sorpreso nel sonno, è bastata una pugnalata".
"Avete scoperto cosa cercavano?" chiede il mago.
"Non ancora. Nelle camere non sembra mancare nulla, ma dobbiamo ancora controllare l'ultimo piano" dice il sergente, uscendo insieme al sottoposto.
"Secondo me è stata una rapina finita male" commenta lo spadaccino guardandosi attorno.
"Direi di no" ribatte Zigfrid. "Accanto al letto c'è un borsello aperto. Ci ancora le monete d'oro".
"Non l'avevo notato".
"Secondo me cercavano noi" esclama Fiona, entrando insieme a Tsadok. "Le nostre stanze sembrano state esaminate con maggior attenzione. Nella mia ho trovato alcune assi sradicate dal pavimento".
Il mezzorco si avvicina alla giacca appesa all'unica sedia presente e comincia a frugare nelle tasche, appoggiando sul tavolo un rotolo di spago, un piccolo pugnale con il fodero, un fazzoletto ed un foglio spiegazzato e piegato in quattro.
"Non penso cercassero lui. Il ragazzo voleva entrare nella guardia cittadina" commenta, dopo aver letto il contenuto del biglietto. "E' un modulo per arruolarsi".
"Che sfortuna, si è trovato al momento sbagliato nel posto sbagliato" commenta Miodrag. "Poveretto".
Il gruppo raggiunge le scale ed incrocia una guardia che sta salendo al piano superiore. Tsadok lo ferma e gli chiede se hanno identificato il ragazzo in fondo al corridoio.
"Abbiamo mandato un uomo alla guarnigione con la sua descrizione, ma per il momento non sappiamo chi sia" risponde il soldato, poi si irrigidisce quando vede il proprio superiore scendere. "Sergente, al piano di sotto non abbiamo trovato molti indizi. Gli aggressori hanno forzato una delle finestre sul retro e sono entrati nella cucina. Hanno frugato ovunque, ma non sembra sia sparito nulla. L'incasso è ancora al suo posto".
"E voi, avete scoperto qualcosa?"
"Di sicuro non è stato un furto" spiega Zigfrid. "Ci sono molte cose che avrebbero potuto rubare e sono ancora presenti. Cercavano qualcosa di specifico. O qualcuno".
"Cercheremo di saperne di più chiedendo ai nostri contatti" aggiunge Miodrag, iniziando a scendere le scale. "Vi terremo informati".

Il gruppo percorre la via principale, attraversa il centro della città e raggiunge la Lama dell'Onore. Parecchi carri sono fermi accanto a botteghe e magazzini, circondati da garzoni indaffarati a caricare casse piene di merci. Alcune persone trascinano carretti pieni di blocchi di ferro, tronchi ed altre materie prime, mentre una mezza dozzina di uomini è raccolta attorno ad una bacheca coperta di fogli con svariati annunci, alla ricerca di un posto di lavoro.
Zigfrid comincia ad osservare i vari negozi ed alla fine riesce ad individuarne uno che fa al caso suo, una merceria. "Chiediamo lì dentro, magari conoscono la bottega che ha rilasciato quella nota di credito".
Il mago entra nel piccolo emporio, getta un'occhiata distratta ai vari manichini che sfoggiano eleganti vestiti dai colori vivaci e decorati con piccole pietre preziose, quindi si dirige al bancone dove un giovane elfo sta arrotolando un nastro di raso con movimenti lenti ed aggraziati.
"Buongiorno, mio piccolo amico! Cosa posso fare per te?" chiede il commesso, accentuando la domanda con un ampio gesto della mano. "Dovrei avere alcuni abiti della tua misura oppure se vuoi posso prenderti le misur..."
"Grazie, sono entrato solo per un'informazione" lo blocca Zigfrid, sfoggiando un sorriso affabile. 
"Dimmi tutto, caro".
"Stiamo cercando Arun Briskly, lo conosci?"
"Fammi pensare..." dice l'elfo alzando gli occhi ed afferrandosi delicatamente il mento con la mano. "Ho già sentito questo nome, ma al momento non mi viene in mente nulla".
"Dovrebbe essere il padrone della bottega il ricamo".
Il volto del commesso si illumina. "Ah, ho capito! Sei nella città sbagliata, bellezza".
"E quale sarebbe quella giusta?"
"Se vuoi trovare Arun, devi andare ad Assur".

lunedì 23 novembre 2015

0147 - lasciati in mutande

Il sergente sale le scale, raggiunge il primo piano e prosegue lungo il corridoio. Tutte le porte sono aperte e gli avventurieri notano che nelle stanze regna il caos più totale. I bauli sono stati aperti ed i letti sono stati rovesciati.
"Qui abbiamo trovato il cadavere della padrona della locanda" mormora il sergente, indicando la porta della camera dove fino al mattino prima aveva alloggiato Zigfrid.
Nella stanza ci sono tre corpi, coperti da un telo di iuta macchiato di sangue.
"Perché ci sono altri due cadaveri?" chiede Fiona.
"Malika mi ha detto che Elin era riuscita ad uccidere due degli aggressori prima di soccombere" risponde il mago.
"Già, si è battuta ferocemente" interviene il sergente. "Purtroppo non è bastato".
Miodrag si avvicina e delicatamente scopre il corpo della nana. Il suo corpo è segnato da parecchie ferite superficiali. Un largo squarcio si apre all'altezza dell'addome ed altre due le segnano il collo.
Dopo aver esaminato il cadavere della donna, lo spadaccino si alza. "E degli altri due che ci può dire? Erano facce conosciute?"
"No, i miei uomini non li hanno mai visti in città" risponde il sergente. "Abbiamo mandato delle staffette a parlare con i soldati di guardia ai varchi ed a spulciare i registri, ma dalle prime risposte non sembra gente arrivata recentemente".
"Probabilmente erano qui da parecchio tempo" commenta Zigfrid.
"Oppure sono entrati utilizzando le gallerie sotterranee" sussurra Fiona chinandosi, scostando il lenzuolo di uno dei due aggressori e rivelando il cadavere di un ragazzo dalla testa sfondata.
"Come mai indossa solo una maglietta, un paio di mutande e gli stivali?" chiede lo spadaccino osservando il corpo mezzo nudo.
"Bella domanda" risponde il sergente. "Anche l'altro assassino è stato spogliato di quasi tutto. Pensiamo che i loro compagni volessero recuperare in velocità l'equipaggiamento".
"Ma avrebbero dovuto togliere gli stivali per sfilare i pantaloni" esclama Miodrag.
"Osservagli le gambe, ci sono dei segni rossi" commenta Zigfrid. "Non hanno perso tempo a sfilarli, li hanno direttamente tagliati".
"Scusate, vado a controllare a che punto sono i miei uomini con l'esame delle altre stanze" dice il soldato, uscendo dalla porta.
Fiona aspetta che l'uomo sia scomparso dietro lo stipite, poi sfila entrambi gli stivali e li gira per esaminare eventuali scomparti nel tacco. Un foglietto piegato esce dall'interno della calzatura e cade sul pavimento.
"Come facevi a sapere del foglietto?" chiede Tsadok.
"Non lo sapevo" risponde la ladra, aprendo il bigliettino. "Però questi sono stivali decisamente nuovi e di qualità, valeva la pena controllare".
"Cosa c'è scritto?" chiede Zigfrid.
"E' un lettera di credito" spiega Fiona. "Un certo Arun Briskly, proprietario di una bottega chiamata il Ricamo, deve cinquanta monete d'oro a Kaylash in cambio di un rotolo di cuoio conciato".
"Questa è un'ottima pista da seguire" commenta Miodrag. "Ora dobbiamo solo trovare questa bottega".

venerdì 20 novembre 2015

0146 - un buon compromesso

Dopo aver ricompensato gli avventurieri con parecchie monete d'oro come ringraziamento per averlo scagionato dall'accusa di omicidio, il nababbo li congeda e riprende i suoi affari.
"Abbiamo avvertito Amir, ora io proporrei di andare nel deserto per trovare quel tesoro a cui ha accennato Alif" esclama Zigfrid.
"Mi sembra un'ottima idea!" commenta Tsadok. "Un po' di soldi mi farebbero comodo, dato che al momento non ne ho".
"Davvero? Quanto hai in tasca?" chiede Miodrag.
"Un paio di monete d'argento, l'ultimo obolo ricevuto al tempio" mormora mestamente il chierico.
Lo spadaccino spalanca gli occhi. "E come pensi di equipaggiarti per il viaggio?"
"Qualcosa mi inventerò".
"Che ne dite se per il momento gli affidiamo parte dell'equipaggiamento di Delorean?" propone Fiona. "Al nostro compagno non servirà per un po' e per noi potrebbe fare la differenza".
Miodrag si toglie la borsa dalla spalla e la porge al mezzorco. "Per me sta bene. Vedi di trattarlo con le dovute cure".
"Un momento!" esclama Zigfrid, afferrando la bisaccia e frugandoci dentro. "Per l'equipaggiamento va bene, ma il denaro lo conserviamo noi".
"E come mi pago la locanda?" chiede Tsadok, alzando un sopracciglio.
"Facciamo un patto" propone Fiona sorridendo. "Io ti anticipo i soldi per il vitto e l'alloggio, tu me li restituirai appena ne avrai l'occasione".
Il mezzorco ricambia il sorriso. "Mi sta bene".
"Bene, possiamo andare". Il mago si incammina verso le stalle, ma il braccio di Miodrag lo ferma. "Io andrei prima a vedere cos'è successo in locanda, non mi fido molto della competenza della guardia cittadina".
"Anch'io stavo pensando la stessa cosa" aggiunge la ladra.
"Avete ragione, glielo dobbiamo ad Elin" conviene Zigfrid. "Quelle grotte nel deserto possono attendere un altro paio di giorni".

I tre piani della Duna di Zeffiro svettano come sempre tra le case della Lama del Riposo, anche se lo spettro della morte della proprietaria sembra conferire una luce tetra all'edificio.
Quattro guardie stanno tenendo alla larga i curiosi e cercano di mantenere l'ordine. Quando il gruppo si avvicina, uno dei soldati si sposta per intercettarli. "Mi spiace, non è permesso l'accesso alla locanda".
Miodrag mostra il distintivo fornito da Malika. "A noi l'accesso è consentito".
"Scusate, non ero stato informato del vostro arrivo". La guardia si sposta e fa cenno ai commilitoni di lasciar entrare i nuovi arrivati.
Gli avventurieri varcano la soglia e si dirigono verso le scale, ma un sergente si frappone. "Voi che ci fate qua? Non è permesso a nessuno l'ingresso!"
"Siamo venuti qui per l'arrosto" lo schernisce Zigfrid. "Dicono sia la miglior cucina della città".
"Veramente noi eravamo ospiti della Duna di Zeffiro" interviene Miodrag.
Il soldato si pianta i pugni sui fianchi e si piega in avanti fissando intensamente il mago negli occhi. "Non voglio ficcanaso qui dentro".
"Quindi tu dovresti uscire" ribatte Zigfrid sostenendo il suo sguardo.
"Vuoi essere arrestato, piccoletto?" sibila il sergente, mentre le vene del collo si ingrossano visibilmente.
"Vuoi essere maledetto, stangone?"
Lo spadaccino si frappone fra i due ed esibisce il distintivo. "Siamo amici di Malika e siamo qui per dare una mano con le indagini".
Il soldato si raddrizza, dà un'occhiata al simbolo quindi scrolla le spalle. "Se vi manda il capitano, mi tocca farvi rimanere. Seguitemi".